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27 Mar 11 Il diritto all’oblio, oggi

(da ZeusNews del 26 marzo 2011)

L’esercizio del diritto di cronaca online prevale rispetto alla riservatezza del singolo soltanto se a termine. Scaduto quest’ultimo, deve ritenersi illecito.
E’ questa, secondo una mia estrema sintesi, la conclusione del Tribunale di Ortona in una vicenda segnalatami da un amico (ma vedo che la Rete è già in subbuglio).
Primadanoi è un quotidiano online molto noto in ambito abruzzese. Anni fa, aveva pubblicato la notizia degli arresti domiciliari imposti a due coniugi per fatti di presunta tentata estorsione.
Successivamente, i coniugi erano stati scagionati e gli atti archiviati. Puntualmente (ma sappiamo tutti che non succede spesso), il quotidiano ha provveduto diligentemente ad integrare quello stesso articolo con la notizia dell’archiviazione e, addirittura, con l’annuncio, fatto dal legale dei due, della richiesta di un risarcimento per l’ingiusta detenzione patita.
Beh, ai coniugi pare non sia bastato. Dopo essersi rivolti al Garante (il quale ha ritenuto la liceità del comportamento del quotidiano), i due hanno provato anche la carta della giustizia ordinaria (civile), ottenendo soddisfazione: risarcimento, cancellazione dell’articolo, vittoria di spese legali.
Giuridicamente, il punto è il bilanciamento tra diritto di cronaca (sotto il profilo del trattamento di dati personali per scopi giornalistici) e diritto all’oblio che, in effetti, in Internet si fa particolarmente sentito.
Lo sanno bene a livello europeo dove proprio in questo’ultimo periodo si è iniziato a parlarne con maggiore concretezza, ma già dal 2009 c’è una proposta di legge presentata alla Camera (e che va proprio ad intervenire tra l’altro, proprio sull’art. 11 d.lgs. 196/2003, v. sotto).
Attualmente, tutto potrebbe ruotare intorno agli artt. 11 e 25 d.lgs. 196/2003 (proprio quelli menzionati dal tribunale di Ortona) secondo cui, in buona sostanza, le attività di comunicazione e diffusione dei dati sono lecite soltanto entro un certo limite temporale (non rigidamente specificato, ma correlato alle finalità). Tuttavia è chiaro che si tratta soltanto di un abbozzo di un diritto all’oblio e che, anche in considerazione della legge in fieri, il giudice abruzzese potrebbe essere andato oltre, per giunta enunciando un principio che, se dovesse consolidarsi, metterebbe in crisi non poche attività telematiche.
Di certo, per una realtà che non può essere paragonata, così semplicemente, alla carta stampata, occorrerebbero norme più chiare e ad hoc.

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15 Mar 11 Licenza di taggare

Pare che negli Stati Uniti non occorra un permesso per taggare una persona su FaceBook, ma, afferma Mike Mesnick, “I’ve heard the argument that in Europe, it’s possible to use various privacy laws to demand that someone remove a photo or “tag” of the requester”.
In realtà, non è esattamente così in quanto già il viso ritratto in una foto è un dato personale e, come tale, tutelabile ai sensi del d.lgs. 196/2003, anche in assenza di un tag che riporti nome e cognome. Pertanto, contrariamente a quanto sostiene l’estensore dell’articolo, non è tanto questione di tag, ma di semplice immagine.
Molto può dipendere anche dal contesto e da altri fattori (ne parlavo nel Minottino), ma, in linea di massima, suggerisco di fare atenzione a pubblicare (anche senza taggare) immagini altrui.

