Author Archives: Daniele Minotti

Astensione avvocati 10 > 14 aprile 2017

La Costituzione sta morendo. No, non è il referendum del 4 dicembre, ma una cosa non certo secondaria. La giustizia sta morendo, in particolare l’art. 111 Cost. sul giusto processo (ma anche 24, va’…). Nel vergognoso silenzio di tutti i media.
A suon di fiducie, un esecutivo scellerato vuol far passare, tra le altre cose, il giudizio penale infinito (sospensione della prescrizione), in barba al dettato costituzionale.
I penalisti si astengono, chiametelo anche sciopero. Si prospetta pure ad oltranza, se necessario.
QUI tutte le info, con delibera UCPI.

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PPT e piccole cose 5: PEC sì, anzi no

Dopo le timide apertura delle settimane scorse, è arrivata subito la doccia fredda della Cassazione: la lista testi non può essere inviata via PEC. Sanzione processuale inammissibilità.
Lo ha stabilito, appunto, la Suprema Corte con la sentenza 6883/2017.
Io ho qualche dubbio sulla sanzione processuale (parliamo di una lista testi, non di un’impugnazione), ma non si può continuare ad annaspare tra i capricci di piazza Cavour, occorrono regole che non siano, peraltro, protocolli locali (che, appunto, non hanno valore di legge).

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Astensione penalisti 20-24 marzo 2017

Cosiddetto sciopero, anche se sciopero formalmente non e’.
Sciopero per gli avvocati? No, direi _degli_ avvocati (ci perdiamo dei soldi) contro l’ennesima deriva contro i diritti, a sostegno della Costituzione (di cui, sino a pochi mesi fa, eravamo tutti esperti…), contro l’uso indiscriminato dei *trojan* di Stato (di cui, parimenti, sino a poco tempo fa erano tutti esperti).
E vediamo anche quanti *giuristi informatici* escono allo scoperto.
La delibera della Giunta UCPI.

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PPT e piccole cose 4: lo strano caso della PEC unilaterale

Il caso: devo chiedere un’*estinzione reato* ex art. 445 c.p.p. da patteggiamento.
Sede non lontanissima, ma, vista la gestibilita’ della cosa, provo a proporre una spedizione diversa, alternativa. La prima parte e’ riportata QUI.
Insomma, che mando per posta cartacea, come consigliatomi.
Esito OK, abbastanza lineare, ricorrendone i presupposti.
Comunicazione del provvedimento in allegato (scannerizzato e non firmato digitalmente) da PEC dell’ufficio (che, in entrata, mi era stata detta *intasata*) su mia casella normale.
Sipario!

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Autopromozione > Verso il processo penale telematico? Genova, 1° marzo 2017 (programma completo)

A completamento di un post precedente, ecco il programma completo dell’evento di cui all’oggetto, qui in pdf.
Stiamo lavorando partendo molto dal basso e credo sia l’approccio giusto, che non si vede molto spesso.

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PPT e piccole cose 3 > Notificazioni tra avvocati via PEC

E, intanto, forse abbiamo infranto un tabù oppure, quanto meno, si è fatto un primo passo importante in tal senso: che andrebbe comunque bene.

Mi riferisco alla validità della PEC per notificazioni da avvocato ad avvocato, in penale dichiarata valida da una recente sentenza di Cassazione (II sezione penale, n. 6320/2017).

Mentre nel civile il processo telematico è oramai la regola (ma patisce ancora delle eccezioni non da poco), nel penale la telematica fatica ancora parecchio ad imporsi, almeno a favore della difesa (in generale, delle parti private).

Sì, perché per i magistrati vigono norme molto permissive come quella secondo cui le notificazioni agli avvocati possono essere fatte anche con non meglio identificati “mezzi idonei”. E tali sono anche gli SMS, giusto per fare un esempio un po’ imbarazzante (vi è giurisprudenza sul punto).

La sentenza citata costituisce, dunque, un primo passo piccolo contro l’assurda (e di dubbia costituzionalità) “asimmetria” tra le parti (così la chiama Giuseppe Campanelli) nel processo penale.

Va detto, incidentalmente, che molti di noi avvocati già da tempo “proviamo” a fare questo genere di notifiche. Ho capito di non essere il solo. Sinora, è andato tutto bene, ma la sentenza testimonia che non sempre può filare tutto liscio; specie quando entra in gioco la nostra amata e odiata telematica ostacolata anche da falsi formalismi.

