Gran bel post di Doktor Faust che ci spiega un po’ di cose su ciò che l’avvocatura non vuole riconoscere, anzi stronca. Perché, semplicemente, ha paura di non saper reggere la (presunta) concorrenza.
Da tenere a mente alle prossime elezioni di CdO, organismi che decidono anche delle sorti di coloro che, pur facendo molto di più di certi parafangai, non hanno voce in capitolo sulla propria professionalità (perché decide il CFN, scrivendo le leggi).
purtroppo è questo il punto ….
‘notte
Cavolo! Ecco come si dice in italiano! Gli anglosassoni dicono “ambulance chasers”, riferendosi agli avvocati che si fermano dove c’e’ un incidente per spacciare il proprio biglietto da visita al poveraccio che viene portato via in barella …
Scherzi a parte, come sai ho un giovane quasi-legale in famiglia (esame subito dopo l’estate) e per quanto non abbia letto nulla mi e’ capitato di ascoltare le sue remore. L’impressione che ho avuto e’ – manco a dirlo – la categoria che tutela se stessa dalla troppa concorrenza. E fin qui … fa schifo ma … se non siete capaci di fare polizia interna anti-mezzeseghe, ci pensera’ il resto del paese non usando piu’ avvocati e amen. La cosa che fa veramente pena, e vi compatisco, e’ che vi tagliate le palle da soli rendendo la vita impossibile ai piu’ giovani. Voglio vedere chi scrivera’ le cose piu’ innovative quando nell’ambiente sarete solo cadaveri che camminano. La creativita’ e’ giovane … 30-35 anni al massimo, poi si rimugina su cio’ che si e’ pensato prima …
non è del tutto vero che la creatività sia giovane, te lo assicuro
comunque che certe spinte neo corporative non aiutino altro che i soliti noti è un fatto
in USA non hanno certo problemi di ‘sovrappopolazione’ (di avvocati) minori dei nostri eppure là è una professione quanto meno lucrosa a dispetto (o forse a causa) della minore spinta a chiudere accesso e modelli organizzativi
Se ci pensi, il successo dei commmercialisti in Italia nella consulenza legale è dovuto proprio all’adozione di questo modello …..
ciao
herr doktor, te lo dicono (tra i tanti):
- Edoardo Boncinelli
- Umberto Galimberti
Senza contare che ci sono aziende divoratrici di creativita’ che tagliano esplicitamente ad un max di 34 anni. Un motivo ci sara’, non credi?
E’ vero, alcuni rimangono curiosi (e quindi innovativi) tutta la vita, ma sono fortunelli (e non senza grosse sofferenze) che hanno trovato delle condizioni a contorno del tutto eccezionali.
Cmq, si tratta anche di “sforzi” … certi ritmi piu’ avanti con l’eta’ sono impossibili. Lo stesso lavoro di redazione di opere in ambito accademico … chi lo fa? Il vecchio trombone corregge gli strafalcioni e appone la firma …
E anche di semplice “fortuna del principiante”. Mi viene raccontato che spesso i due associati anziani parlano per sbrogliare questioni … e il giovane, proprio perche’ “tabula quasi rasa”, butta li’ una cosa talmente ingenua (ie: semplice) da essere la chiave per risolvere la quaestio in discussione.
Piccole cose, ma che sono imprescindibili. Cosi’ invece si rischia di rompere questa continuita’ intergenerazionale. Non appena i giovani capiranno che le modifiche sono state pensate appositamente a vessarli meglio … saranno cazzi vostri, anche se magari chi le ha pensate sara’ gia’ morto da un pezzo. Adesso siamo al “pre”; al teorico; questioni “politiche” a cui i piu’ non danno peso pensando che son cazzate; quando poi si ritroveranno impossibilitati a fermarsi, o a ripartire, con la professione … o buttati fuori perche’ quell’anno non hanno fatturato … etc … piano piano …
Il “successo” dei commercialisti è dovuto (lo dico per esperienza diretta) al fatto che i moduli da compilare per tasse/redditi/aziende & affini sono quanto di più labirintico ci possa essere per chi non fa parte del “giro”.
Come dire: vivono perché li si lascia vivere
@mfp:
sì, che i giovani costano meno e sono pù facilmente ‘motivabili’
scherzi a parte è più facile che un 35/40 sia disposto ad innovare rispetto ad un over 60, ma spesso trovo molti giovani troppo dogmatici e preoccupati di apparire e arrivare per essere davvero innovativi
ciao
@Gianni:
quello che mi stupiva non era il successo dei commercialisti nei campo loro proprio (tasse e contabilità) me nel campo della consulenza legale vera e propria
spesso per un contratto o per costituire una società si fa dal commercialista e dall’avvocato solo se si è già in contenzioso civile (perchè l’avvocato tributarista è ormai merce rare …)
ciao
herr doktor, “scherzi a parte”!? Con me, in quella direzione, sfondi una porta aperta … ( http://punto-informatico.it/1920367/PI/Lettere/lavoro-it-non-questione-diritto.aspx )
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