L’unica cosa che salvo, a pieno titolo, di Matrix (no, non sono un ammiratore della Bellucci e tutto il contesto è realmente ridicolo, anzi di più).
P.S.: Quel forcellone monobraccio è da dare testate sull’asfalto tanto è bello.
P.P.S.: Il titolo è stato cambiato perché Pseudotecnico mi ha fatto giustamente notare che si trattava di una 996 e non di una 998.
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Mai amato gli spinelli e tutte le droghe, sopra e sotto, ma il tributo viene dal mio cuore, quanto meno per le emozioni che ricordo, che mi ha saputo dare.
Buon viaggio, semmai ci vediamo.
Ciao.
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Allora, mi son detto che dovevo avere un’opinione della cosa. Poi, però, ho pensato che non è obbligatorio avere un’opinione su tutto. La mia libertà è anche non averla (l’opinione). Rivendico il diritto di tenermi il cervello un po’ in stand-by.
Alla fine ho un po’ ceduto e penso che, indipendentemente dall’opinione nel merito che io non voglio avere, ogni singola parola di un politico su questa vicenda è un furto di tempo a danno del cittadino per le note e urgenti cose di cui i politici, di ogni parte, dovrebbero occuparsi.
E’ morto Wright.
Ma Wright chi? Ah, sì, quello lì… il tastierista dei Pink Floyd, Richard Wright from London. E io che pensavo che i Pink Floyd fossero soltanto Waters e Gilmour…
Il primo, “padre-padrone” del gruppo (sino ad un certo punto), sembrava il genio pazzo capace di creare The Wall per ficcarcisi definitivamente dentro (penso sia ancora sperduto in quegli incubi). Ma quella faccia vagamente lombrosiana, specie in gioventù, mi ha sempre fatto un po’ impressione.
Poi c’era Gilmour, l’”immagine”, con quella sua chitarra, con quel modo unico di suonarla anche se Waters ne ha detto peste e corna.
Mason? Non mi ha mai fatto impazzire. A parte la maschia esibizione di bacchette sulla foto di un disco che non ricordo (che sarà costata qualche ettaro di foresta) e quando zompava sul palco a suonar tamburi sospesi, come batterista è sempre stato incolore. Sembrava più un percussionista.
Syd Barret, se non consideriamo che fu tra i fondatori, ce lo ricordiamo più per l’album che gli hanno dedicato. E’ morto anche lui, due anni fa, pazzo, più pazzo di Waters.
E infine Wright, quello che ha scritto The Great Gig in The Sky (che mi viene la lacrimuccia mentre sto ascoltanto sull’iPod i vocalizzi di Clare Torry, di fatto co-autrice), nella definizione di Max Cavassa una sorta di moderno canto del cigno.
E’ morto Wright.
E io sono parecchio arrabbiato.
Primo perché, ultimamente, di fronte alla morte provo più rabbia che tristezza. Che sia la classica ribellione a Dio?
Secondo perché, come un lampo, mi tornano in mente quelle sessioni di ascolto al buio che facevamo con mio fratello e i suoi amici, al limite, con le luci psichedeliche. Io ero l’addetto a “giro del vinile”. Non torneranno e c’è rabbia, non mi va più di essere malinconico.
Terzo perché mio fratello me l’aveva detto di andare con lui a vederli e io me ne sono rimasto a casa, probabilmente a correre dietro a qualche gonnella.
Sì, direi proprio quel concerto di Venezia che tra un po’, suoni e luci, la fanno affondare. Così denunciavano, almeno. Quel concerto dove c’era, tra le prime volte, il maiale volante (da Animals?), quello che tempo fa è proprio volato via, ma poi l’hanno ritrovato, un po’ strapazzato.
Mi sa che anche Wright è volato via, dubito che lo ritroveranno.
E’ morto Wright.
“I’m not frightened of dying, anytime will do, I don’t mind… Why should I be frightened of dying? There’s no reason for it, you gotta go sometime“.
