Chi sa qualcosa su The Pirate Bay? UPDATED
Pubblicato da Daniele
Sappiamo veramente poco eppure almeno due ISP hanno ricevuto un fax da Bergamo. Per inibire l’accesso a TPB. Dubito che su quel documento possa essere richiamato un qualche segreto istruttorio eppure non viene fuori.
Ora, sia come giurista che come cittadino, a me piacerebbe conoscerne il contenuto. In particolare, vorrei sapere:
- i reati contestati (facilmente immaginabili, ma ci vogliono certezza e precisione);
- i comportamenti addebitati (perché non è così immediato che un torrent track abbia più di un ruolo neutro in certe vicende);
- la forma del provvedimento (cioè, se si tratta di un sequestro preventivo come da me ipotizzato o di altro).
Anche se siamo nella settimana di Ferragosto, avete vie per contattarmi.
Grazie.
Aggiornamento del poco dopo: Grazie alle segnalazioni dei commentatori, ecco cosa dice, oggi, la stampa. Ovvio che si aspettasse un “comunicato autorevole e ufficiale”.
Eco di Bergamo
La Stampa
MyTech
Corriere
Ansa
L’Unità
Repubblica by Alessandro Longo
(to be continued…)
Sul denigrarci
Pubblicato da Daniele
Oggi, complice un lieve malanno che ha fatto il giro della famiglia e, alla fine, è arrivato a me, sono stato in casa; invece di andare al mare coi ragazzi.
Prima di avere notizia del caso di The Pirate Bay, avevo letto un titolo (Corriere? Repubblica?) sul nostro italico denigrarci. Non lo trovo più e se qualcuno volesse linkarmelo…
Anyway, dopo il clamore della Baia inibita mi è ritornato in mente, almeno nei principi che penso di aver intuito dalla lettura del solo titolo.
Mi riferisco a questa storia che la “censura” sarebbe stata posta in essere da un governo fascista (il nostro), da Berlusconi novello Mussolini, quasi in persona o per mano di altri (i magistrati di Bergamo). E’ un’idiozia senza pari. come se, prima delle ultime elezioni, si fosse indicato Prodi.
Bene, passi per quelli di The Pirate Bay che hanno un’idea piuttosto confusa (anzi, inesistente), sulla politica, sui fatti e su come funzionano la cose qui da noi. Basterebbe informarsi un po’ meglio, ma il rigore non dovrebbe avere confini. E farebbero anche bene a difendersi diversamente, in modo più composto ed efficace.
La cosa che, invece, è imperdonabile è che questo atteggiamento e queste conclusioni sono state fatte proprie anche da buona parte della Rete nostrana. C’è che noi italiani amiamo sempre denigrarci, accettando insulti e lezioni etiche da chi, come detto sopra, dimostra ignoranza, pressapochismo e probabilmente malafede e che, soprattutto, fa perfettamente capire di avere un certo bruciore alle terga, peraltro cavalcando indistintamente (perché non è sempre così, ma fa facile presa sui più ingenui) il sempreverde cavallo della libertà di espressione del pensiero.
La cosa che mi fa piacere è che il post di TPB è stato commentato, tra tanti deliri, anche con un po’ di orgoglio italiano. Berlusconi o non Berlusconi, non c’entra nulla.
Basta farci insultare e insultarci, non lo meritiamo proprio. Ognuno guardi a casa propria. La Baia è stata attaccata in tutto il mondo. I censori siamo soltanto noi?
Provvedimenti atipici? - UPDATED 3
Pubblicato da Daniele
Riprendo il discorso del post precedente e faccio una premessa che penso doverosa. La situazione è molto confusa, le notizie frammentarie e non necessariamente attendibili al 100%. Quindi… cautela. Diciamo che si fanno delle ipotesi. Poi, se arriva qualcosa di nuovo, si consolida e si cambia opinione, eventualmente.
Partiamo dalle testimonianze.
Il già citato Bhurro (se non funziona il link al post, andate in homepage) mi sembra il più informato.
Dice che ieri mattina si è svegliato, ha provato ad andare in Baia e si è ritrovato sul muso una di quelle classiche “pecettone” che si vedono sui siti sequestrati.
