:.:.: (il blog di) Daniele Minotti

diritto delle nuove tecnologie e altro

Pericoli concreti

Una sentenza che fara’ discutere, specie per questo passaggio (relativo a produzione di materiale pedopornografico - art. 600-ter, comma 1, c.p.)

In base a questa impostazione, i Giudici hanno concluso che, per il perfezionamento della fattispecie, necessita che la condotta dello agente abbia una consistenza tale da implicare il concreto pericolo di diffusione del materiale pornografico prodotto; la norma mira ad impedire la visione del minore ad una cerchia indeterminata di pedofili e, di conseguenza, non configura la ipotesi di reato la produzione pornografica destinata a restare nella sfera strettamente privata dello autore“.

Quando i poteri litigano (e ci perde la Giustizia)

Su Penale.it ho appena inserito un’interessante sentenza della Consulta, appena depositata.
Riguarda l’operato della Commissione parlamentare e della Procura di Roma sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
Da leggere. Se non per gli aspetti giuridici, per le implicazioni che chiamerei… politiche e che, dunque, riguardano tutti.

Stupefacenti, Internet e art. 21 Cost.

Una decisione molto interessante del Tribunale di Rovereto.
Non tanto per chi inneggia alla “droga libera” (e non entro nel merito, perche’ e’ un tema complessissimo), ma per l’interpretazione del diritto di libera espressione del pensiero anche in relazione a temi “scottanti”, tabu’.
Su Altalex.
Ecco la notizia apparsa ai tempi su Punto Informatico. Perche’ avevano sequestrato il sito oggetto del procedimento e arrestato il titolare…

Anche la detenzione…

Che anche la mera detenzione di materiale pedopornografico fosse punibile, gia’ si sapeva perche’ il reato e’ previsto dall’art. 600-quater c.p. Dunque, certe notizie lette nei giorni scorsi sono non notizie.
Diverso e’ il discorso della sua legittimta’ costituzionale. La Suprema Corte ne tratta, pur in poche righe, e dice, in buona sostanza, che si punisce (anche) il consumatore finale perche’ alimenta la produzione.
Dunque, la norma e’ legittima e neppure deve essere mandata alla Consulta.

Cartella Temp

Pur non conoscendo tutti i dettagli del fatto, mi lascia mooooooooolto perplesso questa affermazione:
"In proposito il ricorrente sulla base degli accertamenti compiuti dalla polizia giudiziaria ha precisato che la cartella "Temp" è una normale cartella di sistema dove i files possono essere salvati solo dall’utente, come è avvenuto nella fattispecie. Essa si differenzia dalla cartella "Temporary internet files" ove effettivamente possono finire i dati provenienti dalla navigazione in internet in via temporanea. Nella fattispecie però i dati rinvenuti nella cartella "Temp" erano stati salvati dall’utente, tanto è vero che al momento del sopralluogo si trovavano ancora nel computer".
Presa dove? Da una recente sentenza in tema di pedopornografia, QUI.

Minori e autoproduzione pornografica

Tempo addietro, commentando un caso di cronaca, avevo approfondito il tema dell’autoproduzione di materiali pornografici da parte di minorenni.
Recentemente (e in relazione ad un diverso fatto di cronaca pur, sembrerebbe, con i diversi contorni della violenza sessuale) la Cassazione si e’ pronunciata sul punto. Ed ha confermato che e’ reato.
Discutere sull’opportunita’ di una legge che vieta queste autoproduzioni e’ un altro discorso.
Dura lex, sed lex.

La diligenza delle banche

I fatti. Tizio e’ un titolare di carta Bancomat. Un giorno, si reca all’ATM per fare un prelievo, ma la macchina infernale si mangia il prezioso rettangolo di plastica magnetizzata.
Avverte il personale dell’istituto e si sente rispondere che la carta e’ stata trattenuta dall’ATM in quanto il correntistita ne aveva domandata una diversa, che riceve seduta stante.
Successivamente, scopre che gli sono stati abusivamente prelevati circa 5 milioni di lire con la vecchia carta (clonata?).
Tizio, cita in giudizio la banca. Perde in primo e secondo grado, ma la Cassazione, che annulla con rinvio la decisione di appello, pone un quesito di rilevantissima importanza e, forse, dalle conseguenze rivoluzionarie in altri servizi (v. banking online e phishing).
Ecco uno stralcio del sintetico ma puntuale commento di CittadinoLex: "la banca, svolgendo attività professionale, deve adempiere tutte le obbligazioni assunte nei confronti dei propri clienti con la massima diligenza, non solo con riguardo all’attività di esecuzione di contratti bancari in senso stretto, ma anche in relazione ad ogni tipo di atto o di operazione, per cui i giudice di merito avrebbero dovuto valutare, con riferimento al servizio bancomat, se al di là di contrarie previsioni regolamentari, la banca sia comunque responsabile laddove non abbia provveduto, con strumenti idonei, a garantire la sicurezza contro eventuali manomissioni".

Urgenza! No, contrordine.

A volte, molto raramente, succede. La Consulta ha avuto coraggio ed ha preso una decisione.
Spero che il malcostume e lo stupro della Costituzione vengano presto meno. Abbiamo sopportato sin troppo.
Consulta On Line segnala un valido commento di Alfonso Celotto sulla decretazione d’urgenza, questa volta stroncata dalla Corte Costituzionale.
Continuate cosi’.

Sorveglianza ed ex-Cirielli: si’, pero’…

Altra spallatina alla ex-Cirielli, sempre dalla Consulta.
Oggi, e’ stata depositata la sentenza 79/2007 che, in estrema sintesi, dice che i piu’ ristrettivi criteri di accesso alle misure alternative alla detenzione (es.: affidamento in prova ai servizi sociali) introdotti dalla legge di cui all’oggetto, non sono retroattivi. Se sono maturati, precedentemente, i presupposti, puo’ accedervi. Ex-Cirielli o meno.
QUI, su Penale.it.

Raccolta scommesse e Unione Europea

Qualche anno fa, in provincia di Teramo e Bari, furono indagate diverse persone per raccolta (anche online) di scommesse che, nel nostro Paese, e’ reato, anche di una certa gravita’.
Invero, i primi provvedimenti furono favorevoli agli indagati in considerazione di alcune norme europee.
Il 6 marzo scorso, su uno dei due casi, si e’ pronunciata anche la Corte di Giustizia UE ricordandoci (evidentemente mai abbastanza) che esistono principi come quello della liberta’ di stabilimento e, l’altro, della libera prestazione dei servizi. Gli stessi conosciuti dai giudici di Teramo e Bari, ma, evidentemente, ignorati dal nostro legislatore che fa di tutto per mantenere un monopolio assurdo e, anzi, illegale.
Ecco la scheda di tutta la causa con link anche alla sentenza.