Peer2Pirl
Pubblicato da Daniele
Mi fa piacere che anche Gilberto Mondi, su Punto Informatico, si sia occupato del caso del giovane torinese accusato di aver condiviso materiale pedoporno, in realtà un fake. E Mondi ha anche trovato l’articolo web su La Stampa (del cartaceo, mi avevano parlato nei commenti di un precedente post).
Il problema c’è ed è serio. Anni addietro ne avevo parlato proprio su PI (ringrazio Mondi per la citazione). Probabilmente, non sono stato il primo, come Mondi non sarà l’ultimo. Ed è giusto così, almeno sino a quando non cambieranno le cose.
Bisognerebbe ripensare parecchio questo genere di indagini. Se una persona viene sopresa a condividere un file illegale, con eMule, non è detto che ne sia consapevole. C’è il problema dei fake e non soltanto, per dirla tutta. E sono fatti arcinoti. E’ piuttosto triste che gli investigatori non lo sappiano.
L’attività di monitoraggio delle reti P2P si rivela, spesso, soltanto un pretesto per avviare perquisizioni e sequestri. E’ troppo poco, a mio parere, per giustificare un’invasione così profonda e traumatica nella sfera dell’individuo.
Vedremo il caso concreto. Proprio ieri mattina, in relazione proprio a quell’operazione savonese nella quale difendo un’altra persona, ho depositato un atto che mi porterà, a breve, a conoscere gli atti di indagine.
One more thing: poi, è aperta la discussione su chi può essere il “pirla” che diffonde fake pedoporno. E’ uno scherzo pessimo, anzi di più.
6 Commenti »
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Pubblicato il 20 05 2008 alle 11:48 quota
Interessante l’articolo, ma soprattutto alcuni commenti su P.I., che certo rispecchiano l’opinione generale dell’utenza p2p.
Pubblicato il 20 05 2008 alle 12:05 quota
Secondo me i fake vengono messi in circolazione proprio per creare del “rumore di fondo” e distogliere l’attenzione da altre attività.
Se questo è lo scopo, l’indagine di cui si parla dimostra che semplicemente funziona, e si sprecano risorse preziose correndo dietro alle persone sbagliate.
Pubblicato il 20 05 2008 alle 12:20 quota
Mi lascia perplesso anche questo passaggio: “Il suo legale, Emanuele Crozza di Torino, gli ha creduto e ora tenterà di difenderlo. «Intanto - spiega - prima di assisterlo ho voluto mettermi in contatto con un perito informatico. Il tempo di spiegare la situazione e ho subito avuto la risposta: sì, è possibile essere coinvolti in un’indagine telematica contro la pedofilia, senza avere alcuna responsabilità”
Da quando hanno diritto alal difesa solo gli innocenti?
Pubblicato il 20 05 2008 alle 12:52 quota
Mah… i giornalisti ricamano molto, eh…
Pubblicato il 20 05 2008 alle 13:14 quota
Sei mesi fa mi è successa la stessa cosa, ho scaricato il 40% di un fake prima di accorgermi che non era quello che stavo cercando. Ho visto i nomi alternativi del file, e facevano quasi tutti riferimento a contenuti pedopronografici.
Ho cancellato tutto e ho fatto denuncia alla polizia postale, come raccomanadto sul sito della polizia, ma il poliziotto mi ha detto che non serve a prevenire l’indagine, se mai la si può dare al giudice in seguito.
Onestamente da quel giorno vivo nel terrore di un’accusa del genere.
Pubblicato il 20 05 2008 alle 16:14 quota
Ho appena postato la mia opinione come commento sul post correlato: http://www.minotti.net/2008/05/18/operazioni-ossidate/#comment-6589