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24 Feb 11 Sbatti l’inquilino in prima pagina

Malgrado in questi giorni l’opinione pubblica sia giustamente più preoccupata per le vere e proprie civili nel Nordafrica (e non solo), si parla ancora un po’ della nuova “affittopoli” milanese.
Alcuni personaggi, magari “pizzicati” a pagare affitti più che calmierati, non hanno gradito la pubblicazione dei loro nomi invocando un presunto diritto alla privacy, che riempie sempre la bocca.
In realtà, sia l’Ospedale Maggiore Policlinico che il Pio Albergo Trivulzio avevano interrogato il Garante circa la diffusione dei nomi degli affittuari.
La risposta è riassunta in un comunicato stampa dello stesso Garante: “Le norme sulla protezione dei dati personali non pongono ostacoli alla conoscenza dei nominativi degli affittuari degli immobili di proprietà di enti pubblici da parte dei consiglieri comunali, provinciali e regionali, laddove la richiesta sia utile per l’espletamento del loro mandato”.
E, comunque, i media devono sempre valutare “che esse [le informazioni] siano pertinenti e non eccedenti, e comunque non lesive della dignità delle persone interessate”.

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18 Gen 11 Sbatti il mostro su Facebook

Succede che a Rapallo (peraltro, la “mia” città) un assessore si fa ritrarre in posa fascista (saluto romano) e bandierone R.S.I. La foto – direi anche “puntualmente” -  finisce su Facebook, verosimilmente per opera di un’altra persona ritratta.
L’amministratore si difende sostenendo che si è trattato di una goliardata, che, comunque, il fatto rientrava nella sua sfera privata e che, infine, quella foto non doveva essere pubblicata.
Ora, soltanto premettendo l’ovvio e cioè che il fascismo va condannato senza riserve, (*) non voglio entrare nel merito politico della vicenda (per tante ragioni… e l’assessore non è l’unico che conosco in quella foto…) o approfondire le implicazioni giuridiche di essa, ma quando ci si fa fotografare con evidente consenso, il male è necessariamente Facebook?

(*) Vorrei conoscere il nome dei genitori del bambino ritratto nella foto…

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03 Nov 10 Opt-out

Come forse saprete, poco più di un anno fa il nostro legislatore aveva introdotto un registro di opt-out per il marketing telefonico.
In buona sostanza, con disinvolta eccezione rispetto alla regola generale dell’opt-in, per non essere più chiamati da questo o quel call center occorre “sganciarsi” esercitando il “diritto di opposizione”, cioè inserire il proprio numero in un apposito registro pubblico delle opposizioni. Sì, perché se il nostro numero compare su un elenco telefonico, allora può essere tranquillamente utilizzato senza il nostro consenso, salvo, appunto, che vi sia questa opposizione.
Ebbene, finalmente abbiamo il regolamento, il d.P.R. 7 settembre 2010 , n. 178 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di ieri.
Una cosa realmente complicata…

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29 Ott 10 Palo Segreto

La notizia merita un post a parte. Nel post precedente, davo atto della smentita della Postale e dell’insistenza de L’Espresso anche circa il “segretissimissimo” incontro a Palo Alto tra i vertici di Facebook e la nostrana Polizia Postale. Sembra per penetrare arbitrariamente nei profili degli utenti.
Ebbene, grazie ad un lettore (peraltro attendibilissimo…), ho scoperto che il “segretissimissimo” meeting (ai limiti del complotto mondiale, ovvio) era stato reso pubblico (ops… sarà stato un hacker?) sin dal 7 ottobren 2010. Da chi? Dalla Polizia.
Buon giornalismo d’inchiesta.

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29 Ott 10 Spioni sociali? – Updated