Il testo: “Guardia di Finanza. Nucleo di Polizia Tributaria di Bergamo. Inibizione dell’accesso al sito in esecuzione di provvedimento dell’Autorità Giudiziaria P.P. n. 10322/08 RGNR - mod. 21, acceso presso la Procura della Repubblica del Tribunale ordinario di Bergamo. colombo-bt.org”. Segue una veloce traduzione in inglese.
Io, al momento, il “pecettone” non l’ho visto (mi dà, come a molti, semplicemente non raggiungibile) però mi riesce difficile pensare che Bhurro si inventi una cosa del genere (ma ci sono altre incongruenze, come sarà già saltato agli occhi).
Infine, riferisce di aver saputo, girando un po’ di forum, che tutto sarebbe partito da un’ordinanza del GIP di Bergamo inviata, via fax, a tutti (o quasi) i provider e volta all’inibizione dell’accesso alla Baia.
Curiosando ancora un po’ in giro, si scopre sul blog di The Pirate Bay è scritto che il “responsabile” di questo attacco alla libertà di espressione del pensiero (molti la pensano così) non sarebbe tanto Berlusconi, ma, indirettamente, Giancarlo Mancusi, come si sostiene in giro vero braccio violento del primo (sic). Il magistrato (perché si tratta di un pubblico ministero di Bergamo, peraltro il n. 2 della Procura) è, in effetti, colui che ha condotto le indagini contro colombo-bt.org. Quanto ritrovato da Bhurro, proprio perché riferito a quest’ultimo sito, potrebbe confermare, a mo’ di svista nell’inserimento del “cartello”, il coinvolgimento del magistrato. Ma, per adesso, io non ho trovato una fonte certa. Personalmente, poi, non ho alcuna notizia circa un collegamento così stretto tra Berlusconi e il dott. Mancusi. Se a voi risulta qualcosa, ci sono i commenti. E anche se fosse, non se se potremmo avanzare tesi così forti, eccessive.
Al di là di ciò, di quanto mi sembra espressione disordinata di malumore politico come accaduto per la vicenda di Matteo Flora, si traggono conclusioni che fanno prendere vie molto sbagliate e, allora, non si può pretendere alcuna soluzione al caso. Molti sono distanti anni luce dalla giusta via.
Cominciamo da alcune inesattezze, anche omettendo i nomi (non servono, a mio parere). Parliamo di ruoli e legge, magari sulla scorta del caso fotocopia riferitoci dal già linkato Eco di Bergamo.
Se c’è veramente un GIP di mezzo (e attenzione: il fatto che il “pecettone” parli di Procura significa soltanto che i provvedimenti del GIP li esegue, appunto, la Procura), con ogni probabilità si tratta, formalmente, di un decreto (non di unìordinanza) di sequestro preventivo (art. 321 c.p.p.) emesso, nelle indagini preliminari, dal GIP su richiesta del pm. Francamente, sulla scorta delle informazioni che abbiamo, non vedo altra possibilità.
Il problema è che, come suggerito dal sempre attento lorenzodes nei commenti al post precedente, l’”inibizione all’accesso” non corrisponde ad alcuna figura tipica tra le misure cautelari reali. E, francamente, non penso che il GIP se la possa inventare.
Ma inizibione (a me, a te, agli utenti che si collegano con un ISP italiano) non è certo sequestro (che come molti sanno, si fa molto diversamente anche se la legge tace).
Allora, sbaglio io nella mia ipotesi oppure la misura è illegale. C’è una terza via possibile? Penso di no, anche se, spero, presto sapremo qualcosa di più.
Per completezza, escludo che si sia agito con gli strumenti di inibizione di siti di gambling non “convenzionati” AAMS o di pedopornografia (il provvedimento di Gentiloni di cui dicevo al post precedente). Anzittutto, come per colombo.bt.org, è sostanzalmente certo che si parla di diritto d’autore (in relazione alla cui violazione non esistono strumenti del genere), poi i provvedimenti di inibizione non spettano alla magistratura.
Vediamo un po’. Sono realmente curioso.
Aggiornamento del 10 agosto 2008, ore 19:50: Pare che Enzo Fogliani abbia già espresso le sue perplessità. Ed è molto cauto, ovviamente.
