:.:.: (il blog di) Daniele Minotti

diritto delle nuove tecnologie e altro

Operazioni ossidate

Tra una gara e l’altra del motomondiale (precisamente, tra la 125 e la 250) mi imbattuto in Studio Aperto.
Strano telegiornale, può piacere o no. Sicuramente diverso dagli altri anche se, probabilmente, soltanto lontano parente di quello ideato dal grande Vittorio Corona (scomparso padre di Fabrizio Corona, per la cronca).
Fatto sta, perdonate questa digressione, che danno la notizia di un 22enne indagato per pedopornografia. Per sbaglio, sembrerebbe, per il più classico dei fake scaricando da eMule (dunque, messo in condivisione).
L’operazione, definitiva “brillante”, è probabilmente questa, coordinata dalla Procura di Savona con la collaborazione della Postale di Imperia. Lo dico perché è l’ultima in ordine di tempo (i sequestri sono del 13) e - mio segreto professionale a parte - diciamo che ne so qualcosa… e presto ne saprò anche di più.
Poi, molti indagati di queste operazioni finiscono archiviati. Ma dopo anni, preoccupazioni, soldi e materiali informatici (anche di lavoro) sequestrati per lungo tempo. Nessuno lo dice, nessuno parla del problema dei fake. Bene ha fatto il 22enne. Ha fatto outing per denunciare questa situazione. E non è facile venir fuori con un’accusa così infamante.

25 Commenti »

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25 Risposte a “Operazioni ossidate”

  1. Gianni dice:

    Tempo fa (1 o 2 anni se non erro ?) mi capitò di leggere un articolo su Punto Informatico, dove appunto si parlava di un tipo che aveva scaricato l’ennesimo fake pedoporno (a detta sua subito cancellato dopo aver visto cosa conteneva).
    Il tipo ricevette la visita delle autorità che gli sequestrarono il portatile e altro materiale (sempre a detta sua: non aveva niente di illegale, nemmeno giochi o programmi, tutto originale).

    Comunque mi resta una perplessità.
    L’articolo recita:
    “Una navigatrice del web di 25 anni si è imbattuta in una serie di filmati pedopornografici mentre dal programma di scambio file “Emule” scaricava video relativi ad esibizioni di parapendio. La ragazza si è ricordata della squadra telematica di Imperia coordinata dall’ispettore Ivan Bracco ed ha messo in moto un’inchiesta che è andata avanti per dieci mesi.”

    Per la ragazza il reato e l’indagine non sussiste (nonostante abbia scaricato i video, anche se per errore) e per altri che hanno scaricato, non volendo, un solo filmato, il reato sussiste ?..

  2. D# dice:

    @Gianni: mi ricordo l’articolo. In realtà l’indagato aveva e scaricava film e programmi, ma non li masterizzava.

    Del 22enne ne parla anche La Stampa di oggi (articolo in pagina 7 ma richiamato dalla prima); segue intervista ad un perito delle Forze dell’Ordine che consiglia, in caso di scaricamento accidentale di tale materiale, di fare una segnalazione alla Polizia.

    Apprezzo che i metodi di indagine stiano diventando sempre più accurati, riducendo i rischi per gli innocenti; tuttavia qualche non colpevole nella rete ogni tanto ci finisce con il pretesto della “caccia al mostro”.
    Sia ben chiaro: chi abusa di bambini e lucra sui filmati commette un crimine orrendo e dovrebbe essere severamente punito. Ma possedere materiale pedopornografico senza neppure avere pagato direttamente o indirettamente gli aguzzini mi sembra molto meno grave. La questione del videogioco di MolleIndustria o dei giovani livornesi che si auto-producevano è addirittura grottesca…

  3. Gianni dice:

    Quello che io trovo allarmante è il fatto che, tratti in inganno, si possano scaricare materiali pedopornografici e dopo trovarsi pure indagati (e quindi costretti a difendersi con investimento di tempo e denaro) da reati che sono bel lungi dall’esser stati commessi…

    Insomma, un conto è se prendono gente che, dopo le indagini, risulta accedere a questo materiale volontariamente, altro è se pescano nel mucchio stile “chi c’è c’è”.

    Spero davvero che i fatti reali siano altri.

