Siamo davvero in Cina?

Prima il tentativo di golpe sul diritto d’autore (con scarica barile ridicoli e puerili perché, come al solito, nessuno è stato), poi le rettifiche per i siti Internet, infine, il bizzarro e irrealizzabile emendamento del Senatore D’Alia sul filtraggio dei siti di istigazione e apologia. Diciamo che c’è un riassunto da Guido Scorza, anche se non condivido tutto.
No, anzi, condivido proprio poco perché si sta seguendo la via sbagliata.
Se, attualmente, provate ad accedere alla homepage di Stefano Quintarelli, vi troverete sparati su una bandiera italo-cinese. Come dire: l’Italia è come la Cina.
Non è così, ma la suggestione tira. Io preferisco un atteggiamento più realista e fattivo.
Il nostro nemico non è la prepotenza. Certo, ce n’è molta, anzi troppa. E va detto. Ritengo, invece, che la peggior cosa, ciò che noi dobbiamo combattere, sia l’ignoranza che merita una cura ben diversa (se vogliamo che sia efficace).
Al di là dei colpi di mano, oltre le regole sulle rettifiche (che, in principio, non sarebbero sbagliate – se non fossero subdole), la cosa è palese nel citato emendamento D’Alia (compare di partito del “mitico” Volonté – chi non lo ricorda nella battaglia – senza fondamenta giuridiche eppure sostenuta da un Governo – al gioco “Pretofilia”?), una “riforma” che, dovesse passare, ci farà ridere dietro da tutta la comunità internazionale.
Diagnosi, prognosi e cura. Non perdiamo l’orientamento perché si rischia di non arrivare a nulla.

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13 Responses to Siamo davvero in Cina?

  1. no, non lo e’; sta iniziando ad andare in quella direzione, per ignoranza.

  2. Daniele says:

    L’ignoranza e’ peggio della malafede, Stefano.
    Questa e’ la mia idea.

  3. luciano bubbola says:

    L’ignoranza con una diffusa intolleranza: questa è la realtà del nostro Paese.

  4. Pingback: Apogeonline » Reati d’opinione in rete, i limiti del 50-bis

  5. A me pare grave anche un’altra cosa.

    in via telematica sulla rete internet,… può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio…

    anche la mail, chat, skype, ogni tipo di comunicazione e’ soggetta a questa norma, non solo le pubblicazioni!

    puo’ essere disposto che una persona non possa piu’ scrivere una lettera ? anche senza un processo ?

  6. Pingback: Cosa diventeremo | OpenWorld

  7. Roberto Lupi says:

    L’accelerazione che hanno avuto questo tipo di provvedimenti fa riflettere. Non so se possiamo contare sul resto della comunità internazionale, già alle prese con i propri problemi.

    Questa volta gli italiani dovranno occuparsi di fare la cosa giusta da soli, senza aspettare che l’Europa o la comunità internazionale li debbano spronare.

  8. Gianni says:

    Sarà Daniele, io tutti questi problemi di censura non li vedo.

    Si tiene il sito all’estero, niente nome e cognome, si usano proxy ed ecco fatto.
    Poi vorranno filtrare le connessioni alla radice: si fa come in Cina, cifratura e via.

    O forse sei ancora tra quelli che pensano di poter continuare a esprimersi liberamente negli anni venturi, postando con nome e cognome sul server di aruba?

    L’informazione è potere, le prossime elezioni le fanno sul web… hanno bisogno di spazio per manovrare, è scontanto che prima o poi chi non si allinea… 🙂

  9. Daniele says:

    Gianni, dobbiamo garantire la liberta’ di espressione del pensiero senza pensare a mezzi clandestini.
    Appunto, perche’ non vogliamo essere cinesi.

  10. Pingback: ldenews.info » Caccia alle streghe:

  11. Pingback: » Adesso basta (was: Mala tempora currunt) » :.:.: (il blog di) Daniele Minotti

  12. D# AKA BlindWolf says:

    Straquoto l’ultimo commento dell’avv. Minotti. La censura su Internet è e sarà sempre più aggirabile, ma è il principio stesso della censura che va contro i fondamenti della nostra nazione.

  13. Pingback: Siamo davvero in Cina? | Notizie giuridiche dalla Rete

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