:.:.: (il blog di) Daniele Minotti

diritto delle nuove tecnologie e altro

Dei diritti e dei doveri dello stare in Rete - EDITED

BlogBabel chiude, per sempre o chissà.

Premetto che io ci sono su mia richiesta dall’anno scorso quando, dopo aver sentito Ludo & C. allo ZenaCamp, mi è venuta la curiosità.
Pur con alterne vicende, non sono mai stato una blogstar e penso che non lo sarò mai. I motivi possono essere diversi, ma non mi interessano più di tanto.
Ero arrivato, pochi mesi fa, poco fuori della Top 100, poi son tornato su posizioni che più mi competono. E, in passato, è andata anche peggio.

BlogBabel sì, BlogBabel no. Per quel che ne capisco io, il sistema di ranking va un po’ più ottimizzato (a parte le star, vedo troppe fluttuazioni), ma forse si tratta proprio di “ottimizzazioni in corso”.
Come detto, le star sono sempre quelle, posizione più, posizione meno. E penso sia giusto così, indipendentemente dai contenuti sui quali ho sempre mille riserve.
C’è il caso Grillo, ad esempio, direi da sempre in testa (e non potrebbe essere altrimenti, malgrado i correttivi al ribasso). Ma le (altre) blogstar lo criticano. Dicono che non è un vero blogger (dunque non è una blogstar), che non è sinceramente 2.0, che non è genuino in quanto ha un’importante società di comunicazione alle spalle, che non risponde ai commenti (tra i top abbiamo anche chi non li ha proprio).
Non so e poco mi interessa.

Io ho un blog per parlare della materia di cui mi occupo (sul privato, sulle mie idee, sono molto più orso di quanto sembra) e la blogosfera mi incuriosisce più che altro per le sue implicazioni giuridiche. Ho già un lavoro che mi piace, non mi interessa diventare una blogstar per trovarmi un’alternativa di vita, anche se “mai dire mai”. E, come detto, dubito che possa salire sul podio della Top 100, anche se le classifiche gasano tutti, il sottoscritto per primo.

E così, veniamo a BlogBabel. PaulTheWineGuy vuole potersi sganciare. Gli rispondono, tra le altre cose, rinfacciandogli l’atteggiamento di chi, caduto dall’Olimpo, non vuole giocare più. Ma la motivazione ufficiale di Paul è il presunto abuso - quasi un furto - di contenuti asseritamente posto in essere da BlogBabel.
Paul ha una licenza Creative Commons (incidentalmente: io mi fido, ma non l’ho trovata) e ne chiede il rispetto: ok tutto (o quasi), ma non per scopi commerciali. Ma BlogBabel, contrariamente a quello che pensa Paul, non è una società commerciale, anche se i suoi ads li ha, come tanti del resto (e così si ripresenta l’accusa di lucrare, in qualche modo, sul lavoro altrui).

BlogBabel, puntata anche da Napolux, decide, come visto sopra, di chiudere con il modo, però, del bambino permaloso. Non me ne vogliano.

Oltre alla licenza, la questione verte anche sul diritto a non entrare nel database. Cosa c’è di giuridicamente fondato?

Poco, secondo me. Forse nulla.

Io non ho mai amato le licenze Creative Commons; o, meglio, non ho mai compreso la cieca adesione fideistica manifestata specie dai blogger. Ed io non sono stato eccezione: con il recente passaggio a Wordpress (ma perché esiste un movimento che ha una pecetta segnaletica “No Wordpress”?) le ho messe anch’io per quel fondamentale e imperdonabile errore che si chiama omologazione e che mi ha fatto perdere di vista la mia cultura giuridica. Alzi la mano chi sa veramente cosa significano queste licenze (e le “cugine” GPL), quali sono le basi e le conseguenze giuridiche. Pochi, direi, e ditemi pure presuntuoso. Non si parla di cose banali. Come se io mi mettessi a discutere di specifiche W3C (che competono più i tecnici).
Sebbene le licenze Creative Commons rappresentino una comoda (in prima battuta) standardizzazione, mi pento di averle messe e vi spiego anche il perché.

Piaccia o no - ed è questo il punto fondamentale - in Italia abbiamo una legge sul diritto d’autore. L’autore può derogarvi, ma soltanto parzialmente.
In un momento in cui si discute dell’attuazione del comma 1-bis) dell’art. 70 l.d.a. (tema molto caro alla blogosfera) rischiamo di dimenticare i diritti altrui, quelli di chi fruisce delle opere o che ci lavora. È paradossale, azzardo anche un “ipocrita”.

Se è vero che le limitazioni al diritto d’autore riguardano, prevalentemente, gli usi personali (chiamiamoli fair uses, se volete essere alla moda e guardare, a tutti i costi, al diverso diritto nordamericano), esistono eccezioni anche per chi persegue lo scopo di lucro.

La legge sul diritto d’autore (l. 633/41) le disciplina a partire dall’art. 65 e mi sembra chiaro che, pur evidenziando alcuni dati dell’opera, nessuno può impedire un link e la riproduzione di un titolo.
Eppure, una lettura non corretta (non conforme alla legge, che comanda sempre nel contrasto) delle Creative Commons può portare alla paradossale conclusione che esse non garantiscono sempre la libera circolazione del sapere, ma, al contrario, talvolta la limitano per giunta - vale la pena di ribadirlo - in contrasto col nostro ordinamento.

E l’elaborazione a fini di statistica-classifica? Io la vedo come una sorta di operazione scientifica (per l’aspetto statistico) e critica (per la classifica fatta di citazioni). Perché non ci sogniamo di vietare i test delle automobili. No, li opiniamo, financo li denunciamo se fatti in malafede sempre ricordando, però, che in essi vi è un preponderante fattore umano (ad esempio, le impressioni di guida, al di là dei dati strumentali) cosa ben diversa da quanto fa BlogBabel che, sempre per quello che ne capisco io, svela il proprio metodo (thx to WebArchive).