La notizia.
La smentita.
Potrei fermarmi qui anche ricordando che il mondo è pieno di allarmisti, ma vale la pena di fare qualche approfondimento.
Cominciamo col dire che la “notizia” è che la nostra Polizia Postale avrebbe stretto con Facebook un patto segreto per spiare tutti gli utenti del social network più popolare: “Un patto segreto con il social network. Che consente alle forze dell’ordine di entrare arbitrariamente e senza mandato della magistratura in tutti i profili degli utenti italiani “.
Il patto è tanto segreto che i segugi de L’Espresso l’hanno scoperto subito, nei minimi dettagli.
Se, poi, anche l’indignato Alessandro Gilioli conferma il tutto “sulla fiducia”, allora la notizia è vera, al di là di ogni ragionevole dubbio. Sì, perché come dice Gilioli, le fonti del suo collega sono “certe e affidabili“. Mi piacerebbe conoscere le fonti. La Polizia stessa citata nel primo articolo? Mah…
Tutto può essere, ovvio, ma fermiamoci, almeno in prima battuta, al verosimile. Altrimenti, rischiamo di produrre bufale.
Se fosse vero quanto raccontato da L’Espresso, ci troveremmo di fronte a gravissime violazioni di certa rilevanza penale. E tutta questa mega porcheria uscirebbe fuori così, subito dopo e con inusuale “naturalezza”?
Quelli di Facebook non sono dei cretini. Anzitutto, non ucciderebbero così il proprio business “vendendo” i propri utenti.
Per giunta, non vedo cosa abbiano da temere tanto da scendere a pesanti patti, senza essere accusati di alcunché, con una polizia straniera.
E, in effetti, alla fine i vertici della Polizia Postale la spiegano molto diversa, smentendo la notizia. Tendo a credere a quest’ultima versione, quella di una semplice collaborazione, quanto meno per verosimiglianza.
Così, anche L’Espresso pubblica la smentita dalla Polizia, ma insiste sulla veridicità della notizia. Misteriosamente, però, scompare ogni riferimento a quella “arbitraria” intrusione nei singoli profili, mentre si parla di “osservazioni”, cosa ben diversa.
E, d’altro canto, l’esistenza di infiltrati in ambienti potenzialmente criminali, non è certo da considerarsi “indagine illegale”.
Insomma, la risposta de L’Espresso appare parecchio elusiva del nocciolo della questione, cioè la reale messa in pericolo delle libertà dei singoli pur di fronte ad esigenze investigative.

Aggiornamento di poco dopo: leggo che anche il senatore PD Vincenzo Maria Vita ha commentato la cosa. Preferirei omettere giudizi sulla “frettolosità” dell’intervista e l’occasione tutta politica, per nulla tecnica. Osservo, comunque, che anche il parlamentare si rende conto che Facebook avrebbe fatto un clamoroso autogoal, ma non ne trae le dovute conseguenze in punto verosimiglianza della notizia.
Conclusione: un altro che parla di Internet con intenti politici, ma senza conoscere molto l’argomento.

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28 Ott 10 Nonsoloquerele

Nel post immediatamente precedente mi interrogavo circa la possibilità di contestare, nel caso dei dati captati dalle Google Car, il reato di Interferenze illecite nella vita privata ex art. 615-bis c.p. (*).
Leggendo un commento sempre al post precedente, ho capito che occorreva dare maggiore evidenza a quanto scritto dal Garante nel provvedimento di blocco che avevo già linkato.
E, infatti, il documento fa riferimento agli artt. 617-quater e 617-quinques c.p. (applicabilie per  apparecchiature e intercetazioni informatiche e telematiche), tacendo sul 615-bis c.p., ipotesi, peraltro, che mi sembra applicabile soltanto alle foto (mediaten strumenti di ripresa visiva) e non ai dati veicolati mediante wi-fi.
Ieri, Fulvio Sarzana di S. Ippolito avevo anticipato qualcosa.

Per comodità del lettore non giurista, ecco i due primi commi:
Chiunque mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.
Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo
“.

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27 Ott 10 E la querela?

Dopo le auto targate Google (magari, linkiamo il provvedimento del Garante, male non fa), pare che per Big G arrivino nuove grane.
Proprio su segnalazione del Garante, a seguito degli accertamenti sull’accidentale acquisizione di dati veicolati via wi-fi durante le riprese per Street View, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo.
Ora, siccome i media ci parlano di un’ipotesi di Interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.) e che si procede d’ufficio soltanto “se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato” (mi pare non ricorra nessuno dei casi) che senso ha tutto ciò?
Poi, può sempre essere che mi sfugga qualcosa, ovvio.

P.S.: Mi convince poco anche la contestazione di quel reato, ma vedremo…

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09 Set 10 Bancomat e home banking: quali responsabilità?

Max Eroli (sì, OK, sono in confidenza) ha scritto un ottimo articolo per Diritto & Diritti dove, incidentalmente, parla di phishing. Da leggere.

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