Aggiornamento dell’11 agosto 2008, ore 10:15: Dove riesce ad arrivare la mente pur di giustificare le proprie tesi. Questo blog sostiene che il dott. Giancarlo Mancusi sarebbe l’autore di questa tesi di laurea. Peccato che il dott. Mancusi a Bergamo sia Sostituto. Sarà laureato da trent’anni, probabilmente anche di più…
Ripeto che muovendosi così si perde di vista il nocciolo della questione, allontanandosi sempre di più dalla via giusta. Quanto appena scritto (e che ho barrato) è una grossa sciocchezza. Chiedo scusa e mi correggo. Ero convinto di aver letto, da qualche parte, che Mancusi era aggiunto (e non sostituto). QUI la scheda di tesionline.
Aggiornamento dell’11 agosto 2008, ore 12:30: Pseudotecnico ci spiega molto bene perché Bhurro, provando a collegarsi a TPB, ha visto il “pecettone” relativo al colombo-bt. Che pare non essere una svista degli operanti, ma question tecnica di DNS.
The Pirate Bay censurata? - UPDATED
Pubblicato da Daniele
Matteo segnala questo caso di (presunta) censura. La Baia piratesca rilascia un comunicato ufficiale. Ci sono molte imprecisioni, anche qui molto pregiudizio.
Ovviamente, il diavolo e’ sempre Berlusconi. Peccato che il “mezzo giuridico” verosimilmente utilizzato per l’inibizione di certi IP qui da noi sia un’invenzione del precedente governo di centrosinistra, in particolare del Ministro Gentiloni. E gia’ sotto quella gestione era stato usato per fatti molto più controversi e di chiara espressione di libertà che, con la pedopornografia, non avevano alcunche’ a che fare (Operazione: Pretofilia).
Osservo, peraltro, che, se noi siamo fascisti, allora siamo in buona compagnia. Wikipedia riporta una serie di enti che hanno fatto causa a TPB: c’e’ l’avanzatissima Svezia e l’eticissima Apple.
Sul resto, non posso dire molto. Mi premeva soltanto fare questa precisazione.
Il punto, prima di parlare di censura, e’ che da parte di chi ha ordinato il filtro occorrerebbe molta più trasparenza. Che occorre pretendere a gran voce.
Aggiornamento del subito dopo: Eh… prima dovrei documentarmi meglio, poi scrivere… Bhurro dice che, con il suo provider, e’ riuscito a vedere una “schermata” della GdF posta per ordine della Procura di Brescia che, però, fa riferimento ad un altro caso (Colombo-bt). Io riporto la notizia e se fosse cosi’ Berlusconi e Gentiloni sarebbe completamente innocenti. Va detto…
Diffide - UPDATED
Pubblicato da Daniele
Un contributo molto interessante sul caso Mediaset vs. YouTube, da Radio 24. Da ascoltare tutto e se vi interessa la posizione di Mediaset, dal minuto 28, circa. QUI l’integrale.
Penso sia doveroso ascoltare tutte le posizioni, specie quando possono cambiare le prospettive, almeno per chi vuole vederci chiaro prima di dare un giudizio.
Anche questo potrebbe dimostrarsi il “caso” YouTube, non una questione di libertà.
Aggiornamento del poco dopo: Giustamente, lorenzodes, nei commenti, opina le parole dell’avv. Assumma circa il presunto furto nel diritto d’autore. Aggiungo io: è un errore macroscopico, nella realtà delle cose e nel diritto. Putroppo, questo falso parallelo porta ad una certa legislazione. L’ho detto molte volte (non so se sono arrivato prima, ma sono molto lieto che Andrea Rossetti la pensi come me).
What’s net neutrality?
Pubblicato da Daniele
Massimo fa bene a preferire il fare al dire. L’ulteriore considerazione sulle “cose di sinistra” non mi sembra abbia rilevanza se non quella di richiamare, con una vena snob, dicotomie anacronistiche, realmente poco adatte al presente.
Veltroni si accorge del fenomeno social network (che, come vedremo, non c’entra tanto quando si parla del caso Mediaset vs. YouTube) e lo fa, guarda caso, quando il “cattivo” è, sostanzialmente, il suo avversario politico: Mediaset-Berlusconi. Non mi risulta che abbia speso una parola per casi come “Calciolibero” e “GoogleVideo” (per citarne soltanto due): troppo insignificanti i ragazzi di Calciolibero, inopportuno (specie per la sinistra) prendersela coi magistrati peraltro in un caso dove, nominalmente, si tutela un ragazzo un po’ più debole aggredito da quattro scemi di guerra.
