Category Archives: Cronaca e Diritto

La “Blue Whale Challenge” non esiste (l’ho già detto)

Accade, A.D. 2018, che, effettivamente, la “Blue Whale Challenge” arriva a piazza Cavour. La pessima figura de Le Iene credo sia nota a tutti, semmai rinfresco la memoria.
Bene, tornando alle aule di giustizia, tutto origina da Roma dove il Tribunale per il Riesame conferma il sequestro del cellulare di un tipo (preferirei non aggettivarlo) che inviava ad una ragazza messaggi ritenuti di istigazione al suicidio e di adescamento.
L’indagato impugna e la Suprema Corte risponde. Sebbene abbia escluso il primo reato, qui mi preme dire che, questioni giuridiche a parte (che non sono trascurabili, ma esulano del mio post) questa “Blue Whale Challange” è proprio diventata, anche qui da noi, una leggenda metropolitana, tanto da imbrogliare investigatori e giudici.
Mi è facile osservare che non c’è stato alcun tentativo di suicidio (fortunatamente), ma soltanto messaggi del tipo “manda audio in cui dici ke sei mia schiava e della vita non ti importa niente e me la consegni” (così riferisce la sentenza). Eppure…
Qui in calce la sentenza, così vi fate un’idea. Volevo pubblicarla su Penale.it, ma mi sembra decisamente fuorviante e il mio sito non fa sensazionalismo giudiziario.

(altro…)

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Master Giornalismi & Comunicazione Corporate

DataMediaHub, in collaborazione con Associazione Stampa Romana e AGI come media partner, lancia il Master Giornalismi & Comunicazione Corporate “Dal Brand Journalism alle Digital PR, quando il Giornalismo Sposa l’Impresa”.
Tra gli illustri docenti, ci sarò anch’io, per la parte legale, ovviamente.
QUI il programma completo.

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New Troll(s)

Masera

(Anna Masera, con quasi certezza, ce l’aveva anche con me perché sono tra i critici – con argomentazioni – della “Carta” di Internet e ieri sera l’ho fermamente ribadito.
Poi, è uscita dal gruppo Fb dei Digital Minions e mi ha cancellato dalle amicizie. Fortunatamente, il pallone ce lo siamo tenuto noi).

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Sequestri esagerati

Poco meno di un anno fa veniva sequestrato il blog politico “il Perbenista”, gestito da un candidato alle amministrative di Udine.
L’accusa? Diffamazioni, contenute, però, non già nei post del titolare, ma in alcuni commenti in calce.
Ieri la Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza con cui ha annullato il provvedimento di conferma del tribunale per il riesame sottolineando da un lato il valore sociale (tutelato da CEDU e Costituzione) dei mezzi di informazione (anche quelli “non professionali”, dunque) e, soprattutto, che il sequestro di un intero sito per l’esistenza di alcuni contenuti offensivi scritti da terzi proprio non si può fare.
Il blog non è offensivo di per sé dunque non può essere sequestrato nella sua interezza. Tradotto dal legalese, il sequestro totale è esagerato.
Un buon passo avanti.

P.S.: Mi sono accorto che, anni fa, avevo scritto un post dal titolo molto simile.

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Cecità

Pare che il Corriere, nella foga di pubblicare l’ordinanza di custodia cautelare riguardante gli sfruttatori delle minorenni romane, abbia dimenticato di sbianchettare nomi e numeri proprio delle ragazze coinvolte.
E il problema, appunto, è la foga di fare lo scoop; che fa perdere la testa.
Poi dice che il Garante è paranoico.

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Lsdi > Facebook non è diventato ‘’stampa’’, tanto meno a Livorno

(da Lsdi del 15 gennaio 2013)

Mettiamo subito le cose in chiaro: Facebook, Internet in generale, non è improvvisamente diventato “stampa”. Non lo dice alcuna legge e, specie dopo la felice conclusione del caso Ruta, non lo dice più alcun giudice, tanto meno quello di Livorno cui qualcuno, però, proprio in queste ultime ore vuole a tutti i costi attribuire la citata equazione.

La legge, in particolare il terzo comma dell’art. 595 c.p., punisce la diffamazione mediante “qualsiasi altro mezzo di pubblicità” come quella a mezzo stampa. Semplicemente perché si ritiene che questi mezzi, tra cui rientrano le pubblicazioni telematiche, abbiano una diffusività, dunque una potenzialità lesiva, pari a quella della stampa.

E’ previsto anche il carcere, in alternativa alla multa. Ma l’equiparazione è soltanto sanzionatoria.

Allora, il giudice di Livorno non ha sbagliato. Ha semplicemente applicato la legge, come hanno sempre fatto (giustamente, dalla prospettiva giuridica) tanti suoi colleghi.