Infine, si potrebbe parlare anche delle rassegne stampa e del diritto all’obliò. Ma mi fermo subito: le prime possono essere illecite se non rispettano le predette eccezioni oppure se costituiscono concorrenza sleale (e non vi sono i presupposti), il secondo riguarda i dati personali (e qui non si parla di dati personali).

Non sapevo come chiudere questo post, ma ho pensato che il titolo fosse la miglior sintesi, specie se letto nella filosofia che ci accomuna tacitamente condivisa da ogni blogger.

P.S.: Il post è stato un po’ editato, ma soltanto per rimediare ad alcuni errori di battitura, di esposizione, ecc. Devo ricontrollare meglio le bozze prima di scrivere… Mi scuso.

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47 Risposte a “Dei diritti e dei doveri dello stare in Rete - EDITED”

  1. Gianni dice:

    Ma esistono veramente diritti e doveri per “stare” in rete ?

    BlogBabel… ho sempre avuto le mie grosse riserve circa i calderoni dove qualche webmaster decide di inserire materiali d’ogni dove, per poi ripescare a piacimento porzioni ribollite consone al suo palato.

    Le CC… che mondo sarebbe senza CC ?
    Guardare la legislazione Italiana per valutare le CC è un pò come valutare le prestazioni di un’auto solo su strade bagnate (ogni richiamo agli scivoloni giuridici Italiani è casuale e non voluto).

    Le CC vanno viste (e valutate, testate, appoggiate) in ambito mondiale, non solo in ambito Italiano.
    Le leggi che governano il web-italia sono vetuste, arcaiche nell’intendimento e nell’attuazione, forse a causa di un “parco politico” vetusto e arcaico, non so.

    Qualche esempio:
    Chi dice che siti giornalistici come **********.it si possano permettere di riportare contenuti da altri siti senza mettere neanche un link ?
    A me sembra scorretto, eppure se andiamo a guardare le leggi vigenti, al massimo rischiano di dover rimuovere il materiale entro poche ore, o giorni.

    Questa è la legislazione Italiana, le CC non hanno colpa.
    Le CC, secondo me, garantiscono un “fair use” dei contenuti web:

    #Puoi pubblicare, ma devi mettere un link.

    #Puoi pubblicare, ma senza scopo commerciale.

    #Puoi pubblicare, ma seguendo la regola X.

    A me sembra una buona cosa, al passo con i tempi ;)

  2. Daniele dice:

    Si’, Gianni, forse non sono stato chiaro. Le CC sono comode, fissano degli standard immediati e comprensibili, ma da un lato quelle cose si potevano gia’ scrivere senza CC, dall’altro le stesse non possono andare contro il diritto. Nostro e di un altro Paese poco importa.

  3. MicUni Blog » Blog Archive » Dei diritti e dei doveri dello stare in Rete dice:

    [...] fabioletterario: [...]

  4. Gianni dice:

    Però Daniele come fai a scrivere una licenza senza licenza ?
    Si può scrivere senza CC, ma a che pro ?

    Per la questione del diritto, sul lato tecnico hai certamente ragione, non si discute.
    Sul lato pratico invece vedo molte problematiche, a partire da quanto “Italiano” sia un sito Italiano quando residente su server estero e scritto magari in inglese (ma gestito da Italiani), oppure quanto illecito possa risultare un blog dove l’amministratore inserisce materiali altrui solo perchè tali materiali non sono coperti da copyright ma da “semplice” CC.

    Forse ho una visione del web datata: 10 anni fa era considerato obbligo mettere un bel link alle “risorse in prestito” e certo chi prendeva contenuti senza permesso diretto (CC o meno) era inviso e affossato.
    Oggi pare che nemmeno con una licenza si possa star tranquilli :(

  5. Herr Doktor dice:

    Le leggi che governano il web-italia sono vetuste, arcaiche nell’intendimento e nell’attuazione, forse a causa di un “parco politico” vetusto e arcaico, non so.

    mah, la legge sul diritto d’autore l’ha firmata Mussolini e francamente la preferivo in versione originale, prima di tutte le aggiunte “moderne” frutto delle lobbies del diritto d’autore
    Francamente era più “liberale” (non “liberal”, che è un’altra cosa) la destra “storica”
    Non pensavo che avrei mai detto una cosa simile :-(

  6. tangueiro dice:

    io vorrei sottolineare che le licenze cc, tra le altre cose, vogliono essere anche un tentativo di armonizzazione della materia in un ambito a-territoriale come Internet. Questo non va dimenticato.
    Poi, si è vero, bisognerebbe ricordarsi che di fronte al giudice italiano contano poco, (del resto la legge italiana sul diritto d’autore vige solo in italia) ma non è sempre detto che bisogna finire in contenzioso. Si può anche accordarsi extragiudizialmente, e allora le licenze cc mantengono il loro perchè.

  7. Herr Doktor dice:

    mah … non è detto che le licenze c.c. non debbano valere anche davanti al giudice italiano …..
    Potrebbero esserci limiti all’efficacia delle limitazioni di responsabilità (cfr.le gpl) alla luce dell’art.1341 c.c., ma per il resto perchè non dovrebbero valere. Il titolare del diritto ha secondo me il diritto di stabilire le condizioni d’uso (e il dovere di accettarle, lui per primo, se gli alri ne fanno l’uso consentito ….)
    esempi di ‘litigation’ in materia di licenze ‘pubbliche’ come queste (e come le gpl) all’estero dovrebbero esserci stati e mi sembra che di regola siano state ritenute “enforceable”. Semmai è in ambito anglosassone che sono stati mosse le maggiori critiche - se ricordo bene - basate sulla mancanza del requisito della ‘consideration’ ….
    ‘mo mi documento un po’ meglio.
    buona serata :-)

  8. Gianni dice:

    Doktor il fatto che Mussolini abbia o meno firmato non penso incida in alcun modo.
    Come hanno fatto molti politici prima e dopo di lui, le “firme” vengono apposte a seconda del “clima politico”, non di ciò che si ritiene meglio per il Paese.

