Autopromozione > FEA, biometria, privacy e compliance: il nuovo scenario europeo, Lecce 24 giugno 2016 (AIFAG)

Venerdì, pur in videoconferenza, parteciperò, parlando un po’ di diritto penale.
Tutto QUI.
E per chi volesse la diretta, ecco il link.

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Se l’autoproduzione non è punibile

Un’altra sentenza che “grazia”, pur con argomenti giuridici condivisibili, il “traffico” di immagini pornografiche autoprodotte tra minorenni.
Non è punibile la cessione di detto materiale posta in essere dallo stesso minore ritratto che ha autoprodotto i materiali.
A mio modo di vedere, anche come genitore, la cosa rimane pur sempre censurabile perché le immagini posso circolare in modo del tutto imprevedibile (o anche prevedibile).
Quindi…
Su Penale.it la sentenza 11675/2016 della III sezione penale della Cassazione.

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Come ti sequestro il sito

C’è una sentenza della Cassazione, a proposito di sequestrabilità dei siti Internet, che nel giorni scorsi ha fatto molto discutere.
In realtà, non dice nulla di nuovo perché, proprio l’anno scorso, addirittura la stessa Corte, a Sezione Unite, aveva chiaramente detto che una testata giornalistica online non può essere sequestrata, tutto secondo la legge.
E i blog, i forum, tutti gli altri siti in genere che non sono testate registrate?
Sì, si possono sequestrare: lo sapevamo già.

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24, 25 e 26 maggio 2016 > Astensione avvocati penalisti

I penalisti protestano contro l’ipotesi di riforma sulla prescrizione, intercettazioni, processi a distanza e… anche captatori informatici.
Come da delibera UCPI.

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Hotel Ingroia

Ingroia
Antonio Ingroia lo conosciamo tutti.
I più, specie in questi giorni, sanno che, dopo l’esperienza in magistratura, ha deciso di fare l’avvocato. Di recente, infatti, abbiamo appreso che difende Pino Maniaci, il giornalista antimafia che si sarebbe macchiato di atti estorsivi.
Antonio Ingroia è iscritto a Roma, basta cercare sul sito dell’Ordine.
Ha studio nella Capitale, al civico 89 di via XX Settembre.
Che corrisponde ad un hotel.
P.S.: Curioso anche l’indirizzo email.

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Fare l’amministratore di un gruppo Facebook è un mestieraccio

L’amministratore di un gruppo Facebook non è responsabile per i post/commenti inseriti da terzi. Lo sapevamo già, anzi no.
In realtà la questione è molto più complicata, almeno secondo il GUP del Tribunale di Vallo della Lucania (QUI su Penale.it).
Esistono, sempre secondo il Giudice, due eccezioni non da poco.
C’è concorso dell’amministratore (con l’autore di un contenuto illecito) se fa passare determinati contenuti, se, in sostanza, li filtra preventivamente mediante approvazione (cosa che mi risulta possibile per i post, ma non per i commenti, ma potrei sbagliarmi).
E qui, tutto sommato, ci siamo: se lo scritto diffamatorio passa perché io lo faccio passare (potendolo bloccare preventivamente), me ne prendo la corresponsabilità.
Assai più critico e discutibile è il secondo dictum: “affinché l’elemento soggettivo del reato ex art. 595 c.p. possa ritenersi sussistente, è necessario che il moderatore abbia scientemente omesso di cancellare, anche a posteriori, le frasi diffamatorie”.
Insomma, che vi sarebbe responsabilità penale in concorso successivamente alla commissione del reato. Che stona un po’, anzi assai.
P.S.: Per i blog, con i dovuti distinguo, possono valere analoghe considerazioni.
P.P.S.: Soltanto incidentalmente, dalla lettura della sentenza si capisce benissimo che i due imputati non dovevano neppure giungere all’udienza preliminare, erano stati più che diligenti nella gestione del gruppo, ma tant’è…

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Il vecchio che avanza

L’anno scorso abbiamo avuto quel giudice che, siccome non era stata depositata la copia di cortesia di un atto (una copia cartacea, non prevista da alcuna norma, della copia informatica regolarmente depositata col Processo Civile Telematico), aveva appioppato una sanzione di 5.000 euro alla parte secondo lui negligente.
Poi, i suoi superiori ci hanno messo una pezza.
Nei giorni scorsi, ne è uscito un altro che, visto che non era stata depositata una copia cartacea degli atti (non richiesta da nessuna norma), non potendo gravare l’ufficio della stampa e trovandosi impossibilitato a studiare la causa in quanto (ovviamente) impossibilitato a sottolineare e/o a fare le orecchie sulle copie a video, ha negato la provvisoria esecuzione al povero creditore.
Poi, il Ministro ha avviato un’azione disciplinare.
Oggi, abbiamo un altro giudice che vuole la copia cartacea perché il monitor fa male agli occhi.
Mi chiederete un commento: ma ce n’è veramente bisogno?