Comunque sia, i social network c’entrano poco o, comunque, vengono in ballo in seconda battuta.
Il vero rischio - e non sono il primo a dirlo - è per la network neutrality, ma Veltroni neppure la cita (probabilmente perché non sa cos’è).
QUI la relativa voce su Wikipedia, buon punto di partenza.
Ancora su Google Video…
Pubblicato da Daniele
…per segnalarvi questo breve (ma molto interessante) post di Carlo Felice. Il nocciolo sta nel riferimento a quanto, a suo tempo, riferito da Giornalettismo militante.
Che, contrariamente a quanto (pur comprensibilimente, in astratto) sostiene Guido, potrebbe fondare la tesi del “caso” Google Video.
Vedremo.
Senza parole
Pubblicato da Daniele
Nel 2006, era novembre, della cosa si parlò molto. Avevo scritto qualcosa (sul giuridico, non ho molto da aggiungere) e rimando anche a questo post di Montemagno dove sono linkate altre opinioni. Il caso di Google Video e del filmato del giovane disabile messo alla berlina da quattro stupidi.
Oggi, a parte qualche articolo “fotocopia” su alcuni quotidiani, la notizia è passata sostanzialmente nel silenzio. L’altra sera ho linkato Repubblica, ora propongo anche La Stampa (e v. anche sotto per la carta).
Eppure, non si tratta di una notizia qualunque, senza conseguenze.
Un conto è l’inizio di un’indagine (magari uno di quegli “atti dovuti” di cui, a volte, si parla), un conto è la conclusione di questi giorni (che, normalmente, è l’ultimo atto prima del quasi ineluttabile giudizio).
Insomma: i pm milanesi ritengono che Google avesse la possibilità e il dovere di inibire la pubblicazione del video incriminato e, visto che non l’hanno fatto, deve essere punita (sanzionando penalmente rappresentanti e responsabili). E pare (sottolineo pare perché al momento non so molto di più di voi) che in capo a Google sia stata riconosciuta una “posizione di garanzia” quella che, appunto, serve a garantire che non si commettano reati. E se i reati si compiono risponde chi aveva l’obbligo giuridico di impedirli.
Conosco uno dei due magistrati, il dott. Francesco Cajani stimato (non soltanto da me) personalmente e professionalmente. Non è uno sprovveduto, uno che non conosce la materia telematica e/o ha molti pregiudizi. Ed è per questo che, pur non conoscendo le “carte”, rimango assai stupito. Penso sia necessario un approfondimento.
Ripeto che, a differenza del 2006, la notizia (oggi molto più importante) non ha avuto una grande diffusione. E me ne sorprendo, per il motivi già visti. La Stampa di carta, però, vi ha dedicato un’intera pagina proprio ieri. Hanno intervistato Guido Scorza ed il sottoscritto. Siamo concordi su molti punti. Certo, Google non chiuderà, ma le piattaforme di user generated content rischiano grosso e con esse la libertà di espressione. Che, sicuramente, non riguarda quei ragazzi cretini che hanno sbeffeggiato vigliaccamento un loro coetaneo più debole (e solo contro tutti), ma tutti gli altri, tutti noi.
Telefonate inventate e… diritto di satira? - UPDATED 5
Pubblicato da Daniele
Leggo ora, sul Corriere. Un sito avrebbe pubblicato il testo di un’intercettazione (dichiaratamente inventata) Berlusconi-Confalonieri. A sfondo sessuale, pare.
In effetti, la notizia mi era arrivata via email, nel primo pomeriggio. Ho visitato il link segnalato, ma non ho trovato alcunché di rilevante. Dunque, non sperate che vi indichi la fonte perché proprio non la conosco (e, sinceramente, neppure mi interessa tanto).
Sta di fatto che, sempre a quanto riferisce il Corriere, il testo era dichiaratamente inventato. Il carattere satirico di una vignetta si percepisce subito. Per uno scritto - specie in questo clima - potrebbe servire dichiararlo.
Allora: c’è veramente reato? E sarebbe corretto oscurare il sito?
Io non lo so anche perché molto dipende dal testo. Però… ricordo che il diritto di satira è per tutti, non soltanto per i maestri della vignetta o per i comici, più o meno blasonati.
Su Il Minottino, in effetti, avevo scritto qualcosa. Potrebbe essere l’occasione per un approfondimento.
