Denuncia allo Stato Italiano per inadempimento delle norme comunitarie su firma elettronica, fatturazione elettronica e PEC

Titolo “à la Quinta” per comunciare che pare che l’Italia, tanto per cambiare (e anche al di fuori della spazzatura), non sia stata rispettosissima di quanto imposto a livello UE (la questione del bollino era già un valido esempio).

I particoli su Scint.

3 comments on this post.
  1. Paolo:

    …non credo che sia una bufala quindi dedico due righe. mi sembra una violazione seria. certo che dal punto divista normativo siamo messi bene! 🙂
    in materia di firme elettroniche si sapeva che c’era caos e che tutto vada a ripercuotersi su PEC e fatturazione elettronica mi sembra possibilissimo! 🙂
    Ciao a tutti.

  2. Luca Lodi:

    Personalmente non penso che sia un’infrazione così grave. Ok, forse in Italia abbiamo sempre delle normative “originali” perché in che cosa la PEC ha posto dei limiti? In fondo è solo uno strumento in più. Se si guardano gli uffici pubblici, spesso è disponibile sia l’indirizzo Mail comune sia la PEC. Se un utente ha la PEC può usarla per garantirsi informazioni a valore legale, altrimenti usa semplicemente la Mail normale e attende la risposta.
    In caso di necessità – e qui pongo la domanda – non può comunque riprodurla in giudizio? Salvo disconoscimento della controparte credo abbia comunque un valore quel testo, attese le dichiarazioni delle parti, no?
    Non mi pare vi siano limitazioni, semmai uno strumento in più.

    Mi preoccuperei piuttosto del fatto che ad oggi sono ancora molti i siti non accessibili, cioè non rispettosi della legge n. 4/2004 c.d. Legge Stanca. Ecco, questo sì, visto che se un Organismo di diritto pubblico non ha un sito accessibile potrebbe causare difficoltà al cittadino disabile che ha necessità di consultarlo.
    Ma questa è un’altra storia.

    Luca

  3. Luisa:

    Beh caro Luca, ho letto la denuncia e quanto rileva sembra invece di una certa gravità per lo Stato italiano. Si evince una violazione di due direttive e gli aspetti non sono così marginali.
    Poi basta scrorrere l’elenco dei certificatori di firme digitali, marche temporali e PEC per verificare una strana coincidenza di nomi e strutture che sviluppano identici servizi (e che si stanno lanciando anche nel mercato della conservazione sostitutiva chiedendo a gran voce forme di accreditamento!). Se questo non è un tentativo di “monopolizzare” il mercato…
    Mi sembra che si stia facendo una gran cosa invece a far emergere questi problemi e mi fa piacere che ci sia qualcuno che abbia avuto il coraggio di farlo!
    Ciao

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