Category Archives: Varie

PPT e piccole cose 6: niente PEC per l’invio di istanze

Una sentenza, in realtà, non rivoluzionaria perché non è certo la prima che afferma che i privati non possono comunicare via PEC nel processo penale. Il mezzo è riservato a cancellerie e segreterie.
Parliamo della sentenza 31314/2017 della II sezione penale della Cassazione, QUI.
A parte il paradosso che qualche pronuncia è stata possibilista sull’uso del fax, qui la questione non è più tanto giuridica (avrei qualche difficoltà a ritenere infondata la conclusione della Suprema Corte), ma politica.
Il Processo Penale Telematico (PPT) non può più attendere e non bastano i protocolli locali, tanto comodi in prima battuta, ma subito dopo forieri di incertezze assai pericolose.
E il PPT deve iniziare da queste piccole (ma grandi) cose.
Purtroppo, conosciamo bene le resistenze che non sono degli avvocati (che possono scegliersi sempre il mezzo, in questo caso), ma dall’altro lato: una giustizia (dai magistrati all’ultimo degli operatori giudiziari) che non sa stare al passo dei tempi, incapace com’è di organizzarsi a causa della sua immensità burocratica.
Basti pensare alla “copia di cortesia” ancora oggi imposta nel processo civile telematico, non c’è altro da dire.

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Sembra che Genova sia la prima città in Italia ad imporre la tassa di soggiorno al locale circuito airbnb.
A me sembra già che la tassa di soggiorno sia una stupidaggine.

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Hotel Ingroia

Ingroia
Antonio Ingroia lo conosciamo tutti.
I più, specie in questi giorni, sanno che, dopo l’esperienza in magistratura, ha deciso di fare l’avvocato. Di recente, infatti, abbiamo appreso che difende Pino Maniaci, il giornalista antimafia che si sarebbe macchiato di atti estorsivi.
Antonio Ingroia è iscritto a Roma, basta cercare sul sito dell’Ordine.
Ha studio nella Capitale, al civico 89 di via XX Settembre.
Che corrisponde ad un hotel.
P.S.: Curioso anche l’indirizzo email.

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La storia non insegna

Cittadino

Non è uno scherzo, QUI.

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#tuttipossonosbagliare

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Nitto Palma, magistrato, parlamentare FI e già incolore Guardasigilli per ben quattro mesi scarsi. Da una parte.
Dall’altra, Andrea Signorelli, giornalista freelance, trentenne. Che scrive un pezzo su una vicenda giudiziaria per finanziamento illecito e, per sbaglio, ci infila il succitato Palma.
Sembra che nessuno gli abbia chiesto di rettificare. Io, ovviamente, non posso dire come sia andata in questa occasione, ma posso confermare che spesso le persone asseritamente lese preferiscono fare subito la querela. E’ un modus operandi che, secondo la mia esperienza, posso dire ampiamente diffuso.
E così sembra sia andata anche questa volta: prima la querela, poi vediamo.
Signorelli, venuto a conoscenza del procedimento, corregge l’errore e chiede scusa. Ma la querela per diffamazione va avanti stesso.
Oggi arriva il conto: 8.000 euro. Personalmente, più che una somma a titolo di risarcimento, credo sia l’importo delle spese legali. Mia opinione.
Sta di fatto che quei soldi li vogliono. E, visto che i freelance, specie se giovani, non navigano certo nell’oro, qualcuno ha voluto dare una mano al Signorelli, con un crowdfunding.

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Idee chiare

L’onorevole (e avvocato) Alessia Morani fa un po’ di confusione tra rientro di capitali e autoriciclaggio.

Morani

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Il caso è chiuso (sullo stato di un certo giornalismo italiano)

Loris

(Giusi Fasano, Il piccolo Loris a casa e la spazzatura. I dubbi sulla madre Veronica da Corriere della Sera online, 4 dicembre 2014)

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Gentiloni: un incapace di successo

Paolo Gentiloni, novello ministro, suo malgrado è arcinoto alla Rete, specie per le sue stupidaggini, per i suoi atti di conclamata incapacità.
Una stringa soltanto qui
http://www.minotti.net/?s=gentiloni
Sui motori di ricerca gliela risparmio.

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Playstation vs. Twitter

Alessio Cerci sul Corriere (dove, a giudicare dal titolo, gli credono ciecamente)

«Stavo giocando alla Playstation, qualcuno è entrato su Twitter e ha scritto una cosa falsa. Ho ricevuto tantissime chiamate, tantissimi messaggi, mi ha chiamato anche l’addetto stampa del Torino ma io sono letteralmente cascato dalle nuvole. Comunque provvederà, vediamo chi è entrato nel mio profilo. La password ce l’ho solo io, non capisco come sia potuto accadere. Non esiste al mondo una cosa del genere, di mercato si può parlare ma io non l’ho scritta e non l’ho neanche cancellata. Andrò per vie legali».

No words…

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Morti e vivi senza pace

I morti, specie coloro che sono stati strappati alla vita in circostante così emotivamente dilanianti, dovrebbero essere lasciati in pace, ‘ché già la terra potrebbe non essere loro tanto lieve.

Eppure, sui morti si specula sempre, impietosamente. E assai pure sui vivi.

Tutto si sviluppa in questa sequenza (ovviamente, da leggere dal basso verso l’alto).

Alfano_2

Un primo tweet: semplice, sintetico, categorico e devastante.

Un tweet pubblicitario, vero e proprio spam gracchiato, per il curriculum del Ministro: dell’Interno, già della Giustizia, avvocato eppure dimentico di una norma fondamentale della nostra Costituzione.

Lo rivediamo insieme, ce n’è bisogno. Art. 27, comma 2, Cost.

“L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.

Tuttavia, per il Ministro no, non vi è il minimo dubbio e dietro tanti media colpevolisti, guarda caso soprattutto quelli che lo dileggiano quotidianamente.

Ore dopo, il Ministro si accorge di avere un po’ esagerato e, verosimilmente col riaffiorare di reminiscenze universitarie (che noia Costituzionale, ma era un fondamentale) la parola “presunto”, seppure un po’ ipocrita, va scritta, non è peccato. Lo rimbrotta pure il Magistrato al quale il Ministro, non a torto, risponde di indagare su chi ha divulgato i dettagli. Il saper rimanere silenti non è virtù diffusa.

Ma è troppo tardi. L’euforia punitiva si è già scatenata e sa già del sangue della vittima (passata in secondo piano) misto a quello del suo carnefice “individuato”.

Il “carnefice”, con le sue presenze social, da scovare, da svelare, da interpretare, per renderci tutti 60 milioni di criminologi, più di quelli, spesso sedicenti, che popolano la TV talvolta anche in prima serata. Gli aforismi, le foto, le bambine, pur rigorosamente pixelate, i cuccioli, tutte le puttanate che mettiamo su Facebook. C’è l’intero campionario di materiali riciclabili in pornografia vestita da giornalismo d’inchiesta.

Il mostro superstar, con la sua vita, anche passata, mostruosa, con la sua famiglia mostruosa. Sì, perché un mostro non può vivere al di fuori di un contesto mostruoso, non ci è concepibile qualcosa di differente.

Alla vittima, alla figlie – parimenti vittime – pensano in pochi. E’ soltanto un vomitevole mercato della politica e dell’informazione voyeuristica dal quale Pietà e Giustizia sono bandite.

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