:.:.: (il blog di) Daniele Minotti

diritto delle nuove tecnologie e altro

Dubbio gusto?

Probabilmente sono facilmente suggestionabile. Sta di fatto che oggi, dopo pranzo e un po’ assonnato, stavo guardando l’ultima sessione di prove del MotoGP di Brno. I risultati si sapevano gia’, era una registrata. Ma vedere le Rosse di Borgo Panigale fa sempre piacere.
Parte uno "stop & go" pubblicitario. Tra gli altri spot c’e’ quello della nuova SUV Opel, la Antara. Sembra girato a NY, ma non sono sicuro. Tra i grattacieli che appaiono in un montaggio molto serrato mi e’ parso di scorgere il Ferro da Stiro ripreso dall’alto. QUI lo spot inserito su YouTube. Faccio un "freeze" mentale e mi si fissa questa immagine

Con la netta impressione di aver gia’ visto la scena (e vedere scorrere il video fa sicuramente piu’ effetto), vado a cercare su YouTube e trovo questo, relativo al secondo crash del 9/11. Sotto, il fermo immagine significativo

Non so… probabilmente scene simili sono comuni a film di azione tipo L’Uomo Ragno, ma, siccome e’ difficile che mi concentri su certe pellicole (e sui film in genere), mi sono, appunto, fatto suggestionare dagli eventi dell’11 settembre 2001.

Wikipedia ritoccata

E parliamo di qualcosa di più serio, anche se la questioni linguistiche sono sempre interessanti.
Ieri è rimbalzata la notizia di alcuni gravi abusi commessi su Wikipedia (ecco perché e’ venuto fuori il post di Mantellini). Molti giornali, nei titoli, hanno parlato di interventi “correttivi” da parte della CIA e del Vaticano. Il Corriere, Repubblica, ANSA, giusto per fare qualche esempio italiano.
La stessa Wikipedia ha, in corso, notizie sul punto.
Mi sembra, però, che, al di là del voler pensar male a tutti i costi (anche se, spesso, non si sbaglia), la vicenda meriti qualche chiarimento.[[SPEZZA]]
Secondo la stampa letta oltre i titoli chiassosi, i cattivi (almeno nominalmente tali), non sono soltanto CIA e Vaticano. Pare che l’editing di comodo sia diventato una sorta di sport planetario: BBC (su Bush e Blair), i Democratici americani (i cd. “DCCC”, per insultare un avversario Repubblicano), Scientology (in “autodifesa”), un senatore Repubblicano USA (sempre in “autodifesa”), nonché, addirittura, ONU (sulla Fallaci). E tanti altri, società commerciali comprese.
Ma i cattivi non sono necessariamente questi, vediamo perché.
Tutto nasce da WikiScanner. Che non e’ un sito o un’organizzazione come si legge in giro. E’, molto piu’ correttamente, un tool online ideato e realizzato da Virgil Griffith. Esso consente, tra le altre cose, di associare gli IP di editing agli Enti che, nel proprio range, hanno quegli stessi IP. Si, perché si puo’ editare anche in via sostanzialmente anonima e, allora, bisogna guadare ai dati telematici. Piu’ precisamente, Wikipedia memorizza i dati di connessione, il tool li incrocia col database degli IP. Incrociando, ulteriormente, con la cronologia delle singole voci (feature normalmente resa disponibile da Wikipedia) si puo’ giungere ad un’analisi molto particolareggiata. Guardate questo esempio su Pfizer Inc. (mi sembra piu’ politically correct, rispetto alle altre query ;-)
Il tool, allora, funziona un po’ come il software Logistep che ha incastrato migliaia di presunti sharer. Il paragone non e’ sensazionalistico. Secondo me ci sta parecchio soprattutto perche’ il sistema che ruota intorno a Wikipedia fa molto di piu. E, allora, quanto meno sorgono i medesimi problemi di privacy. Perché, non soltanto in Italia, dato personale non e’ esclusivamente quello che conduce ad una persona fisica, anzi, nella definizione vi rientrano anche i dati riconducibili ad una persona giuridica. Ma - e’ altrettanto noto - la visibilita’ degli IP e connaturale al protocollo usato per il funzionamento della Rete (pare che per TOR ci sia un’inibizione da parte di Wikipedia, ecco perche’ vengono fuori IP “buoni”).
In piu’, contrariamente a quello che i media lasciano intendere, il fatto che un’operazione di editing avvenga da un certo IP non significa che sia la “voce” (con relativa responsabilita’) del titolare dell’IP. Lo dice chiaramente Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, oltre alla scontata difesa: “È assurdo - spiega Lombardi - anche solo immaginare che una simile iniziativa possa essere stata presa in considerazione: in Vaticano ci sono più di mille persone che hanno accesso ai computer e sono ancora di più i visitatori dei Musei, della Biblioteca e dell’Archivio Apostolico che possono ugualmente navigare su Internet da una postazione. È ovviamente possibile che qualcuno - conclude infine padre Lombardi -, come persona privata, possa aver avuto accesso a Wikipedia da un pc del Vaticano, ma la Santa Sede non c’entra nulla” (fonte: Il Corriere della Sera).
La capisce un prelato che, per quanto religiosamente illuminato, dubito abbia grande esperienza di informatica. Molto raramente lo capisce la nostra giustizia quando indaga (e condanna) l’intestatario della linea ADSL.
QUI, invece, le precisazioni dello stesso Griffith. Ma per i commentatori informarsi e’ sempre troppo faticoso…
Sta di fatto che, per toccare un altro punto pur meno importante per me, WikiScanner piace a Wikipedia (per voce di Jimmy Wales). Ed e’ comprensibilissimo perche’, con questo sistema, si scoraggiano i furbetti e, soprattutto, si rende il tutto piu’ affidabile.
A mio avviso, pero’, il problema e’ un altro. Fare il contributor di Wikipedia non e’ difficile e non occorrono “titoli”. Per quello che vedo (eventualmente correggetemi) basta anche un ID qualsiasi e una password. Indirizzo email meramente facoltativo.
Esistono delle regole, ma, al di la’ di quelle, non si va. E’ perfettamente in sintonia con la filosofia del progetto, ma non sono certo che il sistema possa garantire la qualita’ dell’informazione. Ecco, pur conoscendo il valore di alcuni contributor per le voci giuridiche, io sono un “wiki-scettico”.