Contrariamente a quanto pensa la giornalista Paola Ferrari, che l’anno scorso aveva dichiarato di voler querelare Twitter “in persona”, la legge c’è già e, come appena detto, nei casi estremi può avere ripercussioni pesanti. Non vi sono buchi normativi o sacche di impunità.

Se, poi, riteniamo che la legge sia sbagliata, discutiamone. Ma è un altro paio di maniche e non distorciamo le notizie anche soltanto per fare sensazionalismo.

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Internet=stampa? Questa volta no

Alla fine si è dimostrata una notizia infondata, anzi una “non notizia”.
Con un po’ di presunzione, ricordo che l’avevo previsto, anche se a volte la realtà supera la fantasia.
La giovane che, mediante uno scritto su Facebook, aveva insultato il datore di lavoro non è stata condannata per diffamazione a mezzo stampa, ma le è stata semplicemente applicata l’aggravante del “mezzo di pubblicità” che è giuridicamente ritenuto analogo alla stampa vera e propria. Ed è tutto normale, non è certo la prima volta che succede.
La notizia, ora, è stata riportata nei termini corretti, ad esempio da La Nazione (ma mi risulta che dietro ci sia un’ANSA).

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La Rete che non c’entra

“Vietate le vendite piramidali online” e tanti titoli simili a questo, qualche giorno fa. Siccome, però, io sono come San Tommaso, sono andato a leggere la sentenza che un amico mi aveva mandato proprio quel giorno.
La Rete – tanto per cambiare – non c’entra molto, notoriamente è soltanto un mezzo.
Sicuramente, la legge è molto chiara (art. 5 l. 173/2005):

1. Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati direttamente o attraverso altri componenti la struttura.
2. E’ vietata, altresì, la promozione o l’organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, “catene di Sant’Antonio”, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all’infinito previo il pagamento di un corrispettivo.


Come si può vedere, però, il divieto non vale soltanto per Internet, non c’è alcun doppio binario. E ci mancherebbe fosse previsto il contrario.

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Mercoledì e giovedì tutti a Firenze

“L’ Associazione Stampa Toscana in collaborazione con Digiti, Lsdi, con il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Firenze e dell’ Università degli Studi di Firenze organizza il primo evento nazionale dedicato a al giornalismo digitale in Italia” (copiato e incollato dai testi ufficiali). E’ Dig.it. Gionalismo digitale tra informazione e società, a Firenze il 4 e il 5 luglio 2012.
Ci sarò anch’io dopo tanto tempo passato dietro le quinte. Parteciperò alla sessione “Il giornalismo sotto pressione” dove racconterò un po’ quello che so delle cause giudiziarie correlate all’informazione.
Spero potrà essere l’occasione anche per dire qualcosa di più su un’ideuzza di cui abbiamo discusso già tempo addietro con Massimo e che, questa volta, potrebbe concretizzarsi. E’ possibile che lui anticipi qualcosa già domani, durante il suo intervento (fammi sapere…).

P.S.: Grazie a Vittorio Pasteris che mi ha invitato e che ci ha sempre creduto malgrado la mia partecipazione si presentasse improbabile 😉

Come dicono i blogger “giusti”, “se volete ci vediamo lì”.

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Giornalettismo > Stupro, giustizia e informazione

(da Giornalettismo del 15 marzo 2012)

Sui difficilissimi rapporti tra cronaca e diritto, ‘ché la prima del secondo non riesce proprio a parlare correttamente.

Scandalismo e sensazionalismo. Ancora una volta suscitati dalla già nota sentenza della Corte di Cassazione che ha dato una coerenza con la Costituzione ad una legge che, in caso di stupro di gruppo (ma anche per altri casi di violenza), prevedeva l’unica misura della custodia cautelare in carcere senza alcuna possibilità di graduare con altre misure.

Ed oggi, i media parlano già, nei titoli, di prima scarcerazione per effetto dalla pronuncia come se le porte delle carcere italiane si fossero spalancate per far uscire i peggiori maniaci sessuali. Come in questo servizio del TG3 che soltanto all’interno spiega qualcosa di più. Fortunatamente, come anticipato, non è iniziata alcuna evasione legalizzata di branchi di stupratori. In primis perché chi è dentro in forza di una condanna passata in giudicato non beneficia in alcun modo di quella sentenza che, infatti, vale soltanto per chi è in attesa di giudizio o, comunque, di una condanna definitiva. Non si tratta di un particolare di poco conto

In secondo luogo, le persona scarcerate sono proprio quelle di cui si è occupata la Cassazione. Difficile che il tribunale per il riesame – cui la Suprema Corte ha restituito gli atti – potesse decidere diversamente, vista la quasi “dettatura” per il caso concreto. Dunque, nessun reale pericolo per la giustizia. Nella pratica, difficilmente, un presunto stupratore in attesa di giudizio potrà subire qualcosa di più leggero degli arresti domiciliari. D’altro canto, è improbabile che i condannati definitivamente per certi reati potranno scontare la pena fuori del carcere.

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