La pronuncia, comunque, ci rende ottimisti, ma moderatamente: i revirement sono sempre in agguato e, comunque, una notificazione telematica non è soltanto inviare una PEC (occorrono relate e quant’altro).

Sebbene l’uso delle PEC a fini di notificazioni non sia necessariamente il nucleo più importante e tipico del processo telematico, un intervento legislativo sul tema a mio modo di vedere è irrinunciabile (oltre che urgente).

D’altro canto, basterebbe ben poco: basterebbe un richiamo alle norme valide per il civile.

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Autopromozione > Verso il processo penale telematico? Genova, 1° marzo 2017

Nel pomeriggio del 1° marzo 2017, in Genova presso il Centro di Formazione del locale Consiglio dell’Ordine, si terrà l’evento di cui all’oggetto.
Si tratta di una sorta di “numero zero” di un format che vorrei itinerante, almeno a livello distrettuale, fortemente voluto dall’Unione delle Camere Penali Italiane nell’àmbito del proprio progetto per l’informatizzazione del processo penale. La Camera Penale Ligure sta facendo la sua (ottima) parte: grazie!
Non un convegno “tradizionale” con tanti interventi e poca interattività, ma, invece, una tavola rotonda di cui anche il pubblico farà parte. Stiamo coinvolgendo non soltanto Colleghi, ma anche magistrati e personale del Palazzo perché il “format” prevede proprio la pluralità di figure, in un approccio molto pratico.
In temi come questo non si può prescindere dall’ascolto e dalla discussione: troppo spesso gli operatori del diritto si trovano con le cose già fatte e imposte da altri.
Sarà anche l’occasione per avere un feedback per la formazione di una base di dati su cui iniziare un certo discorso.
Per le prenotazioni, suggerisco di contattare la Camera Penale Ligure, ma, a breve, l’evento dovrebbe essere prenotabile sul sito dell’Ordine genovese.
Nel caso altre sedi fossero interessate ad un evento di questo tipo (l’Unione lo è), sapete come contattarmi.

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PPT e piccole cose 2

Prendo spunto dal post precedente per “fondare” una serie dedicata al PPT, visto che ci sono tante piccole cose da vedere e aggiustare, prima del grande salto.

Capitata stamattina, fresca fresca. Credo che tutti i Colleghi sappiano che, a norma di legge, a noi avvocati l’uso della PEC (e neppure il fax, se vogliamo) per depositi ufficiali non sarebbe concesso. Per i magistrati, invece, c’è una  norma di chiusura (art. 148, comma 2bis, c.p.p.) che per le notificazioni permette un po’ tutto:

2-bis. L’autorità giudiziaria può disporre che le notificazioni o gli avvisi ai difensori siano eseguiti con mezzi tecnici idonei. L’ufficio che invia l’atto attesta in calce ad esso di aver trasmesso il testo originale.

Tuttavia, alcuni protocolli locali (odio i localismi, l’Italia è una) per specifici depositi (non per le impugnazioni) consentono l’uso della posta elettronica certificata.

Chiamo una cancelleria del Nord-Ovest, chiedo se fosse possibile inviare con PEC (magari con firma digitale) un’istanza di estinzione degli effetti penali a seguito di patteggiamento dopo i cinque anni di legge. Nulla di che, una cosa che dovrebbe/potrebbe essere fatta d’ufficio.

La cancelliera, gentilissima, dolcemente mi risponde: “Avvocato, per cortesia, mi mandi tutto per posta normale, abbiamo la posta (la PEC) intasata” (nel senso che ne avrebbero così tanta da non riuscire a leggerla).

E se anch’io, la prossima volta, contestassi una notificazione perché ho la casella piena e non riesco a leggere tutto?

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Il Processo Penale Telematico e le piccole cose

Come alcuni sanno, per via di un incarico affidatomi, mi sto occupando, insieme ad altri Colleghi, dell’informatizzazione del processo penale, più o meno di ciò che potrà essere il Processo Penale Telematico (PPT).

Non sarà facile cavarne qualcosa in tempi brevi, io e chi mi affiancherà dovremo affrontare non poche difficoltà, non per ultima la quasi tradizionale avversione degli operatori del diritto nei confronti della tecnologia e, in particolare, dell’informatica.

Ci dovremo scontrare con apparati burocratici quasi insormontabili, lo so già, ne sono ben consapevole.

Ma il traguardo da raggiungere e sicuramente molto ambizioso e importante: per tutti, per la Giustizia.