    Comunque sia, lobby o non lobby, da noi le leggi web-related [e non solo quelle...] andrebbero riviste da zero, tenendo conto dell’impatto sociale ed economico prima di tutto.

  9. Herr Doktor dice:

    no, non credo che Mussolini abbia scritto il codice di suo pugno ;-) ironizzavo sul fatto che il fascismo mi sembra più “sociale” e meno “padronale” di certi politici nostrani …
    Poi non mi sono spiegato bene, ma - dati anche i limiti del mezzo (il box in cui sto scrivendo è dannatamente stretto ;-) ) oltre ai limiti intellettuali miei propri … ;-) ciao

  10. Daniele dice:

    Gianni, Dok vuole soltanto dirti che, in effetti, le eccezioni sono soprattutto merito della legislazione del ‘41. Poi sono state un tantino limitate, vedi risistenze sull’1-bis).

  11. Marco dice:

    Solo una piccola precisazione sul tema licenze CC/fair uses (eccezioni/limitazioni).

    Ogni licenza CC riporta la seguente precisazione “Le utilizzazioni consentite dalla legge sul diritto d’autore e gli altri diritti non sono in alcun modo limitati da quanto sopra.”

    Il quanto sopra è lo specifico contenuto della licenza prescelta. Quindi la sua adozione non pregiudica (ne potrebbe pregiudicare) in nessun caso i legittimi usi consentiti dalla legge.

    Sull’adesione fideistica alle stesse… devo dire che sono d’accordo con Daniele anche se la cosa non mi sorprende più di tanto, visto che i movimenti copyleft generale hanno un approccio che rievoca molto i movimenti religiosi (non a caso i sostenitori più ferventi vengono appellati come “evangelist”).

    E’ una strada comunicativa che mi affascina molto…

  12. mfp dice:

    Danie’, le CC sono state create appositamente per diffondere un’idea… e sapendo a priori che il carattere imperativo della normativa del singolo stato o della federazione o del wipo, le avrebbe limitate. Che non siano difendibili in tribunale e’ abbastanza assodato oramai, e in vari stati dell’unione e non. Io credo che la CC abbia fatto il suo tempo anche dal punto di vista dell’idea… di concept… per lo meno per chi affronta questi temi da più tempo (mentre invece sono ancora un ottimo strumento didattico per chi e’ arrivato dopo; servono ad innescare il ragionamento sul tema). Epperò… epperò hanno dimostrato una cosa: la diffusione delle CC permette di misurare quanto “la gente” sia desiderosa di condividere la creatività… ok, magari perchè si e’ resa conto che se non condivide non può attingere… ma e’ chiaro - anche grazie ad altri dati, cfr. p2p - che vuole condividere.

    La questione Paul vs BB e’ invece una totale idiozia… un dialogo tra sordi… uno guarda ad una faccia e l’altro guarda all’altra faccia della stessa medaglia e fanno a gara a quale delle due facce vale di più! Semplicemente non ha senso. Discutono basandosi solo su opportunismi di circostanza.

    Decidere chi può usare e chi non può usare una propria opera (es: il titolo di un post) non rientra tra i diritti di un autore.
    Se non vuoi essere chiacchierato, non devi esporti in pubblico. Se non vuoi che la tua opera venga usata, non la devi pubblicare. Una volta che esponi in pubblico… un’idea… e’ andata. Il resto è fuffa. E vale pure per i dati personali…

  13. Gianni dice:

    @Doktor:
    Sicuramente alcuni politici nostrani hanno la nostra [quasi] totale disapprovazione (da parte mia la totalità) :D

    @Daniele:
    Questo tuo post, oltre a coinvolgermi per il contenuto, in effetti mi ha portato alla mente una cosa “sinistra”: tutte le leggi che in qualche modo ledono/peggiorano la vita del cittadino comune hanno base arcaiche, anzi diciamo che si sono evolute su leggi arcaiche preesistenti.
    Quella sul diritto d’autore e quella sul canone (tassa di possesso…) tv sono due esempi lampanti, ma credo che spulciando se ne troverebbero tanti altri.

    @mfp:
    Decidere chi può usare e chi non può usare una propria opera (es: il titolo di un post) non rientra tra i diritti di un autore.
    …?

    Se non vuoi essere chiacchierato, non devi esporti in pubblico.
    Per questo Corona è finito in galera :D

    Se non vuoi che la tua opera venga usata, non la devi pubblicare.
    Per questo le Major non si arrabbiano quando usi i loro prodotti senza pagare :D

    Una volta che esponi in pubblico… un’idea… e’ andata. Il resto è fuffa. E vale pure per i dati personali…
    Entra in vigore il 1 gennaio 2004 il decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003, denominato “Codice in materia di protezione dei dati personali”. Il Codice, che rappresenta il primo tentativo al mondo di comporre in maniera organica le innumerevoli disposizioni relative, anche in via indiretta, alla privacy, riunisce in unico contesto la legge 675/1996…. :P

    Spero mi perdonerai per l’humor grigio fatto sopra, ma a meno che tu non stia ironizzando, direi che la linea di pensiero non è quella giusta nemmeno in via ipotetica.

