:.:.: (il blog di) Daniele Minotti

diritto delle nuove tecnologie e altro

Gira la ruota (elogio alla normalità)

Tempo fa, una persona a me parecchio cara mi diceva “Ma vallo a spiegare, alla gente, cosa succede veramente qui dentro”.
Parlavamo della realtà-quotidianità giudiziaria, nel confronto con quello che ci riferiscono i media (ma anche, genericamente, gli altri, blog compresi) circa, ad esempio, i c.d. “grandi processi” (Cogne, Garlasco, Perugia, Erba, ecc.).
Il filone è ricco, succulento e fa venire parecchi pruriti. Specie quando si  parla di sesso (ad esempio nello  stesso processo). Tira molto, la gente non vuole informazione, ma è guardona. E chi “informa” lo sa.
Oggi - ed è soltanto l’ultimo episodio - il Corriere online ci riferisce (evidenziando in occhiello) che - udite! udite! - Amanda Konx, in Questura e dopo il tragico evento, faceva la ruota (la cosa sarebbe stata riferita da un funzionario della Questura di Perugia).
Indipendentemente da sollecitazioni sul punto (la cosa può essere uscita spontaneamente dal racconto del poliziotto oppure su domanda specifica delle parti), mi chiedo quale rilevanza abbia la cosa e perché abbia meritato tanta evidenza.
Perché - ed è ciò che non è scritto, ma è chiaro a chiunque disponga di facoltà anche soltanto minime - lo scopo è fissare l’equazione stramba=omicida.
Perché il fatto è realmente strambo, se così vogliamo definirlo, ma da ciò a renderlo elemento di giudizio (di colpevolezza) per la vasta platea ce ne passa.
Ma questo vuole il pubblico e se lo merita. I media, semplicemente, obbediscono, per vendere. Con quell’essere ruffiano (”E’ pur sempre presunta innocente”!) che buca il monitor quando Amanda viene chiamata così, confidenzialmente senza cognome.

Forse si muovono… - UPDATED

Vittorio Zambardino intervista Marco Pancini, resposabile per le relazioni istituzionali di Google in Italia, sulla questione dell’emendamento D’Alia.
L’emendamento riguarda, in realtà, i provider di connettività, però fa piacere osservare che il movimento sia trasversale. Anche se c’è qualche imprecisione sul testo D’Alia (ma, ad ascoltare l’intervista di Gilioli, anche lo stesso Senatore non sembra avere le idee chiarissime su cosa ha scritto).

Aggiornamento del 13 febbraio 2009, ore 17:45: Oggi è la volta di Facebook che dice la sua sempre tramite Zambardino.

Sullo stalking

Lo “stalking”, se vogliamo attingere da Wikipedia, può definirsi come “una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, spesso di sesso opposto, perseguitandola ed ingenerando stati di ansiapaura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità e “.
Nei giorni scorsi abbiamo saputo dell’approvazione, alla Camera, di un disegno di legge che vorrebbe perseguire il fenomeno in modo più deciso ed efficace. Sì, perché, attualmente, il fenomeno è, normalmente, sanzionato mediante l’applicazione del “modesto” art. 660 c.p. che, tra le altre cose, secondo me (e non soltanto) non è applicabile a Internet.
Ecco la scheda del disegno di legge fresco arrivo al Senato. Come potrete vedere, ne riunisce altri. A testimonianza di quanto il problema sia sentito.
Qualche brevissima osservazione:
- con questo testo, la norma si applicherebbe sicuramente ai fatti telematici;
- le pene sono abbastanza severe (specie se confrontate con quelle dell’art. 660 c.p.);
- non capisco perché debba essere prevista un’aggravante per il fatto del coniuge o del/della fidanzato/a; putroppo, è la normalità e non vedo un fatto più grave in ciò;
- ordinariamente, il reato sarebbe perseguibile a querela nel termine di sei mesi (circostanza che lo avvicina molto - comprensibilmente - ai reati di violenza sessuale);
- molto interessante la previsione di un ammonimento;
- come per i fatti di maltrattamenti in famiglia e simili, si prevede anche un’apposita misura cautelare non custodiale.

