L’hobby della lobby

E’ certamente lo sport del momento: dare addosso agli avvocati. E se lo si unisce all’altro noto sport nazionale, quello di immaginare le più disparate lobby, il gioco è fatto.

Nei giorni scorsi la Cancellieri voleva che ci levassimo dai piedi, poi ha affermato che siamo una lobby che ostacola le riforme.

E oggi ci si mette anche Gian Antonio Stella, specialista anticaste. Con la scusa di ricordarci la piaga dei falsi incidenti (cui, peraltro, possono partecipare carrozzieri, medici legali, assicuratori, finanche magistrati), solidarizza con la Cancellieri commettendo, tra l’altro, il più classico degli errori: fare di tutta l’erba un fascio.

Ma andiamo un po’ con ordine per capire bene chi sono gli avvocati e se veramente esiste una lobby che ostacola le riforme.

Iniziamo col dire che la funzione dell’avvocato è fissata nella Costituzione. Questo lo si dimentica un po’ troppo spesso.

Poi, andiamo alla definizione di “lobby”. Ci affidiamo all’autorevole vocabolario Treccani: “ Termine usato negli Stati Uniti d’America, e poi diffuso anche altrove, per definire quei gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e senza incarichi di governo, si propongono di esercitare la loro influenza su chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l’emanazione di provvedimenti normativi, in proprio favore o dei loro clienti, riguardo a determinati problemi o interessi: le lobby degli ordini professionali, del petrolio”.

Dunque, gli avvocati sarebbero un gruppo di influenza. Il Guardasigilli ne è certo, Stella conferma. Io, menzionando alcuni fatti che chi vive veramente la Giustizia conosce, ho dimostrato il contrario. Ma alla gente fa comodo prendersela con le categorie: oggi gli avvocati, domani i giornalisti, guarda un po’.

E torniamo a Stella che loda il Guardasigilli. “Sulle lobby professionali che ostacolano le riforme, però, ha ragioni da vendere. Basti dire che l’Italia ha il triplo degli avvocati rispetto alla media europea. E l’anomalia pesa troppo spesso, in certe aree, sulla macchina della giustizia. Un esempio? La Campania ha il 61% delle cause per sinistri stradali, spesso inventati”.

E’ evidente che il discorso non ha alcun senso. Anzitutto, non si comprende come la vergogna dei falsi sinistri abbia una qualche relazione con i freni alle riforme.

E neppure vedo un nesso tra il numero dei sinistri e il numero degli avvocati. Stella vuol forse dire che se aumenta il numero degli avvocati aumenta anche quello di questi sinistri fasulli? E il contrario? Indimostrato, indimostrabile, lo stesso Stella si limita a suggestivi interrogativi.

Gli avvocati sono tanti, è vero. Diventano troppi perché non c’è mercato per tutti e, così, si amplia il fronte del proletariato forense. Così va letto Calamandrei. Mi ricordo, oltre vent’anni fa, quando ho iniziato a frequentare i tribunali. Gli avvocati erano pochi, sempre gli stessi. Oggi sono molti di più e ciò porta ad una maggiore concorrenza, anche a beneficio del consumatore.

Per Stella, ho qualche consiglio se vuole scrivere di Giustizia ed avvocati. Invece di prendere come oro colato le parole di un ministro della Giustizia che non è un politico, non è un tecnico, e non ha mai avuto significativi contatti con l’ambiente giudiziario, ascolti cosa dicono quelli che ci lavorano tutti i giorni.

Non dovrà dedicarvi troppo tempo: personalmente, mi sono piaciuti molto Guido Alpa (presidente CNF) e, pur qualche mese fa, Marcello Adriano Mazzola.

Io ho molti amici giornalisti, fior di giornalisti. Ecco: a Stella suggerisco di fare come me, curando di più le frequentazioni, gli si apriranno orizzonti infiniti.

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