Nannucci chiude? Non l’ho capito benissimo, ma anche se fosse soltanto un ridimensionamento, sarebbe una grande perdita. Per l’occupazione (anche se parliamo di pochi dipendenti) e per la musica.
Non soltanto per i bolognesi, ma per tutti coloro che compravano prima per corrispondenza (penso non esista un vero appassionato di musica che non si sia mai ritrovato tra le mani il mitico catalogo), poi su Internet.
Massimo Mantellini ci rimbalza le parole di un dipendente. Disperate, si’, ma anche molto lucide circa le politiche di mercato dei discografici (e di certi “artisti”).
Passaparola.
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Io. Sento musica 16/24 e su qualche genere sono un musicofilo abbastanza ferrato. E non avevo mai nemmeno sentito parlare di Nannucci. Ma io non compro musica dal ’96, sono un musicofilo libero fin dalla tenera eta’ di 16 anni. La musica, se non e’ dal vivo, non si paga … si assorbe e basta. E meno male che i negozi chiudono; almeno la smetteranno di piagnucolare insieme a siae e fimi. Mi dispiace per i dipendenti, ma… meno uno. I dipendenti farebbero bene ad assecondare chi gli sta suggerendo da tempo di cambiare il verso del consenso … lavorare, tutti, meno … non lavorare, in pochi, troppo.
Ah, si’, forse dovevo specificare la generazione e anche la zona.
Credimi, pero’, che era parecchio diffuso e molto ricco.
Per il resto, no, non penso che il problema dipenda dai rivenditori che, in fondo, sono in fondo alla filiera.
“Artisti” e discografici. E anche i consumatori che si accontentano…
Vabbe’ dai sul fatto di non averlo mai sentito stavo scherzando … non conosco quel negozio ma anche io qui a Roma avevo i miei punti di riferimento a cui emotivamente ero legato … prima di Napster (1999) ho sofferto un po’ perche’ dopo una trasmissione di Lubrano (1996) mi ero incaponito che non volevo piu’ dare soldi alla filiera del disco; sapere che solo il 3-6% andava ai miei beniamini, e io allora liceale mi svenavo per pagare i cd, mi faceva letteralmente ribollire il sangue. Ma tanto la mia musica preferita era grossomodo roba di almeno 30 anni prima … e poi con Napster il periodo i grama e’ passato …
Pero’ dissento sul fatto che loro non siano il problema. Stai seguendo l’iniziativa di Masi? Io non personalmente, ma i resoconti che ho letto dicono che sui forum (virtuali e reali) si stracciano le vesti le associazioni dei venditori e “affittatori”. Signori: reperire, produrre e spostare, la carta e la plastica, costa l’ira di dio. Spostare bit non costa un kaiser; non costa sottoforma di onde elettromagnetiche, e costa poco sottoforma di memorie riscrivibili. E al di la’ di chi ci guadagna di piu’ e di meno. Punto. Daniele, tu lo sai … credo … di quando e’ il tuo primo modem? Bene. Quanto tempo hanno avuto per adattarsi? l3enc (il primo encoder mp3 pubblico) e’ del 1994. Il Diamond Rio e’ del 1998. Napster del 1999. Diciamo dunque che dal 2000 ad oggi invece di fare quello che fa un imprenditore, sono stati a farsi le pippe. E 9 anni di pippe sono tanti. E’ abbastanza tempo per differenziare, per cogliere le nuove opportunita’, e quant’altro. Comunque troppi per stracciarsi le vesti davanti a Masi. Quante generazioni fa e’ stato fondato quel negozio? Scommetti che se c’era un coetaneo di mia nonna (87 anni) a dirigerlo, pur di continuare a farlo funzionare o comunque ottenere le condizioni necessarie a commerciare, si sarebbe addirittura presentato alla porta di Ezietto Mazzetto, 9 anni fa, con una doppietta in mano? Pippe Daniele, pippe e piagnistei. Troppe pippe. Troppi piagnistei.
p.s.: e non mi si dica che nessuno in questi 9 anni ha detto o fatto niente … perche’ gia’ solo stampando quello che uscirebbe fuori da PI ci si potrebbe rifare la carta da parati a tutto Montecitorio.