Cassinelli Strikes Back

Doveroso anticipare, come ho sempre fatto, la mia conoscenza personale con l’On. Roberto Cassinelli. Così, come eventuale markettaro, sarei almeno trasparente.
In questi giorno sono stato parecchio in giro e ho potuto scrivere poco (malgrado avessi - e abbia ancora - un paio di argomenti interessanti). C’è, però, il tempo per riportare una cosa veloce, appunto riguardante Roberto Cassinelli.
Lunedì scorso, sul sul blog, ha pubblicato un post relativo alle sue ultime iniziative (ne abbiamo parlato di persona anche ieri):
- una proposta di legge anti-phishing;
- una legislazione per la sottoscrizione di richieste di referendum o di proposte di legge di iniziativa popolare direttamente on-line.
Rimando direttamente al suo blog.

Revolution? No, reazione

Tempo addietro avevo riportato la notizia della campagna legale Nintendo contro la schedina R4 Revolution.
Bene, pare che, almeno in Italia, il primo round l’abbia vinto proprio la casa giapponese, pur in sede civile. Ce lo riferisce, ad esempio, il Corriere.
E’ realmente difficile dare un parere sulla vicenda senza leggere il provvedimento del tribunale milanese (se qualcuno l’avesse…), però, dalle parole del rappresentente italiano di Nintendo mi sembra di capire che si sia seguita la traccia della giurisprudenza (pur penale) in tema di mod-chip per Playstation laddove si considera il videogioco come un’opera complessa e multimediale (né software, né audiovideo, ma entrambe le cose direi).
La cosa mi perplime un po’, non da oggi.
Sul caso mod-chip, ribadisco quanto detto a suo tempo sull’ordinanza del Riesame di Bolzano malgrado la Cassazione, decidendo sulla successiva sentenza della Corte di Appello di Trento, abbia confermato quella via. Peraltro, incidentalmente segnalo che la decisione citata qualche giorno fa in realtà non aveva un grande valore in punto innovazione giuridica, ma era sostanzialmente riproduttiva di quella precedente (e riguardava la stessa causa).
Dunque, tornando la tema, io rimango dell’idea che, giuridicamente, un videogioco sia software. Leggendo la mia intervista di cui sopra, capirete che c’e’ un fondamento nella nostra legislazione di cui, pero’, nessuna sentenza a me conosciuta menziona (ancorché per dichiararne l’irrilevanza - soltanto questa sentenza di Bolzano giunge alle medesime conclusioni pur percorrendo la via dell’analisi tecnologica).
Non si discute sulla natura di opera dell’ingegno in capo ad un videogioco. Ma questa opera “complessa e multimediale” mi sa tanto di figura giuridicamente atipica. Circostanza che ben poco si concilia col penale.
Come al solito - e leggevo proprio la stessa conclusione in uno scritto di G.B. Gallus - abbiamo regole sul diritto d’autore ipertrofiche eppure con tanti buchi che, spesso, sono chiusi in danno dei più deboli. Ma nessuno sembra volerci mettere mano seriamente.

Non coltiviamola

Al di là delle mie negativissime convinzioni sulle droghe (”leggere” o “pesanti” che siano), prima che qualcuno si faccia convincere, anche per “convenienza”, dalle criminali notizie di certi media (devo dire che la maggior parte ha riferito correttamente, sebbene non sempre abbia posto i giusti distinguo) secondo le quali la Cassazione avrebbe invertito il proprio orientamento circa le coltivazioni domestiche di erba, dimostro che, appunto, alcuni media dicono sciocchezze, peraltro molto pericolose.
La Suprema Corte non ha cambiato pensiero rispetto al precedente e “forte” orientamento. Ha, per la precisione, detto soltanto che i germogli non contengono principio attivo e, dunque, la loro detenzione  non è comunque reato.
Che non incoraggia alcuno a coltivare piantine che potranno diventare “mature”.