    Ti do ragione sul fatto che le CC sono nate partendo da un principio di “libera diffusione”, però anche qui ritengo che non siano sulla strada del tramonto: al contrario, si stanno evolvendo e credo che in futuro andranno sempre più concretizzandosi ;)

  14. mfp dice:

    eheh, Gianni, son d’accordo con te che la normativa va in tutt’altra direzione… ma la normativa e’ sbajataaaaa ;)

    Le norme oramai sono prodotte da salotti intellettuali bacchettoni che hanno poco contatto con la realtà e forniscono il substrato molle perfetto a chiunque, versando qualche obolo, vuole imporre questo o quello secondo logiche di comodo.

    Guardati attorno, dal diritto d’autore alla privacy alle semplice idee “che passi” chiacchierando con qualcuno:
    - se tu autore diffondi un’opera (via libro,cd,dvd,blog,itunes), l’opera e’ automaticamente “andata” (dal passamano con chiavette usb, cd, dvd, etc, alle bancarelle dei marocchini, ai circuiti di p2p); “andata” = non ne controlli più la diffusione;
    - se una tua questione giudiziaria (”dato privato”… fino alla sentenza di cassazione esclusa… a meno che non sia importante per il pubblico interesse) arriva su Google… il tuo “dato privato” e’ irriversibilmente pubblico. Avoja a rincorrere fino all’ultimo pinco pallino che si e’ salvato l’articolo… diritto all’oblio? E’ una barzelletta.
    - parli con un collega e hai la sciagura di farti venire un’idea intelligente durante la chiacchierata… però purtroppo te ne accorgi solo quando lui davanti al capo di entrambi risnocciola la tua idea come fosse sua… e’ “andata” (perso controllo) nel momento in cui l’hai comunicata.

    Non ti ho descritto quello che (io) vorrei, o quello che (impersonale) dovrebbe essere, o quello che sarà… se guardi bene e’ evidenza empirica. E ti assicuro che anche mettendo un’orda di poliziotti con i manganelli per le strade, questa situazione non si può cambiare… c’e’ una legge di natura dietro.

    Quanto a CC, hai detto bene tu: si evolveranno. Anzi, si sono già evolute… solo che non e’ stato detto pubblicamente… per il momento.

  15. Monica Gobbato dice:

    Caro Daniele,
    mi riferisco nel mio commento solo alla prima parte del post e cioè al fatto se sia possibile o meno essere una blogstar con un blog a contenuto giuridico. Considerato che come sai ho una certa tendenza all’esibizionismo e quindi comprendo pienamente il desiderio di blogstarsizzarsi, credo che ciò non sia possibile per un blog a contenuto giuridico.
    Il blog, quello vero, quello che si legge con avidità è spesso cinico, irriverente, strafottente, totalmente contrario alla buona educazione, reale o virtuale che sia. Non credo che mai un blog giuridico riesca ad avere, o quantomeno a riuscire a mantenere con successo queste fondamentali caratteristiche. Quanto al fenomeno Grillo ha appunto una peculiarità “che non appartiene ai blog” che è quella di essere “organizzato” e non scritto in prima persona, di getto. Non dimentichiamoci mai che il blog in buona sostanza non è che un diaro personale, seppur virtuale. Ciao
    Monica

  16. Daniele dice:

    Ah, lo so… sono il solito antipatico: per me un blog e’ un CMS. E tutto il resto e’ noia.

  17. PaulTheWineGuy dice:

    Daniele, tutto giusto (il legale sei tu :-)

    Ma non è quello che ho detto / fatto io e ci tengo a specificare alcune cose, se posso.

    Ho chiesto di essere rimosso da BB: non ho mai parlato ne isinuato azioni legali (per cosa?!?).

    Io non ho posto nessuna attenzione sulle CC: ho detto solamente che alla risposta canonica “i feed sono pubblici e ci facciamo quello che vogliamo” in tutta tranquillità in una discussione che già aveva aperto dubbi sulla paternità dei feed ho fatto presente che c’è la possibilità in Feedburner di specificare una CC del feed. Ripeto: forse. Era una discussione. Che è finita nel peggiore dei modi, un enorme fraintendimento di cui tutti stiamo pagando le conseguenze, e me ne dispiaccio.

    I risvolti sulle CC le lascio a voi del settore.. :-)

  18. mfp dice:

    Paul, fermo restando che capisco la tua necessità al punto che mi piacerebbe poterti aiutare a rimuoverti da BB, “e’ assurdo chiederlo”. Guardati attorno: Gaspar Torriero ha provato con Facebook… Scobble (o come diavolo si chiama; il blogger-orsacchiotto ex-microsoft) ne ha fatto la sua polemica… state chiedendo ad aziende e a personaggi che in qualche modo guadagnano da quei progetti, di rinunciare al business costruito sopra i vostri dati, meta-dati, meta-meta-dati, artistici o personali che siano… state facendo come le star e i vip che… amano da morire riempirsi i portafogli con i desideri dei fan, ma odiano da morire quando i fan li amano al punto da diffondere le loro opere :) C’e’ un qualcosa di patologico in questo… e’ paradossale… non credi?

  19. Daniele dice:

    Michele, mi sembra che l’elaborazione di feed (pubblici) da parte di BB (a prescindere dalla *segnalazione*, non iscrizione, che puo’ essere fatta anche da altri) sia cosa diversa dall’iscrizione ad un social networking dove, in effetti, si cedono realmente dati personali.

  20. mfp dice:

    Lo sai come la penso… credo di averlo scritto più volte (non ricordo se qui o altrove) negli ultimi due mesi.

