:.:.: (il blog di) Daniele Minotti

diritto delle nuove tecnologie e altro

Il decalogo del giornalista

Stavo cercando materiali sul “decalogo del giornalista” (che, per noi giuristi, è un’importante sentenza pronunciata negli anni ‘80 dalla Cassazione civile), quando mi sono imbattuto in questo “decalogo” non giuridico, ma molto interessante. La fonte prima parrebbe Repubblica.

Puntualmente… - UPDATED

Puntualmente, la stampa riprende le bufale che circolano in Rete e non fa alcuna operazione di verifica (eppure, basterebbe veramente poco).
Ne parlavo nel post immediatamente precedente. L’”emendamento D’Alia” non esiste più, Berlusconi non c’entra (anzi, è stato proprio un Deputato Pdl - Roberto Cassinelli - ad affondarlo), ma temo che questa catena di Sant’Antonio ci tormenterà ancora a lungo.

Aggiornamento della sera: Mi accorgo, con ritardo (di cui mi scuso) che Vittorio Zambardino aveva già parlato della cosa. QUI. E ne riparla oggi, QUI.
Gianni, nei commenti, ci dice, invece, che la pagina  della stessa Repubblica non c’è piu’. O, meglio, non c’è più il testo nel senso che il link non dà errore, ma porta ad una pagina sostanzialmente vuota. Pare che la cache di Google non funzioni. Confidiamo nella nostra memoria…

Cinquecentosedicimilaeuro???

Leggo, un po’ dappertutto, della liquidazione per ingiusta detenzione riconosciuta a Patrick Lumumba, il finto carnefice (come, invece, additato da tutta la stampa) di Perugia.
Leggo anche i commenti alla notizia, per esempio sul Corriere.

Leggo di molti che vorrebbero prendere il posto dell’ingiustamente detenuto per vedersi liquidare 8.000 euro (ok, prima vi fate 14 giorni di carcere al buio, nella prospettiva del carcere a vita, senza sapere se e quando uscirete, poi ne riparliamo).
Leggo di molti che giudicano, anche soltanto implicitamente, una sparata la richiesta di 516.000 euro.
Due chiarimenti, il secondo non tanto ai lettori, ma a chi scrive gli articoli di giornale senza avere la benché minima cognizione:
- come anticipato, prima fatevi 14 giorni di carcere, nella prospettiva di un ergastolo, e’ poi, realizzate che siete su Scherzi a parte; comunque, penso che, sempre per evocare la nostra bassa cultura televisiva, un giorno in carcere “non ha prezzo”;
- quella cifra (poco più, in considerazione dei decimali del cambio dell’euro) è quella massima (peraltro innalzata nel 1999) prevista dalla legge (che vale anche per detenzioni, ingiuste, pluridecennali, salvo altre voci di danno non facilmente azionabili perché esiste una legge che sanziona il magistrato soltanto in caso di dolo o colpa grave); trattasi dell’art. 315, comma 2, c.p.p. Naturale che il difensore abbia fatto riferimento ad essa. Ci saremmo augurati, da parte della stampa, questa precisazione. La stampa deve informare, anche in questi particolari.

Il Giornale e le mezze verità

Quando facevo pratica (e anche dopo) mi hanno sempre detto che una mezza verità è una falsità. Che è anche vero (mi si scusi il bisticcio).
Oggi, distrattamente, ho letto un titolone su Il Giornale: “Corte di Cassazione, clandestini incesurati: no attenuanti generiche”. E prosegue: “Le nuove disposizioni in materia di sicurezza in vigore dallo scorso luglio escludono che un immigrato clandestino - rimasto in Italia nonostante l’ordine di espulsione - possa avere le attenuanti generiche perchè non ha precedenti penali”.
Considerata anche l’evidenza dalle notizia (di per sé banalotta, per chi conosce la legge), penso che l’italiano medio abbia ragione di intendere che l’incensuratezza sia ostativa esclusivamente per il “clandestino”. E non è così, anche perché, se veramente così fosse, farebbe a botte con l’art. 3 della Costituzione (che fissa un ineludibile principio di eguaglianza, evidentemente non immediato per certa stampa).
La verità, dunque, è un’altra. Premesso che non ho letto la motivazione della sentenza, il sospetto che si tratti di una mezza verità è troppo forte. Anzi, è proprio fondato.
Il “divieto” di circostanze generiche (ex art. 62-bis c.p.) non riguarda soltanto i clandestini, ma tutti, italiani in primis.
Chi lo dice? L’art. 1, lett. f-bis) del decreto-legge23 maggio 2008, n. 92 convertito nella legge 24 luglio 2008, n. 125. QUI.
Gli italiani (non soltanto i clandestini) sono avvisati.

Omicidio (?)

È omicidio anche se si vede cadere qualcuno o se si sa che è in pericolo di vita e non si fa nulla“.

