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“Intercettazioni” in auto: così parlò la Cassazione

Nei giorni scorsi, la stampa ci ha proposto una notizia molto interessante. Allarmante, per alcuni. Il titolo di Quotidiano.net: “Si possono intercettare le conversazioni in auto“.
Ero piuttosto scettico, perché non mi quadravano alcune cose. Poi, però, ieri ho potuto leggere la motivazione della sentenza citata e mi sono convinto che, malgrado il tono sensazionalistico, la stampa ha riferito abbastanza correttamente.
Il provvedimento è molto chiaro, ma, per comodità, lo riassumo:
- gli artt. 617-623-bis c.p. non sono pertinenti in quanto riguardano comunicazioni a distanza, dunque sanzionano “vere” intercettazioni (i.e.: captazioni poste in essere da un soggetto diverso dagli interlocutori);
- l’art. 615-bis c.p. (Interferenze illecite nella vita privata) riguarda esclusivamente abitazioni e altri luoghi di privata dimora (piaccia o no, un’auto parcheggiata sulla pubblica via non appartiene a questo genere);
- la disciplina sulla privacy non rileva in quanto il trattamento illecito è fatto ulteriore rispetto alla mera installazione dei dispositivi contestati.
Direi che è tutto condivisibile anche se, in effetti, il buco legislativo c’è.

1 Commento »

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Una Risposta a ““Intercettazioni” in auto: così parlò la Cassazione”

  1. Gianni dice:

    Quindi se domani istallo una bella microspia nell’auto di un politico e poi pubblico su un quotidiano tutti i suoi dialoghi con terzi… ?

    Mi sa tanto che appena entra il prossimo Governo (quale che sia) il “buco” verrà colmato con una colata di cemento a presa rapida.

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