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PPT e piccole cose 6: niente PEC per l’invio di istanze

Una sentenza, in realtà, non rivoluzionaria perché non è certo la prima che afferma che i privati non possono comunicare via PEC nel processo penale. Il mezzo è riservato a cancellerie e segreterie.
Parliamo della sentenza 31314/2017 della II sezione penale della Cassazione, QUI.
A parte il paradosso che qualche pronuncia è stata possibilista sull’uso del fax, qui la questione non è più tanto giuridica (avrei qualche difficoltà a ritenere infondata la conclusione della Suprema Corte), ma politica.
Il Processo Penale Telematico (PPT) non può più attendere e non bastano i protocolli locali, tanto comodi in prima battuta, ma subito dopo forieri di incertezze assai pericolose.
E il PPT deve iniziare da queste piccole (ma grandi) cose.
Purtroppo, conosciamo bene le resistenze che non sono degli avvocati (che possono scegliersi sempre il mezzo, in questo caso), ma dall’altro lato: una giustizia (dai magistrati all’ultimo degli operatori giudiziari) che non sa stare al passo dei tempi, incapace com’è di organizzarsi a causa della sua immensità burocratica.
Basti pensare alla “copia di cortesia” ancora oggi imposta nel processo civile telematico, non c’è altro da dire.

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PPT e piccole cose 4: lo strano caso della PEC unilaterale

Il caso: devo chiedere un’*estinzione reato* ex art. 445 c.p.p. da patteggiamento.
Sede non lontanissima, ma, vista la gestibilita’ della cosa, provo a proporre una spedizione diversa, alternativa. La prima parte e’ riportata QUI.
Insomma, che mando per posta cartacea, come consigliatomi.
Esito OK, abbastanza lineare, ricorrendone i presupposti.
Comunicazione del provvedimento in allegato (scannerizzato e non firmato digitalmente) da PEC dell’ufficio (che, in entrata, mi era stata detta *intasata*) su mia casella normale.
Sipario!

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PPT e piccole cose 2

Prendo spunto dal post precedente per “fondare” una serie dedicata al PPT, visto che ci sono tante piccole cose da vedere e aggiustare, prima del grande salto.

Capitata stamattina, fresca fresca. Credo che tutti i Colleghi sappiano che, a norma di legge, a noi avvocati l’uso della PEC (e neppure il fax, se vogliamo) per depositi ufficiali non sarebbe concesso. Per i magistrati, invece, c’è una  norma di chiusura (art. 148, comma 2bis, c.p.p.) che per le notificazioni permette un po’ tutto:

2-bis. L’autorità giudiziaria può disporre che le notificazioni o gli avvisi ai difensori siano eseguiti con mezzi tecnici idonei. L’ufficio che invia l’atto attesta in calce ad esso di aver trasmesso il testo originale.

Tuttavia, alcuni protocolli locali (odio i localismi, l’Italia è una) per specifici depositi (non per le impugnazioni) consentono l’uso della posta elettronica certificata.

Chiamo una cancelleria del Nord-Ovest, chiedo se fosse possibile inviare con PEC (magari con firma digitale) un’istanza di estinzione degli effetti penali a seguito di patteggiamento dopo i cinque anni di legge. Nulla di che, una cosa che dovrebbe/potrebbe essere fatta d’ufficio.

La cancelliera, gentilissima, dolcemente mi risponde: “Avvocato, per cortesia, mi mandi tutto per posta normale, abbiamo la posta (la PEC) intasata” (nel senso che ne avrebbero così tanta da non riuscire a leggerla).

E se anch’io, la prossima volta, contestassi una notificazione perché ho la casella piena e non riesco a leggere tutto?

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Dice che non ha ricevuto la PEC

Caso calcistico agostano; e giuridico.
Sembra che il destinatario (la Lega Calcio) neghi di avere ricevuto una PEC dalla Società mittente (Sassuolo Calcio).
Così dice La Stampa, per esempio.
Io dico che, se è veramente così, è il caso giudiziario dell’anno (visto che è già stato annunciato il “ricorso”).

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Il fallimento dell’informatica giuridica – 7

A Torino sperimentano il Processo Telematico Penale (PTP), dopo i “successi” di quello civile (per la cronaca: un mostro burocratico spesso gestito da inetti).
Loro ti mandano le notifiche via PEC, ma con quello stesso mezzo tu non puoi depositare alcun atto.
Viva l’Italia, viva la Giustizia.

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Un processo vecchio (e iniquo) (un altro fallimento dell’informatica giuridica)

Dopo le comunicazioni difensive via fax, questa volta tocca alla PEC.
Le parti private non possono comunicare con gli uffici giudiziari con lo strumento che ci hanno obbligati ad avere. Giudici e piemme, invece, possono utilizzare gli strumenti ritenuti opportuni, ai sensi dell’art. 150 c.p.p.
L’ha detto una recente sentenza della Cassazione, purtroppo condivisibile.
Il problema, dunque, non sta a piazza Cavour, ma in via Arenula e nel vecchio che sta dentro in quel palazzo.

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Nobili intenti, oscuri presagi

Pare che nelle secchiate di emendamenti, più o meno importanti e urgenti, al decreto “del fare”, ce ne sia anche uno che introduce la PEC obbligatoria nelle comunicazioni interne alla PA, con divieto di fax.
Risparmio ecologico ed economico di carta, razionalizzazione, ulteriore dematerializzazione. Tutto molto bello.
Ma li facciamo i conti con questa Italia di infolesi?

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