E’ da poco attivo il sito dell’iniziativa “I cibergiuristi italiani per gli studenti abruzzesi” voluta da Andrea Monti e Giovanni Ziccardi e che culminerà con il mega evento benefico pescarese dei giorni 19 e 20 giugno 2009 (ne parlavo qualche post fa, pur con altre date). Una sorta di Live Aid giuridico (e de noantri…
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Il sito è ancora WIP, ma presto avra’ i suoi bei contenuti tra cui il programma con tutti i nomi del caso (organizzare circa 100 giuristi primedonne non è facile).
Stay connected.
Giovanni Ziccardi ha avuto la bella idea (non è ironico, eh…) di organizzare un convegno giuridico per sostenere le popolazioni terremotate.
Qualcosa che, tradotto, potrebbe suonare come “100 laptops for students”.
A Pescara, il 30 e il 31 maggio 2009.
C’è già un gruppo su Facebook.
Io ho aderito e penso proprio che parteciperò, scendendo un po’ dalla mia torre d’avorio.
Aggiornamento del 13 aprile 2009, ore 21:20: Possibile che sia spostato di uno o due settimana. Stay connected.
Roberto Cassinelli mi ha onorato dell’invito ad un incontro su “La politica nella Rete – Riflessioni sul rapporto tra legge ed Internet: limiti e libertà”. Appunto, a Genova il 20 aprile 2009 alle 17.30, Hotel Plaza. Organizza il Circolo “L’Oblò”.
QUI c’e’ l’invito.
Parteciperanno: Massimo Nicolò (L’Oblò), Roberto Cassinelli (Pdl), Enrico Castanini (Confindustria), Alberto Clavarino (Soloinrete), il sottoscritto, Antonio Palmieri (Pdl), Marco Pancini (Google), Matteo Rosso (Regione Liguria), Guido Scorza, Antonio Prezioni (moderazione – RAI).
Ieri sono stato in visita al blog dell’On. Carlucci per scrivere il post precedente. Navigando, mi sono imbattuto in un titolo che mi ha parecchio colpito. Appunto “Blog: la Cassazione dice no al diritto di diffamazione”.
Il post contiene soltanto un link che riporta ad un’altra pagina dalla quale si può scaricare un file dal nome “sentenza-cassazione-internet.doc“. Si tratta, appunto, di un file doc, in realtà un post di secondoprotocollo.org, esattamente questo, sito dal quale l’On. Carlucci pare avere già attinto.
Lo firma tale Elisa Arduini e già il titolo mi lascia perplesso. Perché, francamente, non pensavo che esistesse un “diritto di diffamazione”. Proseguendo, capisco che parla di questa sentenza (linkare non fa mai male, così uno si fa un’idea in proprio) di cui si è trattato anche qui.
Bene, tanto per cominciare la Cassazione non si è occupata di un caso di diffamazione. Il reato può essere considerato qualcosa di simile, ma, per correttezza, occorre dire che è quello di cui all’art. 403 c.p., “Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone”.
Al di là di tutte le belle parole, la Suprema Corte dice due cose molto semplici:
- un forum, un blog, una newsletter e simili non sono, solo in quanto tali, stampa;
- ne consegue che essi non possono godere dei limiti al sequestro tipici della stampa (art. 21, comma 3, Cost.).
Punto.
Tutto il resto, son belle parole, ma non vi è alcuna pertinenza con quanto detto dalla Cassazione.
E leggo anche questo
Questa sentenza apre le porte alla responsabilità civile e penale degli amministratori delle piattaforme blog nei casi in cui non venga accertata l’identità di colui o coloro che gestiscono il blog, la news letter o una qualsiasi delle nuove forme di comunicazione di cui sopra
Guarda caso, è proprio ciò che vorrebbe l’On. Carlucci con il suo progetto di legge. Peccato che la sentenza abbia lasciato ben chiusa quella porta che qualcuno vuol farci vedere spalancata.
Come detto sopra, spesso non c’è bisogno di commentare. La gente è in grado di farsi un’opinione propria. Basta linkare la fonte prima, appunto la sentenza.
Tags: gabriella carlucci
Una decina di anni fa i sequestri effettuati in indagini informatiche venivano estesi anche ai tappetini dei mouse.
Di tempo ne è passato, molto, e, personalmente, quando mi capita di parlare dell’argomento non faccio più quell’esempio. Appartiene alla storia, nulla di attuale.