Credo che i motivi della crisi nel settore siano semplici:
-Troppi “intermediari”, la musica non si vende perché il cd costa il triplo di quello che dovrebbe e la gente, di conseguenza, se la regala via internet o con un masterizzatore dall’amico
-Bassa qualità, colpa della mancata “selezione naturale” degli artisti: se vuoi esser qualcuno, devi ingraziarti qualcuno, sennò fai come il nostro gruppo, belle canzoni 5 anni di sbattimenti e poi niente palco perché…
-Il “problema industria della musica”, che vuol soldi ma non produce nulla (produce bollini, ecco quelli si immagino abbiano un costo).
-Mia modesta opinione: gli artisti dovrebbero aprirsi un sito e vendere i brani in modo diretto, via spedizione postale, con concerti dal vivo e via download, tagliando a monte la filiera della distribuzione.
Dovrebbero farlo tutti.
Mi spiace per i dipendenti di questo negozio, che certamente non si meritano il peso di scelte sbagliate (fatta da altri) sulle spalle, ma le lobby hanno esasperato la situazione di mercato, aggravata dalla crisi, mi aspetto che nei prossimi due anni chiudano moltissime attività simili in Italia.
Avrai anche letto che chiude il Virgin Megastore di Times Square, NY
http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20090326&fonte=RPB&codnews=208065
E aggiungo: soprattutto quelli nuovi e sconosciuti. Credi che non ci si sia provato? CC – tra le altre cose – secondo te cos’e'? “Filiera corta dell’arte”. Io ti posso portare la mia esperienza con i http://www.nonrassegnatastampa.it/ Ascanio Celesini, Radice nel Cemento, Paolo Rossi, Travaglio … tra un po’ la racconto. Grossomodo preferiscono “piagnere” (che non so se e’ romano o siculo, io sono fifty-fifty). Stesso discorso del negozio … hanno avuto 9 anni per afferrare l’opportunita’ offerta dalla rete, ma hanno preferito continuare a rinnovare i contratti con le major (e, una volta firmato, sono vincolati; notabile la storia di George Michael… la Sony l’ha rovinato per 10 anni… eliminato dalla scena). E ora – che hanno capito essere impossibile fermare l’infinita codifica dell’informazione con cui i ragazzi eludono ripetutamente ogni forma di controllo e imposizione della filiera lunga – tutti a piagnere ai piedi di Papa’ Masi … comitato antiperateria bla bla …
…e pensare che l’associazione dei negozianti ci ha scritto accusando l’industria di aver preferito l’online (vedi Apple) invece di tutelare il negozio di dischi e…di fornire musica perfino a piattaforme che la regalano in cambio di pubblicità.
Mettetevi d’accordo. Se l’industria non abbraccia internet e i nuovi modelli di business giù con le accuse di arretratezza. Se abbraccia le nuove tecnologie allora ecco le accuse di aver abbandonato il negoziante di dischi al suo destino.
Quando la GDO o Fnac sono entrati nel mercato italiano, secondo la stessa associazione di commercianti, era colpa dell’industria se queste catene facevano gli sconti e i prodotti lì costavano il 20 % in meno.
Putroppo è destino che la XXXX arrivi sempre dalla stessa parte -;)
Mazza, qui non siamo educande, ma abbiamo un minimo di comprensione e condivisione della *vecchia* netiquette.
Certi termini coloriti, te li tieni per te… OK?
Poi ti lamenti…
Salutami Rudy, mio concittadino…
Scusate, io sono in udienza e non ho tempo per stare dietro le vostre beghe (che, peraltro, non leggo tutte per mancanza cronica di tempo), non ho tutte le possibilità tecniche per intervenire. Mi fate la cortesia di smetterla. Magari, scambiatevi i cellulari così continuate in privato.
anche senza anonimato rimani un poveretto che deve avere problemi di relazioni con la discografia (non ti hanno pubblicato un disco ciofeca che hai mandato a qualche casa ?) e soprattutto sei un cafone maleducato.
Basta, per favore. Chi ha piu’ giudizio, ce lo metta.
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