    Tu inevitabilmente guardi la cosa con l’occhio clinico… e’ un’impostazione dottrinale (ie: disciplina diritto d’autore da una parte, disciplina dati personali da un’altra… e oltretutto hai i giuristi-ricercatori di Trento che dalle retrovie rispetto a voi avvocati di prima linea, da anni, vi urlano impanicati: “i contrattiiiiiiiiii… o mio dio… nessuno pensa ai contratti, siamo rovinatiiii!”). Questa dottrina è incoerente con le evidenze empiriche di cui sopra (cfr. commenti precedenti) e letteralmente congelata (quando non degradata con interventi talvolta da giurista-macellaio, talvolta da giurista-chirurgo estetico della mafia) da interessi - enormi interessi - economici (e non: si pensi al controllo sociale o, se come immagino preferisci chiamarlo tu: “mantenimento dell’equilibrio sociale”) che non si reggono più in piedi sulle proprie gambe (mercato, modello di business, architettura della filiera, e quant’altro).
    E congelata in un posto looooooooooooontanoooooooo da questo piccolo (ma bellissimo, interessantissimo e piacevolissimo) blog: non è a Roma, non è a Brussels, non è a Ginevra che si decidono queste cose, ma a Washington (e le persone che decidono lì arrivano da Gerusalemme, Pechino, Ryiad).
    Che siano opere d’autore o che siano dati personali, non cambia un fico secco! Evito di scriverti formule matematiche che ti farebbero venire il maldimare e basta, provo in quest’altro modo: confronta con il tuo occhio clinico le vicende politici-intercettazioni (ie: quand’e’ che una telefonata e’ privata e quando invece c’e’ pubblico interesse tale per cui la ricerca e la pubblicazione e’ addirittura UN DOVERE del giornalista? Se io nella stessa telefonata parlo della velina che mi voglio trombare e della tangente che pago a Mr. X che facciamo? La risposta del Mastella-parlamento: “non si pubblica niente”; troppo comodo e enormemente pericoloso per la democrazia), con la vicenda di Paul e BB (ce ne sono tante altre, comunque: quand’e’ che i contenuti d’autore di Paul non devono essere usati da terzi?). La filosofia dominante vuole che si proceda per gradi in un difficile processo certosino che definisce quando c’e’ dolo, quando e’ addirittura specifico, quando c’e’ danno, di che tipo,entità,etc e’ questo danno… Danie’: questo andava bene - e neanche tanto (es: l’impostazione anglosassone ha dimostrato di essere più efficiente ANCHE perchè è in grado di evolversi “quasi in tempo reale”) - fin quando la tecnica evolveva con velocità lineare e di conseguenza la velocità ottenibile con quella filosofia del diritto era bene o male adeguata. Adesso però la tecnica si evolve in modo esponenziale (e ci sono già evidenze di fenomeni fattoriali); quel diritto a te tanto caro sta lavorando sulla regolamentazione delle carrozze a cavallo mentre noi viaggiamo quotidianamente astronavi con motori a ioni. Finchè si regolamentavano le carrozze quando le automobili erano ancora mosche bianche… bene o male ci si poteva stare perchè… non avevamo di meglio (primum vivere deinde philosophare); ma adesso…

    Per questo ho scritto a Paul: chiudi la discussione e, se vuoi renderti utile, datti da fare ad alimentare il dibattito su queste materie. Occorre aumentare la velocità del progresso etico, e farlo in fretta… mai sentito? Bertrand Russel negli anni ‘30… Paolo Flores D’Arcais negli anni ‘90… Prof Antonio Schiavone (storico) l’anno scorso lì a Genova… non è uno sport per pensatori: o lo facciamo, o “c’e’ grossa crisi” (Quelo). Non dico cosa accadrà perchè se no rovino tutto il commento… quando faccio il futurologo la gente si stranisce ;)

  21. Boh/ Orientalia4All dice:

    1) Non siamo commerciali

    2) Dei blog facciamo l’uso che fanno le biblioteche online dei libri: qualche dato. I contenuti non si toccano.

    3) Non esiste ancora legge o disciplina che regoli l’uso dei feed, che sono pubblici.

    Quindi, come può esserci dolo? Non c’è neanche la legge:)

    Cmq Paul ha fatto il diavolo a quattro da quando è sceso in classifica (se guardi i commenti al mio post sui Tumblr lo vedi subito) e Napolux da quando non è stato accettato fra gli editor. Questa è la maturità generale. Che poi Ludovico abbia fatto la ripicca è vero: ripicca però che tanti editor suggerivano da mesi per ovviare alla estrema competizione nelal classifica.

    Io sono contenta che la gente soffra di questo disagio, ora come ora: così impara a sputare su di un servizio pubblico, ottimo e gratis.

    Sul discorso delel fluttuazioni c’è da dire, ma sono semplici calcoli matematici. Cmq generalizzando più sei in basso in classifica più un link ti cambia posizione, anche di 10 o 20 posti. E poi i link scadono, e in più risentono delle risalite e discese degli altri: più sei in giù più hai una mole di risalite e discese che ti influenzano.

