:.:.: (il blog di) Daniele Minotti

diritto delle nuove tecnologie e altro

Il carcere (e non per coerenza coi miei studi)

Io mi sono laureato in Sociologia del diritto. Materia molto “anomala”, quando tutti frequentavano i classici istituti delle classiche (e anche un po’ tristi) materie. Però a me piaceva la Sociologia del diritto, mi piaceva il mio Maestro (il prof. Giorgio Rebuffa) e ci ho messo un anno per arrivare alla sessione, con testi in almeno tre lingue. Fierissimo e contentissimo.
Sociologia mista a criminologia.
Da pensare quello che riporta Massimo di Luca Sofri, senza pregiudizi. Vale per tutti, eccome.

ViadelCamp 2010

Non si può mancare… L’8 maggio 2010, naturalmente a Genova. Un barcamp diverso dal solito: meno parole, piu’ passi in giro per la Superba e tanto cibo ligure. QUI tutte le info con la possibilità di iscriversi.
Io ci sarò, sicuramente.

Penale.it su Facebook

Era un po’ che ci pensavo, ma mancava sempre il tempo.
Ho realizzato su Facebook una pagina dedicata agli aggiornamenti di Penale.it. QUI.
Qualche giorno di prove tecniche, ma, intanto, potete diventare fan ;-)

Anche l’UE…

Grazie alla segnalazione di Herr Doktor nei commenti al post di cui sotto, ho potuto leggere un articolo di Struan Robertson pubblicato su Out-Law.com.
Insomma: la sentenza contro i dirigenti Google per il video del ragazzo disabile discenderebbe da un “baco” giuridico di origine comunitaria, vale a dire l’inapplicabilità del d.lgs. 70/2003 alle questioni di dati personali.
Cosa, peraltro, già sostenuta dai PM del processo.

Privacy e social network: i video

Grazie ad Elena Franco, ecco i video dell’incontro del 25 febbraio scorso.

Video del ragazzo disabile: condanna per tre dirigenti Google

Lo riferisce da pochissimo il Corriere. Inutile trarre conclusioni affrettate, si dovranno leggere le motivazioni che, secondo me, non saranno pubblicate prima di sessanta se non novanta giorni.
Staremo a vedere anche se, personalmente, sono molto preoccupato…

Anche i ciclisti craccano

Notizia fortissima (anche se i giornalisti confondono sempre hacker con cracker…): un ciclista ha bucato i computer della federazione per dimostrarsi non positivo al doping.
L’ho letta su FB nello status di Giovanni Ziccardi e con lui condivido: questa mi mancava ;-)
QUI, dal Corriere.

AGCOM e diritto d’autore

L’Autorithy di cui al titolo ha messo online un’interessante “indagine conoscitiva” su diritto d’autore e Rete.
Da leggere, QUI.

Privacy & Social Network a Milano (autopromozione)

Monica Gobbato, amica e collega milanese, organizza sempre della cose carine e intriganti.
Questa volta lei ed io faremo due chiacchiere su privacy, social network e prova informatica nei rapporti tra coniugi (visto che, ultimamente, la cronaca ci ha consegnato casi un po’ scottanti).
Quando? Giovedì 25 febbraio 2010 alle ore 18.00 (a seguire ci sarà un cocktail).
Dove? A Milano presso la Galleria San Lorenzo di Via Sirtori, 31 (sì, è una galleria d’arte, avete letto bene).
L’evento è gratuito, ma i posti sono limitati. Dunque, occorre prenotarsi. Potete contattarmi.

Dacci oggi la nostra giustizia quotidiana: spunti per una riflessione

Di solito non parlo di casi che tratto personalmente in qualità di avvocato. Questa volta, però, faccio un’eccezione perché, come anticipato nel titolo, il caso concreto può condurre a riflessioni di carattere generale.

Bene. Mi viene notificato un decreto di citazione diretta per questioni, ovviamente penali, di diritto d’autore. Riporto i capi di imputazione relativi al mio assistito.

Imputato Tizio

a) per il reato di cui agli artt. 171, 171 bis della L. 633/41 mod. dalla L. 248/2000, perché deteneva: n. 95 films e 17.693 brani musicali in formato elettronico, illecitamente duplicati e contenenti programmi per elaboratore riproducesti fonogrammi di opere musicali e sequenze di immagini in movimento tutelate dal diritto d’autore

b) per il reato di cui all’art. 171 ter della L. 633/41 mod. dalla L. 248/00, perché poneva in commercio o comunque deteneva: n. 95 films e 17.693 brani musicali in formato elettronico; supporti contenenti fonogrammi di opere musicali e sequenze di immagini in movimento per i quali è prescritta l’apposizione di contrassegno della S.I.A.E.

Tutto vero, non è uno scherzo. Questa è la trascrizione fedele e integrale.

Penso che chi capisce un minimo di diritto d’autore si sia già messo le mani nei capelli.

Passino i film e i brani contenti programmi per elaboratore riproducenti fonogrammi, ecc. (questa è proprio pesante, eh…).

Passi il fatto che sono contestate condotte non sempre presenti nella legge.

Passino i tre articoli di legge letteralmente buttati lì, senza correlazione coi fatti contestati (sia per condotte che per opere tutelate) e, soprattutto, che contengono una messe di ipotesi delittuose e dal trattamento ben distinto.

Passi che, per quei fatti contestati nel marzo 2006, il contrassegno SIAE, come sappiamo, era certamente inopponibile.

Passi un corno!

Tre imputati, tre avvocati. Una collega che non si è presentata, un altro collega decisamente disorientato sulla disciplina applicabile. Insomma, che è Minotti che deve cercare di fare qualcosa e, in prima battuta, pensa ad una questione di nullità del decreto di citazione per indeterminatezza del capo di imputazione (art. 552, comma 1, lett. c) c.p.p., per i tecnici).

La pongo, il pm, ovviamente, risponde che le condotte sono precisamente individuate e che le norme di legge sono indicate, commi e lettere non servono. Sic!

I giudice guarda il decreto, fintamente mostrando padronanza della materia, neppure si degna di aprire un codice per controllare la legge (che non è quotidiana, lo capisco) e, speditamente, conclude avallando la tesi del pm.

Ora, quel giudice è una brava persona, cordiale ed educato. Non ti viene da maledirlo, però… non è stato un buon giudice. Penso che chi mastica la materia sia d’accordo con me.

La riflessione ad un livello più elevato e ancora più importante.

Ne parlavo l’altro giorno con una cara collega. Abbiamo, insieme, concluso che di fronte a certe storture della giustizia noi dobbiamo rimanere saldi sui nostri principi. L’avvocato non è un azzeccagarbugli, ma è il vero trait-d’union tra giustizia e cittadino. Ben più del magistrato. E qui non si deve cedere alzando le spalle.

Lei, però, a differenza di me si arrabbia anche e cerca di fare qualcosa (ha un ruolo istituzionale, a differenza di me). Beh, ha ragione lei. Colleghi, svegliamoci! Non è questione del singolo caso, non è per prendersela con quel magistrato (che, come detto, è una brava persona) e neppure con tutta la magistratura (qui non ci sono da fare battaglie di classe), ma di cercare di cambiare questa giustizia che non è al collasso soltanto per quello che, ogni anno (e pur giustamente), ci viene ripetuto all’apertura dell’anno giudiziario.

E i cittadini devono sapere. Ecco perché mi sono permesso di raccontare qui questa vicenda. Non drammatica (non parliamo di un omicidio), ma, comunque, significativa.