  4. mfp dice:

    I fake sono in buona parte introdotti dall’industria dei contenuti per screditare il p2p. Che io ricordi ve ne fu evidenza sia ai tempi di Kazaa o WinMX (scusa, ma vado a memoria); se non sbaglio l’operazione di introdurre fake fu ammesso dalla stessa Rosen (probabilmente su PI, diciamo 2000-2002, ve ne e’ ancora traccia precisa); quella rete infatti e’ stata distrutta dai fake… difficile pensare che un numero elevato di utenti abbia autonomamente deciso all’unisono di distruggere la rete che gli dava ogni ben di dio.
    Così come più recentemente quando qualche centinaio di mega di mail di una delle società assoldate dalla RIAA sono state immesse in circolazione da un gruppo di hacker, andando a rivelare alcune delle porcate che l’industria combina regolarmente…
    E di porcate quelli della RIAA ne hanno fatte varie. Non mi stupirei un giorno di scoprire che immettono anche i fake pedoporno…

  5. Gianni dice:

    hmm… sicuramente l’industria immette contenuti fake per rallentare e inficiare i download, però dubito fortemente che vadano a immettere materiale pedoporno.

    In genere come reato quello della pedopornografia è inviso a livello mediatico, pensa un pò cosa accadrebbe se la notizia trapelasse dopo qualche inchiesta.
    Il gioco non vale la candela per loro.

    Io credo che i fake abbiano due fonti:
    La prima è chi ha interesse a scambiarsi suddetto materiale e lo fa “nascondendosi” dietro i fake.
    La seconda sono le forze dell’ordine che usano questi file per tastare il terreno.

    Però che si arrivi all’indagine e all’arresto per 1 solo file scaricato senza malafede mi pare assurdo.

  6. franco dice:

    ma come è possibile che non sappiano distinguere il download casuale da quello volontario? mi pare assurdo! E’ come essere indagati perchè ci si trova in un locale dove si spaccia droga senza nemmeno saperlo!

  7. Daniele dice:

    A livello di monitoraggio, talvolta fanno piu’ verifiche (in giorni e orari diversi provano se il file e’ disponibile). Il che, pero’, non garantisce certezza della consapevolezza.
    In realta’, la prova la ottengono con l’analisi dei materiali sequestrati.
    Insomma: difficile sostenere la non consapevolezza della condivisione da parte di chi ha la collezione di materiali illeciti.
    Difficile, ma non impossibile. Perche’ detenere non significa spacciare. E’ soltanto un indizio che, spesso, diventa prova e non e’ facile contrastare.

  8. Gianni dice:

    In realta’, la prova la ottengono con l’analisi dei materiali sequestrati.
    Tutti colpevoli fino a prova contraria.

    Mi pareva che invece il funzionamento della macchina giuridica fosse (dovesse essere) l’esatto contrario.

    La parte ironica sta nel fatto che, volendo, potrebbero semplicemente sorvegliare l’indagato per qualche tempo.
    1 download fake è un caso, ma ripetuti download no.
    Che senso ha prendere chi palesemente verrà poi assolto, danneggiandolo economicamente e non solo e aumentado i costi e tempi della macchina giuridica ?

  9. » Peer2Pirl » Il blog di Daniele Minotti dice:

    [...] trovato l’articolo web su La Stampa (del cartaceo, mi avevano parlato nei commenti di un precedente post). Il problema c’è ed è serio. Anni addietro ne avevo parlato proprio su PI (ringrazio Mondi [...]

  10. D# dice:

    Innanzitutto occorre distinguere tra un fake pedopornografico ed uno che non lo è (quest’ultimo caso molto è più frequente).

    Dubito fortemente che RIAA & soci immettano pornografia minorile in rete: è pericolosissimo dal punto di vista giuridico e poco efficace dal punto di vista del disturbo del P2P (chi se ne accorge elimina immediatamente il download e/o denuncia il fatto).

    Il fake classico (spesso pornografico, ma generalmente non ritraente minori) è un espediente per salire in coda: si dà ad un file il nome di qualcosa di molto richiesto (film in prima visione, videogioco appena uscito, ecc.) per avere crediti spendibili nei propri download.

    Il fake pedoporno probabilmente ha tre spiegazioni:
    1) scherzo di pessimo gusto da parte di un idiota
    2) utente consapevole di materiale pedopornografico che crede in tal modo di non essere perseguibile fingendo di non essere consapevole
    3) utente non consapevole di materiale pedopornografico che non verifica il materiale in scaricamento/condivisione (fake inconsapevole, in questo caso)

    La PolPost, su autorizzazione della magistratura, ha messo dei file esca sul P2P per attirare in trappola persone interessate a tale materiale (era su La Stampa, presumo che tale dichiarazione della Polizia fosse in una conferenza stampa al termine di un’operazione); ovviamente i files immessi avevano un nome esplicito e non si potevano considerare “fake” (anche se qualcuno poteva rinominare la condivisione e creare quindi il fake).

