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La “Blue Whale Challenge” non esiste (l’ho già detto)

Accade, A.D. 2018, che, effettivamente, la “Blue Whale Challenge” arriva a piazza Cavour. La pessima figura de Le Iene credo sia nota a tutti, semmai rinfresco la memoria.
Bene, tornando alle aule di giustizia, tutto origina da Roma dove il Tribunale per il Riesame conferma il sequestro del cellulare di un tipo (preferirei non aggettivarlo) che inviava ad una ragazza messaggi ritenuti di istigazione al suicidio e di adescamento.
L’indagato impugna e la Suprema Corte risponde. Sebbene abbia escluso il primo reato, qui mi preme dire che, questioni giuridiche a parte (che non sono trascurabili, ma esulano del mio post) questa “Blue Whale Challange” è proprio diventata, anche qui da noi, una leggenda metropolitana, tanto da imbrogliare investigatori e giudici.
Mi è facile osservare che non c’è stato alcun tentativo di suicidio (fortunatamente), ma soltanto messaggi del tipo “manda audio in cui dici ke sei mia schiava e della vita non ti importa niente e me la consegni” (così riferisce la sentenza). Eppure…
Qui in calce la sentenza, così vi fate un’idea. Volevo pubblicarla su Penale.it, ma mi sembra decisamente fuorviante e il mio sito non fa sensazionalismo giudiziario.

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La giustizia ai tempi di Facebook (e della crisi)

Non redo che nessuno di noi possa rimanere realmente indifferente di fronte ai suicidi in qualche modo collegabili alla crisi che stiamo patendo.

E sono convinto che, anche per opporsi a drammi come questi, tutti noi, ognuno con le proprie risorse, dobbiamo fare qualcosa. Qualcosa, ovviamente, di buono e utile, dal voto in giù.

E, invece, qualcuno preferisce inventarsi iniziative che avranno il solo effetto di far perdere tempo (forse anche denaro) alla gente e che, visto come sono votate all’insuccesso, costituiranno ulteriore frustrazione per spiriti già provati.

Mi riferisco alla “class action” (così la chiama, molto impropriamente, il Giornale) annunciata ieri da Affariitaliani.it che si appoggia, classicamente, ad una pagina Facebook partecipativa e che viene dal basso (nel momento in cui scrivo, quasi 13.000 partecipanti all’evento).

Tutto ruota intorno a un bell’”esposto-querela” per il reato di istigazione al suicidio (sic), ovviamente contro questo Governo. E’ proprio roboante.

Il fallimento totale è annunciato (per palese infondatezza delle tesi giuridiche sottostanti) e l’intasamento delle Procura subirà ulteriori aggravamenti.

La Giustizia è una cosa seria.

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