In punto “opportunità” di azioni legali, infine, mi permetto di suggerire a chi si sentisse leso da quella trascrizione dichiaratamente farlocca di prenderla con filosofia, riderci sopra e, così, rendersi simpatico al Paese. Come, al di là dei nostri credo politici, ha già saputo fare parecchie volte.
Aggiornamento del subito dopo: la pagina che mi era stata segnalata via email risponde con un bel 404, mentre il sito risulta “in manuntenzione”. Autocensura?
Ulteriore aggiornamento, poco dopo: ho voluto vedere il codice html della homepage, quella con scritto “Sito web in manutenzione”. Mi sembra un po’ strana. Leggo questo commento
<!–
webserver@staff.aruba.it
riferimento a
http://forum.aruba.it/procedura.htm
Comunicazione inviata via mail all’indirizzo di riferimento –>
Il che mi fa pensare che, per coincidenza, c’è un problema tecnico proprio quando scoppia la bomba oppure quelli di Aruba hanno voluto/dovuto agire così.
Ancora un aggiornamento, sempre poco dopo: facendo una ricerchina mirata, ho scoperto che diverse persone lamentano una certa procedura di “manutenzione” da parte di Aruba, come nel caso eBayAbuse.it.
Ultimo aggiornamento, giuro (per questo post): anche il Corriere, ora (in fondo all’articolo editato), dà notizia dello stato di “manutenzione”. Soltanto che io, personalmente, dubito che la magistratura possa essersi attivata in così poco tempo.
Aggiornamento, non posso rispettare il giuramento: il Corriere, a sua volta, aggiorna il proprio articolo con una sorta di mini intervista al titolare del sito (non ne fa il nome… io lo so e non lo dico
il quale sembra affermare che la “manutenzione” sia dovuta ad eccesso di traffico.
I soliti sequestri
Pubblicato da Daniele
Dario Salvelli, citando il Minottino, riassume perfettamente il mio pensiero. Con un po’ di veggenza, peraltro, perché quelle cose (più o meno) le avevo scritte in una bozza di post mai pubblicato perché andavo troppo controcorrente (specie sulla conformità giuridica - in via astratta - del sequestro). Ma ci ho ripensato.
Bene, abbiamo notizia di sequestri e di querele. Rinvio sempre a Dario, anche se sono due casi in questi giorni notissimi.
Non si tratta, ad esempio, di violazioni del diritto d’autore o di pedoporno. No… espressione di cronaca e critica. Dunque, la faccenda si fa ben diversa.
Il sequestro preventivo ha uno scopo: quello di impedire ulteriori conseguenze del reato (nel nostro caso, una presunta diffamazione) o la commissione di altri. Se un sito non è stampa, non ha la copertura costituzionale del divieto di sequestro.
Dunque, teoricamente, ci sta. E’ giusto dirlo e ribadirlo. Ai sensi di legge, senza divagare in modo demagogico.
Rimangono due problemi:
- ma non si poteva limitare il sequestro al singolo post incriminato? Sì, a volte è successo, ma si potrebbe obiettare che il mantenimento di un blog consentirebbe al blogger di rincarare la dose (i.e. commettere nuovi reati);
- ma perché, come nell’esempio di Dario, Travaglio “la passa liscia”? (nel senso che, al limite, lo querelano, ma non gli sequestrano il blog). Il fatto che Travaglio sia un giornalista non trasforma, automaticamente, i suoi scritti in stampa. D’altro canto, Antonio Monteleone ha dimostrato di ”averci azzeccato” già una volta, dunque di essere attendibile. Eppure ha il blog sequestrato. Lui sì, il giornalista no.
Lieto per Travaglio, per la libertà di espressione, ma la disparità è macroscopica. Se sequestrano uno scritto telematico di Travaglio, scoppia un casino. In questo senso è un privilegiato (anche se sono convinto che sia il primo a provarne imbarazzo), mentre gli altri sono il “resto del mondo” coi quali utilizzare armi di distruzione di massa, senza tanti complimenti, soprattutto senza tante verifiche e cautele.
Questo è il mio pensiero. Grazie, Dario, per averlo capito perfettamente.
P.S.: Sulla mitica questione del server all’estero, volevo precisare che se c’è identificazione del titolare dello spazio web non si va esenti da responsabilità. L’unico “vantaggio” è che il sequestro diventa, di fatto, impossibile.