Questa parole sarebbero state pronunciate dalla dott.ssa Angela Rosa Nettis, presidente del collegio del Riesame di Bari che ha valutato, a suo tempo, l’originaria ordinanza di custiodia per il padre dei poveri bambini di Gravina. Lo dice il Corriere, virgolettandole in un constesto piu’ ampio.
Non sto a fare speculazioni su una storia cosi’ triste, ma voglio dire con certezza che l’affermazione e’ falsa. Semmai, e’ omissione di soccorso. Sulla gravita’ in concreto possiamo discutere, ovviamente, ma giuridicamente non e’ omicidio.
Siccome non posso pensare che un magistrato di quel livello abbia detto una cosa del genere, non posso che concludere per l’errore (comunque gravissimo) del cronista.

Italia > il mondo (e ritorno)

Bella immagine che abbiamo in giro per il mondo. Nel bene e nel male. Beh, lo sapevamo gia’, ma…
Ieri leggo su Massimo di un rapporto di Libertus.net riguardante l’implementazione di filtri IP per combattere la pedopornografia. Come sappiamo, da noi e’ in vigore il c.d. “Decreto Gentiloni“. Circa l’Italia, pero’, Libertus.net sembra avere le idee poco chiare (citando esclusivamente fonti giornalistiche o straniere) e omettendo del tutto di riferire del banning del gambling online. Oltre a quest’ultima cosa, io, pero’, una cosina l’avrei ricordata. Giusto per avere il giusto polso della censura (e degli abusi) italiana.
Cambiamo argomento. Stamattina, per caso, ho ritrovato uno spassoso post di Elvira (che riprende Webgol tumblr). E si scopre che anche Slashdot dice baggianate su come va in Italia.
A me Andrea (Monti) fa impazzire (e un po’ lo invidio). Spara una provocazione (quella del p2p divenuto legale per effetto delle modifiche all’art. 70 l.d.a.) e tutti credono che sia una cosa vera.

Vatti e fidare dei giornalisti

E’ opinione comune, anche tra noi avvocati, che i giornalisti ne sappiano sempre di piu’.
Ieri mi ha chiamato una collega tutta inferocita perche’ aveva saputo che un suo cliente era stato mantenuto in carcere. Molto ingiustamente, secondo lei che conosceva bene il caso.
Oggi mi ha richiamato per dirmi, felice, che questa notizia, anticipatale da un giornalista (e chissa’ da quale fonte…), non era vera (oltre che prematura…).

Nuove ebbrezze

Come detto in altro post, ieri il Senato ha approvato la conversione del decreto Bianchi di inizio agosto.
La stampa da’ molto risalto alla notizia e molte testate hanno pubblicato uno specchietto delle nuove sanzioni. In molti casi sbagliando sulla guida in stato di ebbrezza.
Allora, con il decreto si erano fissati tre scaglioni a seconda della percentuale di alcool nel sangue (grammi per litro): superiore a 0,5 sino a 0,8; superiore a 0,8 sino a 1,5, oltre l’1,5. Ovviamente, con sanzioni in crescendo. In particolare, per il primo scaglione, c’erano l’ammenda da euro 500 a euro 2000 e l’arresto fino a un mese (per parlare del penale).
Con la conversione, in questo primo scaglione e’ stato cancellato l’arresto. E fa una bella differenza, per tante ragioni.
La non se n’e’ accorta e riporta molto imprecisamente la notizia: Corriere, Repubblica, La Stampa. Si salva ANSA:

Presunzione di colpevolezza?

"Naturalmente, non e’ detto che Alberto sia innocente". E’ questa la frase che ho appena sentito al TG3, pronunciata da un’inviata a Vigevano. Ed e’ aberrante, come aberranti erano le urla isteriche "bastardo" e "assassino" dirette ad Alberto Stasi mentre lo portavano via.
Ovviamente, so realmente poco del merito, certo non agevolato da buona parte della stampa che nell’ansia di trovare un colpevole ha additato tutti, proprio tutti.
La notizia di questa mattina e’ che il fermo del ragazzo non e’ stato convalidato. Pare per mancanza degli indizi (ma le notizie sono confuse anche sul punto). Ed io non posso dire di piu’, non posso opinare le scelte della procura o del gip.
La gente, pero’, ha bisogno di sicurezza, di colpevoli scovati e ingabbiati dalla giustizia. Il resto non conta molto. Ecco perche’ non ho stima di questo popolo piccolo, insicuro e vigliacco, incapace di ragionare con la propria testa, dimentico di cio’che e’ fissato nella nostra Costituzione per cultura ampiamente acquisita: "L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva".
Ecco perche’ non ho stima di certi cronisti che si alimentano di questo cieco giustizialismo in un incivile circolo vizioso.

Il mestiere di cronista di giudiziaria

Senza alcuna piaggeria, non perche’ siamo diventati amici "telematici", ma con sincero apprezzamento.
Carlo Felice dimostra di saper fare molto bene il suo lavoro a differenza di tanti suoi colleghi che, con la storia di Garlasco, hanno mostrato le cose peggiori della categoria.