    Ciao ciao

  22. Daniele dice:

    @Orientalia
    Anzitutto, devo esprimere il mio apprezzamento: non e’ facile trovare una donna che difende così, senza dichiarazioni formali di coniugio, il lavoro (anche) del proprio uomo.
    E’ una cosa che apprezzo, molto.
    Quanto al concreto, per punti:
    1) non siete commerciali e penso di averlo puntualizzato; comunque, avete gli ads e di essi, ad esempio per la riforma dell’art. 70 comma 1-bis) l.d.a., si è parlato, ve l’assicuro. Poi, francamente, nel testo ho detto che anche le attivitè lucrative possono riprodurre le opere altrui. Dunque il problema non esiste.
    E, comunque, io son fatto così: se la gente sta bene, ha una buona vita sessuale, familiare e sociale se in più è ricca è probabile che non mi rompa, quindi sono felice per chi se la gode. Quando posso/riesco, rifuggo l’invidia.
    2) la citazione del titolo, come precisato nel testo, secondo me non ha alcuna rilevanza illecita; anzi, ci mancherebbe… E, parimenti, non sarebbe illecita una citazione più ampia, sempre se conforme alla legge;
    3) i feed sono qualcosa di assimilabile ai link (anzi, di più, perché sono predisposti dal titolare che veicola volontariamente determinati contenuti); discuterne sarebbe come mettere in discussione la natura stessa della Rete, anzi dell’ipertesto (non so se mi spiego, eh… di ipertesti se ne parlava prima di Internet commerciale…);
    - Paul, a mio avviso, non ha alcun diritto; se è vero che BlogBabel si è comportata da bambino permaloso, non da meno è stato Paul, con questa sua bizzarra idea di stare in Rete eppure non esserci, quando gli sta comodo (per capriccio o altro, a quanto leggo).
    Poi (e chiudo causticamente), trovo certe conferme. Non nascondo che, al di là delle mie competenze che coincidono coi miei interessi (vabbe’, ne ho anche altri tipo i Rollerblade che mi sono comprato oggi a 44 anni per pattinare coi miei figli), ho scritto questo post anche con intenti provocatori e di verifica (si veda, in particolare, la prima parte, ma non soltanto).
    Provavo, questa volta, a diventare una blogstar almeno per un giorno. Perché, in fondo, ho parlato, in termini giuridici e pensavo di comune interesse, di quella - appunto - Babele di cui le blogstar non sanno fare a meno (eccome ne sentiranno la mancanza…).
    Bene, le mie statistiche mi dicono che gli accessi non sono rivoluzionati.
    Segno che, per ipotesi, ho detto sciocchezze non meritevoli (ma proprio l’intervento di Orientalitalia mi fa pensare il contrario) oppure che, fondamentalmente, lo blogosfera vive d’altro, magari autoalimentandosi oppere di quelle Creative Commons tanto osannate e utilizzate eppure incomprese.
    Sono fiero di avere un lavoro che, malgrado le mille controindicazioni, mi piace e che non mi fa cercare altro, un’altra vita.
    Mai dire mai.
    Ma è tutto scritto, tutto previsto.

  23. mfp dice:

    Minchia… e qui c’e’ bisogno di un professionista bravo (non te Daniele, non pensavo a giuristi; e neanche commercialisti :P )… questa afferma che l’altra parte è immatura argomentando con una tesi incentrata interamente sulle posizioni in classifica… Il bue che dice cornuto all’asino :|

    Ora bisognerebbe capire se ci crede davvero, o e’ solo una frottola che sparge in giro perchè è convinta che Goebbles c’aveva ragione…

  24. ...time is what you make of it... dice:

    Blogbabel si è spento?!

    Ok, dico la mia. La blogosfera ne sta parlando in lungo e in largo e un paio di post mi hanno stuzzicato tanto da voler commentare.
    Ho letto tutti i messaggi del gruppo; lo seguo da mesi sebbene vi abbia partecipato ben poco.
    Iniziamo da BlogBabel. E&#…

  25. Juan Carlos De Martin dice:

    Gentile Avv. Minotti,
    le ricordi che l’articolo 2 delle licenze Creative Commons (versione italiana) recita: “La presente Licenza non intende in alcun modo ridurre, limitare o restringere alcun diritto di libera utilizzazione o l’operare della regola
    dell’esaurimento del diritto o altre limitazioni dei diritti esclusivi
    sull’Opera derivanti dalla legge sul diritto d’autore o da altre leggi applicabili.”
    Alla luce di tale articolo, pensa che siano ancora pienamente fondate le sue osservazioni in merito alle licenze, diritto di link, eccetera?
    In attesa di un suo cortese commento, la ringrazio e le porgo i miei piu’ cordiali saluti,
    juan carlos de martin
    responsabile italiano creative commons

  26. Daniele dice:

    @juan carlos de martin
    Grazie, conoscevo la fonte indicata, ma, comunque, un ripasso non fa mai male.
    Quello che ho inteso criticare il non sono tanto le CC, quanto l’uso acritico che gli utenti ne fanno. E - mi perdoni - un po’ modaiolo. Appunto, acritico.
    Su questo punto, se mi si consente un modesto suggerimento, occorrerebbe lavorare. Altrimenti, si creano antipatici malintesi come quelli della vicenda BlogBabel.
    Cordialita’.

  27. riccardo dice:

    Non riesco a capire come fai a sostenere che una licenza cc può essere interpretata come limitatrice delle libere utilizzazioni.
    A parte il fatto che, come ti è stato ricordato (ma già lo ricordavi!) dicono espressamente di non limitare le libere utilizzazioni, ma anche se non lo dicessero, come potrebbero limitarle? Come si potrebbe interpretare che le limitino?
    Se io scrivo “tutti i diritti riservati” e nulla dico sulle libere utilizzazioni le posso/voglio limitare secondo te?

    Non sono un esperto di diritto d’autore, ma secondo me c’è proprio un errore giuridico di fondo in quello che affermi.

    Poi è inutile che fai finta di nulla e dici che in realtà ce l’avevi con la moda. L’affermazione l’hai fatta e secondo me è “bella grossa”. :-)

  28. Daniele dice:

    La frase esatta (comunque, da leggere nel contesto) è questa:
    “Eppure, una lettura non corretta (non conforme alla legge, che comanda sempre nel contrasto) delle Creative Commons può portare alla paradossale conclusione che esse non garantiscono sempre la libera circolazione del sapere, ma, al contrario, talvolta la limitano per giunta - vale la pena di ribadirlo - in contrasto col nostro ordinamento”.
    Basta leggerla, bene.