    Il sequestro probatorio serve per l’acquisizione definitiva di prove a carico di un sospettato e non necessariamente porta ad una condanna (a volte neppure un processo), tuttavia per chi è innocente è sempre un guaio: violazione (seppur legittima) del proprio spazio personale, sequestro di materiale e supporti, spese per l’avvocato e per le eventuali copie conformi dei supporti, timore di processi e condanne, accuse socialmente infamanti, possibilità di ulteriori procedimenti per violazione del diritto d’autore.

  11. Daniele dice:

    @D#
    Si’, anchio penso che non siano le major. E’ un po’ rischioso… D’altro canto, se c’e’ qualcuno che, comunque, impesta di fake, l’occasione e’ ghiotta per cavalcare l’onda dell’*evil p2p*.
    Ma qualcuno il fke lo crea, era questo il nocciolo. Dunque, escluderei il punto 3.
    Quanto all’attività di agente provocatore, si’, mi risultano siti *civetta*, non cosa da p2p. Comunque, a breve vedro’ gli atti e mi faro’ un’idea. D’altro canto, a leggere la stampa pare che, semplicemente, una tizia si sia accorta del fake, abbia segnalato a chi di dovere e tutto sia partito cosi’.
    Mi risulta un’altro caso del genere (segnalazione) in altra parte d’Italia.
    Quanto al sequestro probatorio, certo, serve proprio a quello. Il fatto e’ che occorre il *fumus*, un minimo di elementi per pensare che ci sai condivisione (volontaria) e altro.
    Ripeto che, al momento, non so ancora molto sul fatto concreto, ma, in genere, considerata l’esistenza dei fake (cosa, peraltro, facilmente riscontrabile dagli inquirenti che usano i client, eventualmente modificati, come tutti gli utenti, dunque sono nella condizione di accorgersi che il file ha diversi nomi), dovrebbero andarci un po’ piu’ cauti.

  12. D# dice:

    La PolPost, su autorizzazione della magistratura, ha messo dei file esca sul P2P per attirare in trappola persone interessate a tale materiale

    Precisazione: non mi riferivo a questo caso, ma ad un’indagine di un paio di anni fa. Se mi ricordo bene pochi giorni dopo questo: http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1481763 (quindi presumibilmente era la stessa operazione).

    Purtroppo non ho salvato la pagina web e non riesco a ritrovare i dettagli dell’articolo, ma mi pare di ricordare che fosse stato messo in condivisione un file precedentemente sequestrato delle dimensioni di oltre 600MB e che avessero “pizzicato” solo chi l’aveva scaricato integralmente per avere la ragionevole certezza che gli indagati fossero ragionevolmente consapevoli del dolo.

    Ovviamente se uno mette in coda un file e non esegue alcuna verifica fino al termine dello scaricamento rischia di aver scaricato e condiviso un fake dalle conseguenze pericolose.

  13. Daniele dice:

    *Questa* operazione dell’anno scorso (inverno-primavera), dunque non puo’ essere la stessa.
    Certo, che se hanno messo un fake, sono proprio str… ;-)

  14. D# dice:

    Mi scuso: per due volte non sono stato chiaro. Cerco di spiegarmi qui.

    Nel post del 20/5/08 alle 16:10 intendevo: “La PolPost, su autorizzazione della magistratura, ha messo *in passato* dei file esca sul P2P…”

    Nel post del 20/5/08 alle 17:54 con “stessa operazione” non intendevo quella che ha coinvolto il 22enne operaio della cintura torinese (data presumibile del sequestro: 13/5/08), ma l’operazione che coinvolgeva la persona (probabilmente un professionista del milanese, a giudicare dal contenuto della lettera) che ha scritto a Punto Informatico nel link che ho indicato (considerata la data dell’articolo di PI direi Maggio 2006).

    Ripeto: le informazioni sull’operazione di 2 anni fa me le ricordo a memoria, quindi potrei commettere degli errori. Ma presumo che al file civetta sia stato dato un nome esplicito: sarebbe senza senso porre in condivisione un filmato pedopornografico ed indagare le persone che l’hanno scaricato senza esserne interessate. La situazione che ritengo più probabile è che qualcuno dei downloader l’abbia rinominato traendo in inganno l’indagato che ha scritto a PI.