E invece no. Ce lo dimostra una recente sentenza della Cassazione che, pur parlando di altri reati, ci riferisce di sequestri indiscriminati. Addirittura di un intero server (con immaginabili ricadute sull’attività imprenditoriale).
La sentenza è su Penale.it, non fissa principi specifici, ma ce ne ricorda uno, generale, di grandissima importanza, pur spesso dimenticato quando si tratta di sequestrare computer. Il vincolo di pertinenzialità, appunto.
Duchesne si svela, lo dice il Corriere.
Io ci rimango un po’ male…
Updatino: come si capisce dal video, e’, ancora una volta, colpa di SIAE… Bah… (si veda 3:19 e seguenti del video)
Updatino-ino: che la fine di questo anonimato sia l’avanguardia del metodo Carlucci?
Ancora aggiornamento: i più recenti (dopo l’annuncio) commenti all’ultimo post di Duchesne sono in larga parte deliranti, segno di grandissimo disagio personale, professionale e sociale.
Aggiornamento del 18 marzo 2009: Anzi, pare che chiuda (anche se ce lo si poteva aspettare).
Tags: studio illegale
Pare che l’azione di partito abbia determinato la “scomparizione” di un fake di Bersani su Facebook. Fonte il Corriere.
Tutti sappiamo che, su Facebook, ci sono un sacco di fake di personaggi famosi. Ma – mi domando – se la “scomparizione” (peraltro miracolosa, visto che non è facile arrivare ai vertici di FB) fosse stata collegabile ad un altro personaggio avremmo sentito voci di giustizia o di censura?
A dire il vero, la cosa veramente divertente (in realtà, su cui meditare) è che, normalmente, i fake hanno più fan di quelli veri… Ci sarà un perché…
L’espresso ha finalmente pubblicato il video della tavola rotonda organizzata da Alessandro Gilioli con ospiti molto importanti. Da vedere.
Due osservazioni veloci:
- Sofi ha parlato poco, ma ha detto una cosa sacrosanta e, cioè, che, semmai, ci vuole una legge generale, non spot normativi, che, però, dica il meno possibile;
- Di Pietro ha parlato molto e, francamente, io ho capito veramente poco.
Tempo fa, una persona a me parecchio cara mi diceva “Ma vallo a spiegare, alla gente, cosa succede veramente qui dentro”.
Parlavamo della realtà-quotidianità giudiziaria, nel confronto con quello che ci riferiscono i media (ma anche, genericamente, gli altri, blog compresi) circa, ad esempio, i c.d. “grandi processi” (Cogne, Garlasco, Perugia, Erba, ecc.).
Il filone è ricco, succulento e fa venire parecchi pruriti. Specie quando si parla di sesso (ad esempio nello stesso processo). Tira molto, la gente non vuole informazione, ma è guardona. E chi “informa” lo sa.
Oggi – ed è soltanto l’ultimo episodio – il Corriere online ci riferisce (evidenziando in occhiello) che – udite! udite! – Amanda Konx, in Questura e dopo il tragico evento, faceva la ruota (la cosa sarebbe stata riferita da un funzionario della Questura di Perugia).
Indipendentemente da sollecitazioni sul punto (la cosa può essere uscita spontaneamente dal racconto del poliziotto oppure su domanda specifica delle parti), mi chiedo quale rilevanza abbia la cosa e perché abbia meritato tanta evidenza.
Perché – ed è ciò che non è scritto, ma è chiaro a chiunque disponga di facoltà anche soltanto minime – lo scopo è fissare l’equazione stramba=omicida.
Perché il fatto è realmente strambo, se così vogliamo definirlo, ma da ciò a renderlo elemento di giudizio (di colpevolezza) per la vasta platea ce ne passa.
Ma questo vuole il pubblico e se lo merita. I media, semplicemente, obbediscono, per vendere. Con quell’essere ruffiano (“E’ pur sempre presunta innocente”!) che buca il monitor quando Amanda viene chiamata così, confidenzialmente senza cognome.
Vittorio Zambardino intervista Marco Pancini, resposabile per le relazioni istituzionali di Google in Italia, sulla questione dell’emendamento D’Alia.
L’emendamento riguarda, in realtà, i provider di connettività, però fa piacere osservare che il movimento sia trasversale. Anche se c’è qualche imprecisione sul testo D’Alia (ma, ad ascoltare l’intervista di Gilioli, anche lo stesso Senatore non sembra avere le idee chiarissime su cosa ha scritto).
Aggiornamento del 13 febbraio 2009, ore 17:45: Oggi è la volta di Facebook che dice la sua sempre tramite Zambardino.