Nel frattempo, passo per passo, come detto sopra ci si scontra con la piccola e meschina burocrazia, ancora questa mattina.

Ho ordinato delle copie di atti in una segreteria della Procura, nel formato digitale, vale a dire un pdf della scansione degli atti già fatta per l’Ufficio.

Da qualche tempo è stata introdotta un’apposita tabella per il calcolo dei diritti di copia per il rilascio “dematerializzato”, via email  o su supporto.

A differenza delle copie cartacee non è prevista la maggiorazione per l’urgenza (che comporta il triplicare dei diritti da pagare). Ciò significa che tutte le copie devono essere rilasciate immediatamente, compatibilmente con le priorità dell’ufficio, senza che sia necessario attendere i tre giorni ordinari della “non urgenza”. Ciò è scritto pure in una circolare ministeriale del 2014 perché qualche burocrate un po’ cocciuto e visionario si era messo in testa che l’avvocato doveva aspettare tre giorni oppure pagare l’urgenza.

E questa mattina il burocrate si è ripresentato a me. Dopo aver formalmente richiesto le copie, ho chiamato perché sulla posta non era arrivato nulla. Ho pensato a qualche problema tecnico.

Mi è stato risposto – con atteggiamento di sufficienza – che dovevo attendere i tre giorni e che, malgrado avessi fatto notare che in altri uffici l’invio è immediato, loro avrebbero fatto così, a tre giorni.

Ero al telefono e non ho voluto discutere con quel mezzo, ma l’avrei fatto sicuramente se fossi stato alla presenza della segretaria a cui non si domanda simpatia, ma formalità e rispetto della legge.

Mi sono ripromesso di contattare il dirigente e, probabilmente lo farò, anche se, dopo un paio di ore, nella casella di posta elettronica ho trovato le copie.

Ecco: il nostro obiettivo è lungimirante tanto quanto importante, ma, inevitabilmente, dobbiamo partire da queste piccole cose perché anche il più sofisticato sistema informatico temo possa fare ben poco rispetto alla burocrazia che ancora affligge la Pubblica Amministrazione, purtroppo anche la Giustizia.

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Prove pratiche di tecniche legislative

Premetto subito che non amo il termine “cyberbullismo” che, pure, è utilizzato dall’aspirante legislatore.
Si usa il termine inglese “cyberbullying” oppure si sceglie il neologismo per composizione di due termini italiani: cibernetico + bullismo = ciberbullismo. Non essendovi alcuna necessità di ricorrere, ancorché parzialmente, ad un’altra lingua, secondo me è preferibile la prima opzione. Ma tant’è, da un aspirante legislatore che usa la locuzione “furto d’identità” (purtroppo già consacrata), non credo possiamo aspettarci molto di più.
Ciò premesso, affrontiamo il problema perché di problema certamente si tratta. Per la precisione, però, il problema non è il “ciberbullismo”, ma il “bullismo”: che è sempre esistito e – temo – sempre esisterà, purtroppo per noi.
Ecco il primo errore di approccio: il bullismo si dovrebbe affrontare al di là della Rete perché il mezzo telematico, come amo ripetere (e non sono il solo), è soltanto un mezzo, appunto.
Eppure, il Senato, nell’ultima tornata, ha cancellato ogni riferimento al “semplice” bullismo, spostando tutto il peso sul male del millennio: Internet. Il motivo, mi è, francamente, sconosciuto. Qualcuno saprà dirmi.
Ad ogni modo, linko il testo del disegno di legge, il C.3139-B, appena approdato alla Camera, quello che è rimasto in piedi (ne sono stati presentati diversi, in una chiara frenesia normativa, nel peggiore degli atteggiamenti iper-normativisti.) dopo diversi passaggi tra i due rami del Parlamento.
Ho sempre parlato poco di questo argomento un po’ perché tanti avevano espresso meglio i concetti che avevo in mente, un po’ perché speravo che il disegno di legge si perdesse, dunque non meritasse molte discussioni.
E, invece, no, va avanti, pur con non trascurabili correttivi tra cui l’espunzione dell’assurda procedura per la rimozione, l’oscuramento e il blocco dei dati personali (con gestori di siti nominati sul campo sceriffi del Web) e la cancellazione di previsioni penali particolari.
Rimane una cosa, non da poco. Ditemi voi se una legge può esprimersi in questo modo nel suo più delicato momento, quello definitorio:

Ai fini della presente legge, per «cyberbullismo» si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.

Ecco: si qualifica con l’ultimo termine.

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