  15. mfp dice:

    Gianni,D#, non affermo che nel caso pedoporno siano le major (mentre per i fake non pedoporno vi e’ certezza che siano ANCHE le major)… ho detto solo che non mi stupirebbe scoprirlo a latere di qualche indagine.
    Non c’e’ nulla di meglio della pedopornografia per suscitare l’orrido tra le masse… in qualunque circostanza; negli anni passai alcune testate sono state capaci di affermare che perfino il wifi - tecnologia radio che non centra una ceppa di m…..a, ma che nuoce a interessi preesistenti - incrementa la pedopornografia; con il p2p e’ fin troppo facile fare questi accostamenti… allo stato delle cose, cosa può inorridire, inquietare gli animi, più di un adulto che abusa di un bambino?
    Se io fossi il dirigente di una di quelle associazioni che dicono di tutelare degli interessi legittimi di autori e affini, darei in outsourcing a qualche produttore porno il compito di fornirmi valanghe di materiale con protagoniste delle “barely legal” (18enni sulla carta ma con la fisionomia da ragazzine; magari orientali o sud-americane, che sono gia’ fisionomicamente piccoline rispetto agli europei e americani), opportunamente truccate (s)vestite etc per sembrare ancora più giovani, e lo spaccerei per pedopornografia (nomefile: “13_years_old_sucking_and_fucking.avi”)… ho pure gli id dei files (ie: non mi ci vuole niente poi far opportunamente arrivare alle forze dell’ordine segnalazioni precise e esatte), così come rimarcare sui mezzi di stampa, in concomitanza con le conseguenti operazioni di polizia, quanto marcio ci sia sui sistemi di p2p e quanto e’ pericoloso utilizzarli; così imputtano le reti p2p (funzionalmente e agli occhi dell’opinione pubblica) e il giorno in cui qualcuno dovesse scoprire l’impiccio ho già in mano la carta d’identità di tutte le protagoniste… tutte maggiorenni… risultato raggiunto, fedina penale pulita, immagine solo vagamente rosicchiata (”tanto e’ normale fare porcate, e non abbiamo usato minori, per curare i propri interessi; inoltre lo abbiamo fatto con l’intento specifico di aiutare le forze dell’ordine!”; così, tanto per rassicurare chi ha ancora fiducia in questi soggetti).
    Quindi l’ipotesi delle major non la scarterei così alla leggera.

    Mi risulta poi difficile pensare che condividere un fake possa aumentare il ratio u:d e quindi velocizzare i propri download… per un dowloader il collo di bottiglia e’ quasi sempre la banda disponibile in upload, non la quantita’ (e la “spendibilità”: quanto quel file e’ ricercato da altri) del materiale che ha in condivisione. Per lo meno sopra una soglia minima facilmente, e in breve tempo, raggiungibile! Quando tu installi un client p2p c’e’ un transitorio iniziale in cui il client non ha inviato nulla alla rete e quindi in effetti ha bisogno di farsi scaricare qualcuno dei files in condivisione “per guadagnare punti” (sia emule che bittorrent hanno un rapporto u:d); ma i files scaricati vengono automaticamente reimmessi in condivisione andando progressivamente (e quindi molto rapidamente) a colmare questa necessità di files in upload… il transitorio e’ brevissimo, 3-4 giorni e il client e’ a regime. Una volta a regime però, stato in cui rimane per mesi e anni (si riparte dal transitorio quando cambi computer, quando formatti e reinstalli tutto, etc; il transitorio e’ cioè un periodo breve e raro), il problema diventa la poca banda in upload: puoi anche avere per primo tutte le ultimissime puntate dei serial, dei film, tutti gli album musicali ancora non usciti nei negozi e qualunque altra primizia… ma sempre a 256kbps riuscirai a redistribuirla; cioe’ non riesci “ad accumulare punti” più velocemente di quanto ti consente la tua connessione… usare dei porno rinominati per apparire come l’ultimo film di grido presente nelle sale, non ti da’ nessun beneficio: sempre a 256kbps li immetti. Anche mettendo in conto che io nel transitorio parto con un film russo anni ‘50 in lingua originale, un film cioè che cercherà un solo peer in tutto il mondo…beh… statisticamente basta quel solo peer per saturare la mia connessione in uscita e farmi “guadagnare i punti” il più velocemente possibile (perchè lui ha quasi sicuramente più banda in ingresso di quanta io ne abbia in uscita; di connessioni simmetriche ce ne sono poche in circolazione).
    Il discorso vale solo per le connessioni asimmetriche (dsl e hspa), non per le linee in fibra (simmetriche), e solo quelle in fibra (non i dsl), di Fastweb et similia; su queste ultime la rapidità delle condivisioni e’ tale che il collo di bottiglia diventa il tempo che ha a disposizione l’utente per cercare prima e utilizzare/archiviare dopo, il materiale rastrellato. Non e’ mai la disponibilità di materiale… quella E’ SEMPRE ABBONDANTE.