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Massì… Battisti era un fascio, Battisti de Il mio canto libero con le braccia alzate che sembravano (ai paranoici) un saluto romano (che l’ha spiegato bene Mogol quanto fosse un’idea quanto meno balzana), Battisti che faceva il personaggio per non apparire e viceversa, Battisti che non sapeva cantare (nessuno ha mai saputo interpretare meglio le sue canzoni – e ho le mie riserve pure sul mitico duetto Mina-Battisti), Battisti che non parlava di politica nella canzoni (si vede che fine hanno fatto certi idioti invasati, spesso musicalmente incapaci eppure sostenuti dai sotto-regimi del tempo), Battisti che ha mollato Mogol (grande rispetto per Mogol, ma Don Giovanni rimane un album splendido, uno dei migliori – anche se sono assoluto credente de La luce dell’Est – dedica), Battisti che era Battisti. E non ce n’è uno uguale.
Finiamola, suvvia. Come finiamola di fare cover come questa raccapricciante di Carla Bruni (c’è veramente da stare male): stonata, afona, senza la minima espressione, pateticamente francesizzata nell’accento, lagnosa, ruffiana.
Basta. Vince Battisti.
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Stamattina mi sono visto La storia siamo noi. Ero in albergo e me la sono goduta (se così si può dire, visto il dramma). Poi, ho scroccato Repubblica allo stesso albergo. E’ c’erano due belle facciate sull’anniversario (20-21 agosto 1968) della criminale invasione sovietica in Cecoslovacchia, ampiamente sorretta (se non altro per inerzia) da tutta la Sinistra italiana dei tempi.
Mi ha colpito il diario di Nenni riportato da Filippo Ceccarelli. E, soprattutto, il profilo di un politico nel quale, ineluttabilmente, mi riconosco da anni (e non è Nenni, pur con rispetto).
“Canaglia e brillante”. Si chiamava Giorgio, di cognome Almirante, definito (non ingiustamente) “fascista”. Unico, però, tra le pustole infette dei democristiani attendisti e dei comunisti traditori del Tricolore.
Tags: giorgio almirante, pietro nenni
Oggi ero di turno di spesa. Vado al suprmercato e quando torno a riprendere l’auto mi accorgo di un signore di una certa età che, con un SUV un po’ sproporzionato rispetto alle sue apparenti capacità di guida (è sempre così: meno sanno guidare e più hanno la macchina grossa), mi impedisce di entrare in auto, almeno dalla parte del guidatore. Gli dico: “Eh, così non mi fa neanche entrare”. E lui: “Passi dall’altra parte”. Mi trattengo e mentre si allontana richiamato dalla signora-padrona, invece di sfoderare il mio solito linguaggio da caserma punitiva, gli dico dico in faccia semplicemente “Insolente”.
Sai che soddisfazione?
In occasione di una certa ricorrenza, mi sono accorto che sono trent’anni che fumo.
C’è che ad immaginarmi senza sigaretta in mano mi vedrei come l’uomo che fuma di X-Files che maneggia un Chupa Chups.
Ma si può essere più idioti?
Interessante, seppur breve, inchiesta di Repubblica sulla “trasparenza” dei Ministeri. Non sono d’accordo sull’incipit perché gli esempi fatti (Brunetta e La Russa) non sono soltanto “vetrine personali”, ma l’articolo merita senza dubbio lettura e riflessioni.
Comunque, la maggioranza è in regola. E, come italiano, ne vado fiero. Bravi.
Quanto agli inadempienti, io non penso che presso quei dicasteri ci sia semplice inerzia (e.g.: altro da fare). Piuttosto, non capiscono il significato della cosa (e del termine “trasparenza”) nonché la correlata doverosità anche sulla Rete. E, magari, la solita visione del cittadino come suddito.
Una cosa penso che sia indmenticabile: Theme from Shaft, Oscar come miglior canzone originale (da Shaft il Detective, quello del 1971).
A parte le ultime cose (poco note in Italia), a me piace anche ricordarlo nella parte del Duca, in 1997 Fuga da New York, a fianco di Kurt Russel-Iena (o Jena) Plissken (ah, e c’erano anche Lee Van Cleef ed Ernest Borgnine).
(dal Corriere)
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