Diritto di like

Volevo parlarne la settimane scorsa, a notizia “fresca”. Poi, una serie di impegni professionali e personali me lo ha impedito.

Vedo, però, che non sono stato l’unico a notare la cosa. Massimo, per esempio.

Mi riferisco al caso Tortosa, il poliziotto che ha “difeso”, su Facebook, la sua azione alla Diaz. Più precisamente, parlo della vicenda di un suo collega (credo superiore) che ha messo un like al noto post del Tortosa e che, per tale fatto, è stato trasferito d’incarico.

La problematica, in realtà, non è nuova. Il funzionario di P.S. rischia la carriera, altri rischiano un procedimento penale per diffamazione.

E’ accaduto ancora l’anno scorso, per ricordare un caso di cui la cronaca ha trattato e che avevo commentato proprio all’indomani della notizia. A Parma un uomo è stato querelato per aver messo un like ad un commento diffamatario, rischiando, a sua volta, un’imputazione per diffamazione, peraltro aggravata.

Ora, personalmente non so come sia andata a finire, se il procedimento sia stato archiviato oppure abbia fatto o stia facendo il suo corso.

Ma il problema rimane e consiste nell’eventuale esistenza di un diritto a condividere, con un apprezzamento, l’idea altrui, ancorché illegale, dopo che essa è stata espressa.

Anche considerato che mettere un like non aggiunge alcunché alla carica lesiva del post/commento, sono fermamente convinto che questo diritto esista e discenda direttamente dall’art. 21 Cost.

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5 Responses to Diritto di like

  1. Gilberto says:

    Potresti argomentare un po’ di più? Se un messaggio è illegale, diffamatorio o incita alla violenza, un applauso o un like non è un rafforzativo, quasi una sottoscrizione, una condivisione del contenuto, dire sono d’accordo, quasi potrei averlo scritto io?

  2. *Quasi*, appunto.
    E a parte il fatto che il like non significa necessariamente approvazione.

  3. “E a parte il fatto che il like non significa necessariamente approvazione.”
    Per l’appunto. A me è capitato (è capitato, falso, l’ho fatto io, ma mi si conceda il giro di parole) di mettere un mipiace al commento della persona con cui stavo discutendo (pure litigando, anche se non trascendo mai: verba volant, scripta manent) se non ho più voglia di discutere oltre o se reputo che tanto non valga la pena di continuare con certi personaggi. Insomma, come a dire “vabbè, finiamola che ti do ragione, tientela e va a farti un giro, va”.
    Resta però il fatto che la gente non si rende conto della gravità di ciò che scrive o condivide in giro per il web. Non si rende conto che fare il leone da tastiera è pericoloso, oltre che stupido e (a volte) vigliacco.
    Sono sempre più impaurita dalla gente, da quella che gente che sempre più spesso si barrica dietro una teoricamente sacrosanta libertà d’espressione che, però, scavalca il confine con offese, diffamazione, e quant’altro.

  4. Ma non e’ certo prerogativa del Web

  5. Certo che no. Però una discussione di persona si può interrompere e bloccare e, in genere, finisce lì. Sul web c’è il rischio di vederla amplificata all’inverosimile.

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