Il crepuscolo del diritto dell’informatica?

Era nell’aria, me lo sentivo.
Da stamattina sta circolando la voce che la rivista Il Diritto dell’Internet chiuderà, al suo quarto anno di vita. Ed è un peccato perché, insieme a Il diritto dell’informazione e dell’informatica, era una pubblicazione dove scrivevano le maggior firme in materia.
Me lo sentivo, dunque, non perché fosse una rivista di basso livello, ma per altri motivi.
E’ una cosa che penso da tempo: il diritto delle nuove tecnologie sta svanendo negli interessi degli studiosi e degli operatori del diritto.
Dopo il boom degli anni ‘90, durato sino all’inizio del nuovo millennio, il calo è stato inesorabile.
I primi tempi se ne occupavano in pochi, poi molti altri si sono avvicinati, forse abbassando un po’ il livello scientifico.
D’altro canto, gli stessi tribunali non producono più quelle sentenze “storiche” alle quali ci avevano abituato in passato. Versomilmente, la materia si è stabilizzata anche se io continuo a pensare che, in genere, l’interesse sia un po’ venuto meno con conseguente abbassamento del livello di dottrina e giurisprudenza.

Vietare Facebook - UPDATED

Diciamoci la verità: molte delle foto pubblicate, su Facebook, dai sanitari (intesi come operatori del servizio sanitario…) torinesi sono veramente “nulla”. Non perché io sia particolarmente tollerante, ma perché nulla c’è di male, ad esempio, in una foto che ritrae un’ospedaliera che brinda, sul lavoro, al nuovo anno oppure in quella dove altri due giocano al telefono con un defibrillatore (non penso proprio si rompa in quel modo).
Però, pur mascherate, ce ne sono altre che ritraggono pazienti, magari anche con scritte o commenti non proprio edificanti. E questo non va bene.
Al di là, quanto meno, del buon gusto nello scatto, dell’opportunità di pubblicare foto altrui (quante volte vi è successo di ritrovarvi taggati a sopresa?), il problema, però, è un altro. E qui sono intransigente: bisogna che la gente capisca, una volta per tutte, che su Facebook è, praticamente, tutto walled, tutto visibile, per tutti. E questo la maggior parte della gente non lo sa oppure non se ne rende conto.
Sarebbe da vietare, ’sto Facebook…

Più diffusamente, su La Stampa.

Aggiornamento delle 12.53: Ovviamente, l’indefinibile infermiera dà la colpa al solito hacker “Deve essere colpa di un hacker che l’ha rubata dal mio profilo e l’ha pubblicata. Mi ricordo di averla tolta, alcuni giorni fa. Hanno leso la mia privacy “. A certa gente si dovrebbe vietare anche Internet. QUI.

Zingaretti e Wi-Fi: ci siamo

Malgrado le mie forti perplessità del passato (non ci credevo, mi sono proprio sbagliato), pare che la rete Wi-Fi della Provincia di Roma stia diventando realtà.
Allora, bravo Zingaretti! Purtroppo, senza colpe, deve fare i conti con il decreto Pisanu che si avvia all’ennesima proroga.
Ora, si tratta di tenere duro perché, in queste cose, il vento gira in un attimo e bisogna stare sempre all’erta.

Scrivere le leggi

Manlio spara un articolo a dir poco caustico sulle varie proposte in tema di editoria.
Io, al di là delle questioni giuridiche, almeno una cosa buona la trovo. Che riguarda la nostra lingua (mi ha ripreso qualche volta… per email e per telefono…). Un’interessante (molto interessante) circolare esplicita sin dall’inizio: “Guida alla redazione dei testi normativi”.

P.S.: Il titolo del post è stato cambiato in corsa. Questo mi sembra meno sofisticato.