Peer2Pirl

Mi fa piacere che anche Gilberto Mondi, su Punto Informatico, si sia occupato del caso del giovane torinese accusato di aver condiviso materiale pedoporno, in realtà un fake. E Mondi ha anche trovato l’articolo web su La Stampa (del cartaceo, mi avevano parlato nei commenti di un precedente post).
Il problema c’è ed è serio. Anni addietro ne avevo parlato proprio su PI (ringrazio Mondi per la citazione). Probabilmente, non sono stato il primo, come Mondi non sarà l’ultimo. Ed è giusto così, almeno sino a quando non cambieranno le cose.
Bisognerebbe ripensare parecchio questo genere di indagini. Se una persona viene sopresa a condividere un file illegale, con eMule, non è detto che ne sia consapevole. C’è il problema dei fake e non soltanto, per dirla tutta. E sono fatti arcinoti. E’ piuttosto triste che gli investigatori non lo sappiano.
L’attività di monitoraggio delle reti P2P si rivela, spesso, soltanto un pretesto per avviare perquisizioni e sequestri. E’ troppo poco, a mio parere, per giustificare un’invasione così profonda e traumatica nella sfera dell’individuo.
Vedremo il caso concreto. Proprio ieri mattina, in relazione proprio a quell’operazione savonese nella quale difendo un’altra persona, ho depositato un atto che mi porterà, a breve, a conoscere gli atti di indagine.
One more thing: poi, è aperta la discussione su chi può essere il “pirla” che diffonde fake pedoporno. E’ uno scherzo pessimo, anzi di più.

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