  29. Anonimo dice:

    arrampication sugli specchiescion

  30. Daniele dice:

    Diciamo che quando ho scritto questo post ero consapevole del fatto che mi sarebbero arrivate delle critiche (anche se l’unica argomentata è stata quella del prof. De Martin - Gianni e mfp hanno fatto discorsi più generali).
    Ho accettato il rischio

  31. Simone Aliprandi dice:

    Io non argomenterò molto. Ho già argomentato in altre sedi e i miei materiali sono disponibili online, se vuole leggerli.
    Farò solo una domanda: ma se si è pentito di aver usato le CC, perchè questo blog al link lincenze d’uso richiama ancora una licenza di quel tipo? Non l’ha detto il dottore di usarle. Ci sono molte altre licenze. Anzi, chi come lei ha conoscenze giuridiche può addirittura scriversi la propria licenza. Oppure è possibile non utilizzarne nessuna e fare riferimento ad un regime di copyright tradizionale.
    Quello da lei sollevato mi sembra un NON-problema dal punto di vista giuridico. Se invece si trattava di semplice argomentazione sociologica sulla consapevolezza nell’uso dele licenze, certo è un tutto un altro discorso. Ma le assicuro che il suo post non sembrava rivolto in quella direzione.
    Cordiali saluti, Simone Aliprandi

  32. riccardo dice:

    Esatto, Simone, il nocciolo della questione sta proprio nel fatto che ha sollevato un non problema giuridico con tanto di argomentazioni giuridiche e citazioni di norme. :-) Altro che sociologia!

  33. Daniele dice:

    @Simone Aliprandi
    Dopo le riflessioni sorte con la disputa PaulTheWineGuy vs. Blogbabel (e con le precisazioni di entramibi), non ho modificato licenza semplicemente perché, come tutti voi, ho realmente poco tempo per scrivere qualcosa per il blog al di là di post (spesso telegrafici) e commenti.
    D’altro canto, circa l’adozione, ancora una volta mi devo autocitare nel sospetto di non essere stato letto bene: “Io non ho mai amato le licenze Creative Commons; o, meglio, non ho mai compreso la cieca adesione fideistica manifestata specie dai blogger. Ed io non sono stato eccezione: con il recente passaggio a Wordpress (ma perché esiste un movimento che ha una pecetta segnaletica “No Wordpress”?) le ho messe anch’io per quel fondamentale e imperdonabile errore che si chiama omologazione e che mi ha fatto perdere di vista la mia cultura giuridica”.
    Ecco, mi sono omologato e ho definito questo atteggiamento “imperdonabile errore”.
    Per quello che mi riguarda, bastano le regole dettate dagli artt. 65 e ss. l.d.a. anche se, prossimamente, vedrò se regolare i miei contenuti in modo ancora più permissivo. Di certo, revocherò la mia CC anche perché, in quella versione, mi sono reso conto che è più restrittiva della legge (questo è il paradosso).
    Mi spiace, peraltro, una cosa anche se spero sia soltanto una mia infondata impressione: non capisco questa associazione copyleft-CC (forse casuale, forse di mera occasionalità). Mi sembrano cose che viaggiano a livelli ben differenti. Perché da oppositore delle CC (pur con le argomentazioni date), mi sento anche implicitamente sospettato di essere nemico del copyleft. Che non è esattamente così (anche se ho le mie rivendicazioni di modesto autore) e basterebbe leggere in giro quello che ho scritto in questi ultimi dieci e più anni.
    Un saluto.
    Daniele Minotti
    P.S.: Lieto che i miei intenti sociologici (ulteriori rispetto alle questioni di stretto diritto) siano stati notati. Non sono certo un sociologo del diritto, ma proprio la sociologia del diritto è stata la materia che mi ha accompagnato per esami, seminari, frequentazioni accademiche e, infine, tesi.

  34. riccardo dice:

    Minotti, non vorrei sembrare antipatico ma continui a perseverare negli stessi errori: la licenza cc è irrevocabile! Non sarebbe forse il caso di leggerle per bene le licenze prima di criticarle? Detto senza alcun intento provocatorio.
    Poi come fai a dire che CC e copyleft sono due cose ben differenti? Dai l’impressione di non sapere nemmeno che cos’è il copyleft. E vorrei capire quali tue opere hai mai rilasciato con licenza copyleft in vita tua. Sono proprio curioso. :)

  35. Daniele dice:

    Più che antipatico (sei un vero dilettante, potrei esserti maestro…), sembri uno che ha bisogno di riposare, a quest’ora. La stanchezza intossica, ad esempio fa leggere quello che non è scritto.
    Per questo motivo, io, a quest’ora mi dedico piacevolmente ad altro, sperando di disintossicarmi.

  36. mfp dice:

    Forse siamo davanti a mero “loss of language”. E probabilmente per uscirne basta esplicitare qui cosa si intende per “copyleft” e per “limitazioni”.

