E se un giorno avrò l’obbligo di rettifica al pari di un giornale?
I blogger più attenti (e anche gli altri) sanno che all’interno della legge cosiddetta “bavaglio” (in realta, un disegno di legge attualmente alla Camera) è stata inserita una norma che imporrebbe la rettifica anche per i “siti informatici” (già prevista per la vera stampa dalla l. 47/48). Con sanzioni pecuniarie di una certa entità in caso di inottemperanza.
Per cronica mancanza di tempo, non sono riuscito a scrivere nulla sino ad oggi, ma, vista le imminenti scadenze, penso di non potermi sottrarre dal notiziare quei quattro lettori che ho.
Incominciamo. Dico subito che mi sono sforzato di trovare una linea interpretativa che escludesse dal novero dei “siti informatici” realtà amatoriali come i blog. Ho fallito, ho trovato soltanto argomentazioni debolissime. Dunque, occorre andare oltre.
Io penso che sia sbagliato pensare che la rettifica sia dovuta soltanto dalla stampa vera e propria. E’ una questione di educazione e, poi, giuridica. Mi sembra che su questo si possa convenire tutti.
Dunque, di per sé, l’approvanda regola non sarebbe sbagliata. Ma esistono due problemi, non da poco:
- un blog non ha, di regola, una struttura anche soltanto lontanamente paraganabile a quella di un giornale (la redazione, banalmente) essendo, al contrario, normalmente gestito a livello amatoriale e non in modo continuativo – pertanto, non è facile rispettare i tempi e forme indicate dal testo attuale;
- direttamente con i contenuti dei blog non si fanno certo i milioni (spesso, il blog è una strumento di personal branding, ma questo è un altro discorso) – dunque, le sanzioni sono sproporzionate.
Elementare: visto che un blog non è come un giornale, non può essere trattato allo stesso modo (come, invece, vorrebbe il disegno di legge incriminato).
Ci pensa Roberto Cassinelli che, dopo aver detto la sua pochi giorni fa, propone una versione definitiva di emendamento. Che non piacerà ai più intransigenti della libertà della Rete, ma che trova, secondo me, un buon punto di equilibrio.
Perché negare il diritto alla verità che si esprime con la retifica?
Tags: rettifica, roberto cassinelli
Daniele, sull’obbligo di rettifica ho scritto su Nazione Indiana un articolo di carattere operativo per chi gestisce un sito/blog.
L’emendamento Cassinelli che citi:
- porta il termine da 48 ore a 7 giorni, sempre molto pochi;
- propone che la rettifica sia in calce al testo contestato, con una nota e senza commento: bene, accettabile;
- abbassa le sanzioni a 250-2500 euro invece di 7500-12500, ma sono sempre importi alti per chi scrive amatorialmente ed è sottoposto a un meccanismo che lo mette in condizione di svantaggio fin da subito.
Questo nel merito del problema di rettifica. Il resto della legge non lo condivido per nulla, ma ho già detto altrove come la penso.
In tutti gli altri casi, il termine è di sette giorni e decorre dal momento in cui il gestore della pagina, che agisce anche in forma anonima, prende a carico la richiesta di rettifica.
E come si dimostra che io, anonimo blogger, ho preso “a carico” la richiesta di rettifica a decorrere dal giorno X.
Giusto per sapere, eh…
@frap
Pensavo anch’io a qualcosa del genere, nonché a trucchetti vari…
Ma se pubblico su di un server statunitense, via proxy che maschera il mio IP e dichiaro che il mio blog si rivolge agli emigranti italiani nel mondo e non agli italiani, vorrei capire, in base a quale principio sono soggetto alla legislazione italiana?
Mica pubblico in Italia… o no?
Eh, per esempio…
Anche se la diffamazione (se parliamo di quella) e’ reato d evento, ecc..
Che poi perché dovrei fare la fatica di mascherarmi dietro ad un proxy quando posso comodamente pubblicare via e-mail su WP e tanti saluti?
Ma sopratutto: è un obbligo pubblicare la rettifica anche quando è falsa?
Sul diritto alla verità concordo, ci mancherebbe, il problema a mio parere è ben altro. Prima di tutto la parificazione tra siti e giornali anche solo a livello di obbligo di rettifica sarebbe il primo passo verso l’applicabilità alla intera rete della legge sulla stampa. Secondo, l’obbligo di rettifica non è altro che il contrappeso alla incensurabilità della stampa. Visto che per i blog manca tale prerogativa, cosa dobbiamo bilanciare? Avremmo una rete sbilanciata, dove una persona potrà obbligare un blog a pubblicare qualsiasi cosa (con la scusa di rettificare) e potrà anche denunciare e oscurare un articolo o blog. A me pare un po’ troppo.
Inoltre la rettifica deve essere pubblicata “senza commento”, se contiene falsità (purchè non costituenti reato), come si fa e dire che sono cose false?
Questo però non è un problema che riguarda in generale l’istituto della rettifica.
Forse bisognerebbe iniziare a prendere in considerazione il fatto che la “libertà di espressione” esiste quando c’è una società che la tutela perchè la considera un valore e, dunque, a sua salvaguardia mette in atto meccanismi che sono metagiuridici.
Ogni istituto si presta a potenziali abusi: il fatto che vengano o meno compiuti dipende dalle persone che quell’istituto utilizzano, cosa che viene influenzata dal contesto sociale, dai comportamenti della comunità di riferimento.
ops.. mi è scappato un “non” di troppo.
Rettifico
volevo dire
Caro Daniele,
il miglior emendamento è nessun obbligo di rettifica. Quello della rettifica è un istituto (discutibile) valido per la stampa. Se non si è stampa e quindi non c’è una organizzazione, una redazione, una gestione dei contenuti da parte di professionisti (iscritti ad un albo per giunta) ecc. si traduce in limitazione della libertà di espressione tipica dei regimi autoritari (non solo nei blog ma anche nei social network). Poi l’ambiguità sulla “presa in carico” della richiesta di rettifica (cosa significa ?). Inoltre la solita storia dello “scopo di lucro” …… !?! … poi per un organo d’informazione anche la rettifica può essere considerata una notizia …… Cosa sarebbe in un blog o in un social network oppure su twitter ? Mi insegni che la condotta di chi diffama è penalmente sanzionata ….. basta con queste leggi assurde e liberticide !
[...] Link: Cassinelli rettifica [...]
Sei io scrivessi qualcosa su qualcuno e questi lo trovasse offensivo potrebbe sempre commentare il post senza necessità di cercare un avvocato, un giudice, farmi pagare dei soldi e lui stesso perderne a causa della perdita di tempo.
Si lo so i commenti si possono moderare e quindi potrei non farli mai passare.
Secondo me bastano le leggi attuali sulla diffamazione senza alcuna modifica e un po’ di buon senso da parte di tutti.
Quello che non ritengo corretto (ma non ho letto le ultime modifiche) è l’oscuramente del sito in caso di mancata rettifica. Se io diffamo una persona parlando al bar con gli amici, il diffamato mi querela per diffamazione e chiede che io corregga quanto detto ai miei amici se non lo faccio chiudono il bar? (Lo so la cosa è molto più complessa ma sono un avvocato)