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Il CNF sbaglia e io pago

Quasi un milione di multa inflitta dall’Antitrust al Consiglio Nazionale Forense per aver “regolamentato” (mediante un parere e una circolare) la nostra professione forense in modo non conforme alla disciplina della concorrenza. E non è la prima volta.
L’altro giorno, la sanzione è stata confermata dal Consiglio di Stato e le motivazioni nel merito, a mio modo di vedere, sono ineccepibili
Il vecchio che resiste, malgrado il mondo vada avanti.
Di seguito, il testo della sentenza.

N. 01164/2016REG.PROV.COLL.

 

N. 08995/2015 REG.RIC.

 

N. 09160/2015 REG.RIC.

 

logo

 

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

Il Consiglio di Stato

 

in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

 

ha pronunciato la presente

SENTENZA Continue reading

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Autopromozione > Nuovi lidi

Da qualche tempo, sono Of Counsel dello Studio Legale Lisi di Lecce, Digital & Law Department, ovviamente  per il diritto penale dell’informatica.
Salento – dove ultimamente sono di casa – e non solo, anzi molto di più.
Grazie ad Andrea e Colleghi per l’occasione.

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La ragion fattasi, su Internet – Updated

Chiedo consiglio perché la cosa, per me, è gigantesca eppure c’è chi la giustifica, totalmente e senza riserve.

Da tempo, gira un video, molto crudo. Si tratta di un filmato amatoriale, da telefonino, che riprende una scena di aggressione a calci, pugni e insulti.

Carnefice una ragazzina, vittima una ragazzina. Minorenni. Intorno, una riga di ragazzini non meno abbruttiti rispetto alla scena che recitano più o meno inconsapevolmente.

Fatto di cronaca di un paio di anni fa. Bullismo, con quel termine che genera scandalo a tutte la latitudini sociali.

Qualche idiota (verosimilmente il ragazzino che ha ripreso la scena) ha pensato bene di postarlo su Facebook, da qui la diffusione. Poi, grazie anche all’intervento di un Collega, il video è stato rimosso. Molto semplice, credo: pensiamo almeno all’umiliazione della vittima, totalmente riconoscibile (non pixelata o altro).

Nel frattempo, anche i media lo riprendono e, forse, anche perché tenuti dalla Carta di Treviso (tutti gli altri possono fottersene allegramente), pixelano i visi dei minori ritratti (vittima e carnefice, financo gli spettatori e giovani cineasti cretini).

La storia sfuma, finisce al Tribunale per i Minorenni. Non so che fine abbia fatto, ma la giustizia se ne sta occupando (bene o male, non so, ma se ne sta occupando).

Però… la Rete ha memoria e il video, quello senza pixel (che viene addirittura definitivo “senza censura” – ma censura de che?), riemerge dalla cloaca e te lo ritrovi, ad esempio, ripubblicato su Facebook da un fesso patentato, con un nick da criminale e che esibisce una “filosofia di vita” ben oltre l’imbarazzante (lodi a Mussolini comprese).

Bullismo. Eppure…

Eppure, malgrado sia un profilo chiaramente rivolto ad attirare clic e di una volgarità assoluta, c’è sempre qualcuno che entra in vibrazione con la sua pancia. E – questa è la cosa più grave – posta ulteriormente quei vomiti di disumanità.

Ora, a precisa contestazione fatta ad una persona che l’ha rilanciato (migliaia, in totale), leggo che la “ragione giustizia”, quasi un dovere di mostrare il viso della carnefice (minorenne), di fatto prevarrebbe sull’esposizione della vittima.

Il tutto condito con frasi del tipo “se fosse stata mia figlia non avrei fatto ricorso alla giustizia”.

Bene, questo è ciò che insegniamo ai nostri figli: a farci giustizia da soli, per di più su Facebook, culminando con la totale insensibilità rispetto alle ragioni della vittima esposta, quasi più della sua carnefice, al pubblico ludibrio.

Non è bullismo tanto diverso da quello che si vorrebbe denunciare.

Una ragazza, poteva essere mia figlia. Proprio oggi, la festa della donna.

Aggiornamento del giorno dopo, 9 marzo 2016: ho contattato Facebook segnalando, con l’apposita procedura, il video in questione per motivi di esplicita violenza (non per violazione della privacy). Rispondono che è conforme ai loro standard.
Amen.

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