    Daniele, anche il caso 3 non lo scarterei. Proprio per come sono fatti i sistemi p2p (non e’ un download da sito web) si mettono 20-30 files in download ogni tot giorni e poi ci si dimentica del p2p fino a che non si torna ad aggiungere files… per mantenere la coda di download sempre piena con 20-30 files. L’utente inesperto impara presto a fare così; e’ fisiologico. Spesso e volentieri però non c’e’ il tempo, per mesi, di usare i files scaricati, i quali rimangono lì in condivisione pur non sapendo che diavolo sono… e ci rimangono fino a che l’hd e’ satollo; allora si spende un pomeriggio o un paio di seconde serate, a spulciare e pulire. Se in quel periodo uno degli avi e’ pedoporno monitorato dalla polizia… zacckkkk… sei innocente, fregato, e non lo sai!

  16. Gianni dice:

    Non so voi, ma io inizio a pensare che, dopo tutto, i veri pedofili, quelli che il materiale se lo scambiano e magari lo creano commettendo reati anche più gravi, se ne stiano ben alla larga dal p2p classico usato dalla gente per scambiarsi le copie tarocche di Windows e l’ultimo album di Celentano… anzi, fare tutto questo casino mediatico secondo me serve solo a far scappare questa gente su reti private oppure su altro genere di scambio fuori dal web.

  17. Daniele dice:

    Uhmmm… Qualcuno mi fa un Bignami di D# e mfp? ;-)

  18. D# dice:

    Mi auto-bignamizzo: in poche parole, l’operazione comprendente files civetta era relativa a 2 anni fa e non al caso citato nel post.

    Spero di reperire documentazione a riguardo.

  19. mfp dice:

    Gianni, con me sfondi una porta aperta… molti da almeno un decennio fanno notare - a volte con i numeri - che questo approccio repressivo e sensazionalistico paradossalmente porta al risultato opposto a quello desiderato: i pochi pedofili si nascongono e tutta la gente onesta ci rimette qualcosa (TUTTA, pure quelli che non finiscono per sbaglio nel setaccio degli inquirenti). Ma bene o male questi allarmi tornano comodo a politica, stampa, telco, major… quindi si procede così. Vinton Cerf (citazione non esatta): “La rete e’ uno specchio: se dentro la rete ci vedi qualcosa che non ti piace devi sistemare la realtà, non la rete”. Non ho idea di come questo si debba applicare nel caso della pedofilia; perchè non conosco il fenomeno. Cosa spinge a rivolgere le proprie attenzioni sessuali verso i bambini? Qualche studioso sicuramente saprebbe indicare delle cause su cui lavorare…

    Daniele, auto-bignami pure io: sia l’ipotesi delle major, sia l’ipotesi di chi non verifica immediatamente i files scaricati (”il punto 3″ che tu ritenevi improbabile) sono a mio avviso possibili e probabili.

  20. Daniele dice:

    @mfp
    No, non ritevo il punto 3) improbabile. Soltanto che ci si domandava chi, per primo, creava il fake per poi immetterlo.
    Ovviamente, non chi lo scarica e condivide inconsapevolmente.

  21. Gianni dice:

    @mfp:
    Il motivo per cui molti reati presentano un alto tasso di recidivi ?
    Per me: la certezza della non-condanna.

  22. mfp dice:

    Daniele, pensi ci sia molta differenza tra chi lo immette e chi lo re-immette? Si, capisco che per il diritto - ammesso che ci sia consapevolezza - c’e’ differenza; ma dal punto di vista meramente tecnico-informatico non molta… e aggiungerei “purtroppo”, perchè se non ce ne fosse avremmo gia’ risolto il problema dei falsi positivi/negativi.