    Quanto a “uso modaiolo di CC”: un utente e’ un utente, non si deve chiedere per forza cosa vuol dire CC da un punto di vista giuridico… la usa e basta. Sta poi ai tecnici assicurarsi che ci sia una corrispondenza concreta tra quello che ha capito l’utente di quei 3 simboletti (attribution, commercial, share alike) e il diritto. Guarda, in informatica ci scontriamo da anni con un problema analogo: i linuxari si lamentano da decenni della “pigrizia” degli utenti… dell’incapacità di questi di combattere con i filesystem, la shell, etc e la poca voglia di combatterci… però a voler poi essere onesti con se stessi uno si chiede: ma perchè mai un medico, un fruttivendolo, un panettiere, un architetto… devono - spendere tempo per - chiedersi cosa sia POSIX o un inode? Se gli interessasse quella roba farebbero gli informatici, non un’altra professione. A loro giustamente interessa soltanto l’icona su cui fare doppio-click per leggere un documento, guardare un filmato, scaricare la posta… insomma, useranno linux quando questo con un doppio-click gli consentirà di fare quelle cose senza doversi chiedere quale sia il significato tecnico e sociale (politico?) di usare linux. Sono utenti diamine! Linux gli torna utile quando è confezionato con un subnotebook da 300 dollari che ne nasconde la complessità! Un blogger usa la CC; è un utente. Con la CC indica la sua volontà ad alimentare l’uso libero della creatività aggiungendo al patrimonio culturale comune le sue opere; anche solo perchè gli fa piacere (letteralmente) “crearsi” la possibilità di remixare in futuro le opere altrui (attività, oltrechè utile, spassosissima!). E con poche semplici limitazioni (”sia ben chiaro che sono io l’autore”, “(non) farne uso commerciale”,etc). E con un unico semplice modo di esprimere questo concetto. Poi come questo effettivamente si possa tradurre in presenza di contenziosi… e’ materia da professionisti del foro. Insomma, più che modaiolo io direi che dall’utente medio viene fatta un’operazione del genere: “noi convidividamo, remixiamo, etc, poi che i giuristi ci si facciano le loro pippe sopra” :) Insomma, i marocchini, le copisterie universitarie, il p2p, il passamano sui banchi di scuola a botte di lp/musicassette/cd/chiavette usb… fanno così tanto tendenza che cancellano de facto qualsiasi cosa sia più complicato di una CC: quelle licenze sono un comodo minimo comun denominatore… tutto il resto son pippe dei giuristi ;)

  37. Daniele dice:

    Michele, ma non faresti prima a fare come fanno gli altri dicendomi che non capisco un tubo? Faccio prima a leggerti ;-)

  38. riccardo dice:

    Non andiamo sul personale, Minotti, dai. Ti ho solo chiesto quali licenze copyleft hai utilizzato in vita tua per dire che sei un sostenitore del copyleft. E quando vorrai rispondere capiremo.

  39. Marco dice:

    E quando vorrai rispondere capiremo.

    Minotti… questa è un’offerta che non puoi rifiutare…. e la prossima volta pensaci prima di scrivere… firmato i tuoi amici :-)

  40. Daniele dice:

    E se devo canzonarti un po’, come faccio a non andare sul personale?
    Per il resto, se in questo insieme di post + commenti hai letto che sono un sostenitore del copyleft e che, comunque, esserne sostenitore comporta obbligatoriamente l’adozione di un licenza (le CC, secondo me, sono cosa diversa dal più ampio e distinto copyleft), evidentemente abbiamo un problema di comunicazione che ci impedisce di discutere oltre.
    Anche perche’, dopo un po’, i commentatori compulsivi non mi divertono piu’.

  41. Daniele dice:

    @Marco
    Che devo rispondere? Scusa, non ho capito molto bene anche perché i presupposti della domanda sono falsi.
    Io non osteggio il copyleft e, probabilmente, neppure lo sostengo appieno. Trovo che ci siano dei problemi nelle licenze. Non critico la *filosofia+ (e ci mancherebbe), ma i risultati concreti.

  42. riccardo dice:

    Le licenze potrebbero avere anche dei problemi, Minotti, come la sottoscrizione delle clausole vessatorie, la forma scritta ecc., ma certamente NON i falsi problemi interpretativi di cui tu parli.
    E’ per questo che, secondo me, in questa corcostanza non sei nella posizione di quello che può permettersi di canzonare. Ma continua pure, se ti fa sentire meglio. Non mi offendo. :-)

  43. Marco dice:

    @Marco
    Che devo rispondere?

    @Daniele: dai Daniele… stavo scherzando! Era una (malriuscita) citazione de “Il Padrino”… così tanto per sdrammatizzare un pò, visto il tono da “fanatismo religioso” di alcune repliche… ;-) Bisognerebbe sorseggiare tutti una bella camomilla… e ricordarsi che un blog è un blog… anche se ormai sembra che alcuni gli attribuiscano il valore di fonte del diritto atipica.

  44. riccardo dice:

    Sta storia delle guerre di religione non la capisco: secondo te Marco chi è intervenuto lo ha fatto in quanto fan-adepto-fedele di creative commons o, molto più semplicemente, perché Minotti ha detto cose che non stanno né in cielo né in terra? Guerre di religione? Bella questa… e comunque sarebbe molto interessante capire quali sono le religioni in campo. L’assurdo contro il razionale? :-)

  45. Daniele dice:

    Uno che dice “non sono un esperto di diritto d’autore” (non che lo sia necessariamente io) e che, in fondo, non argomenta molto sulle questioni giuridiche sembra appartenere alla religione dell’assurdo.
    Meglio si occupi di diritto del lavoro, materia certamente più interessante e nobile nella quale io, però, non metto parola.
    Fine di questa discussione inconcludente.
    Visto quanto sono antipatico?

  46. Diigo Daily 04/02/2008 — Simplicissimus dice:

    [...] » Dei diritti e dei doveri dello stare in Rete - EDITED » Il blog di Daniele Minotti [...]

  47. » Minotti NON è contro le Creative Commons » Il blog di Daniele Minotti dice:

    [...] titolo voglio definitivamente sgomberare il campo da certi malintesi. A parte i commenti a questo post (mi spiace, alcuni poco centrati sulle vere questioni giuridiche), sono risalito anche ad un thread [...]

Spiacente, i commenti sono chiusi.