    Gianni, onestamente non so darti un’alternativa alla tua ipotesi; so solo che puntare il dito sulla non certezza della condanna e’ una strada per certi versi obbligatoria, ma in definitiva pe-ri-co-lo-sis-si-ma. Non capisco però come sei arrivato alla questione della recidività…

  23. Gianni dice:

    La pedofilia in genere presenta un alto tasso recidivo, come molti dei reati a sfondo sessuale, del resto.

  24. mfp dice:

    Gianni, immaginavo ti riferissi a quello; ma volevo esserne sicuro prima di aggiungere altro.

    “Alan Mathison Turing (Londra, 23 giugno 1912…
    Nel 1931… dimostrò separatamente il teorema del limite centrale…
    Nel 1934 si laureò con il massimo dei voti, l’anno seguente ottenne un Ph.D. e nel 1936 vinse il premio Smith… pubblicò l’articolo “On computable Number, with an application to the Entscheidungsproblem” dove descriveva, per la prima volta, quella che verrà poi definita come la macchina di Turing…
    … realizzò nel 1942 una macchina chiamata Colossus (lontana antesignana dei computer) che decifrava in modo veloce ed efficiente i codici tedeschi creati con Enigma….
    Nel 1950 scrisse un articolo … divenuto noto come il test di Turing: su questo articolo si basa buona parte dei successivi studi sull’intelligenza artificiale…
    Nello 1952 sviluppò un approccio matematico all’embriologia. Il 31 marzo dello stesso anno fu arrestato per omosessualità e condotto in giudizio, dove a sua difesa disse semplicemente che “non scorgeva niente di male nelle sue azioni”. Nonostante ciò la pena inflitta fu severissima: fu sottoposto alla castrazione chimica che lo rese impotente e gli causò lo sviluppo del seno; alcuni dei motivi che probabilmente lo condussero, di li a poco, al suicidio. Nel 1954 Alan Turing morì ingerendo una mela avvelenata con cianuro di potassio…”
    (Wikipedia - Alan Turing)

    Poi si capì che l’omosessualità e’ NORMALITA’; però nel frattempo tanta gente - spesso anche quelli che non centravano niente - e’ stata (e oggi non e’ molto diverso) torturata. Rileggiti Manzoni, le istituzioni (monatti e birri) e perfino gli intellettuali (medici e giudici), che invece di dedicarsi a cercare ed eliminare le cause della peste (troppa gente a stretto contatto, troppo poco igene), si permettono il lusso di finire anche loro prede della fobia popolare che aveva inventato gli untori, congiunture astrali e teorie pseudo-scientifiche; aprendo il fianco a soprusi e malesseri perfino peggiori della peste stessa (perfino il fin lì onnipotente Don Rodrigo ci lascia le penne!).
    Diamine: se gay,pedofili,stupratori sono recidivi un cavolo di motivo ci sara’! Per i gay era facile: non fanno male a nessuno, per quale diavolo di motivo devono essere torturati? Recidivi de che!? Di farsi i loro comodi nell’intimità della camera da letto!?

    Pedofili e stupratori danneggiano terzi e quindi anche capito il fenomeno e’ probabile che non si arriverà mai a una assoluzione; però se i fenomeni non vengono capiti… per reprimerli facciamo solo danni. E’ già scritto.
    E uno dei danni e’ proprio di investire tante risorse, pubbliche o private che siano, per cacciare le streghe… perchè se tu inizi un’indagine sulla base della presenza in un determinato momento, su un determinato computer, di un dato non tracciabile con il nome del file truffaldino, non sei uno che sta perseguendo la legge o anche l’obiettivo più elevato a cui essa si ispira; sei un coglione.

  25. mfp dice:

    Daniele, scusa se ti insozzo il blog… ehm… sono tornato a vedere se c’erano reply e…ehm… e’ che quando mi girano, beh, mi girano :shy:

    Era per dire che “la presenza in un determinato momento, su un determinato computer, di un dato non tracciabile con il nome del file truffaldino” e’ “fumus” solo per un giurista o un agente di polizia impreparati (tant’e’ che tu, che sei preparato, dubiti di quel “fumus”); un qualsiasi tecnico si rende conto che di per se il 99% delle volte non vuol dire niente (ie: il 99% delle volte, se quello e’ il fumus, si sta danneggiando un innocente).

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