Uaichipidia

Il titolo è un po’ uno scherzo perché riprende un post di Mantellini che ha canzonato una giornalista televisiva per un (presunto) errore nella pronuncia di Wikipedia, l’enciclopedia collaborativa che, oramai, tutti conosciamo. Ma, evidentemente, abbiamo ancora incertezze linguistiche.
Ieri sera, dopo aver letto il post di Massimo (cui va il merito di avermi stimolato in questa ricerca), mi è venuto il classico atroce dubbio. Già a letto, ho impegnato il palmare per sciogliere il nodo agostano.[[SPEZZA]]
Si sa, si è sempre incerti sulla pronuncia di parole inglesi (o presunte tali). Ma, secondo me, molto dipende dal contesto. Se vado in un negozio e chiedo una confezione di "colgheit" mi arriva un pugno in faccia. Idem se, per comprare un paio di scarpe, chiedo di provare quel modello di "naichi" (o, "grecamente", "niche").
In Italia dico “levis”, ma, come mi hanno suggerito, in USA dovrei dire "livais", altrimenti potrebbero pensare che voglio parlare con un signore dal cognome che sembra ebreo.
Se parlo ad un convegno di giuristi italiani (e siamo poco frequentanti la lingua inglese) non dico "echer" e "crecher" perché farei la figura del panettiere (oltre che del cioccolataio, per quello che dico). Devo farmi capire, non esibire cultura. Poi, si rischia anche di fare la figura del saputello…
Tornando a Wikipedia, io ho sempre detto "vichipèdia" o "vichipìdia". Sul prefisso wiki- pare che ci abbia azzeccato (apprendo che si tratta di un termine hawaiano e non si dovrebbe pronunciare all’inglese). Sul suffisso –pedia, pare sia più corretto “pìdia”, ma va bene anche l’italiano "pedìa". Del resto, in libreria, non compro una "enciclopèdia" a meno che non giochi a fare l’imitazione di Stanlio e Ollio.
Comunque, mi sono accorto che è un po’ tutto permesso, tutto è molto relativo e “wiki”, nel senso di collaborativo. Lo sostiene proprio la fonte più autorevole, almeno sul punto.
Ah… Skype si pronuncia “skàip”.

La corrispondenza (anche telematica)

Se devo occuparmi di un caso piu’ o meno concreto, vado a rileggermi certi Autori che ritengo di indubbio orientamento. Tra questi c’e’ sicuramente Claudia Pecorella la quale, a proposito della posta elettronica, osserva che "similmente a quanto può dirsi con riguardo alle altre forme di corrispondenza, quest’ultima [quella elettronica] cessa di esistere in quanto tale - ai fini delle disposizioni penali in esame - allorquando il destinatario delle comunicazione ha preso conoscenza del messaggio inviatogli, ossia la ‘comunicazione’ si è realizzata". E cita pure Mantovani, Manzini e Antolisei… Mica poco…
Il brano e’ tratto da Diritto penale dell’informatica, Padova, Cedam, 2006 (ristampa con aggiornamento), pag. 295.
Giusto per fondare le mie perplessita’ circa il provvedimento del Garante citato nel post precedente.

Ancora sulla riservatezza delle email

Mi era sfuggito questo provvedimento del Garante, del maggio scorso.
Molto brevemente: Tizia invia un’email a Caio, gia’ suo marito da cui era stata ripudiata (previo matrimonio islamico). Tizia invia per CC anche ad altre quattro persone e una di queste la inoltra ad un giornalista che si occupa di Islam. A breve, un quotidiano pubblica stralci di detta "corrispondenza" commentati dal giornalista.
Caio chiede informazioni al giornale e poi, non soddisfatto, si rivolge al Garante per chiedere l’inibizione della pubblicazione.
Il Garante, dichiarando che in quel caso la riservatezza prevale sul diritto di cronaca, ha dato ragione a Caio ribadendo la tutela della "corrispondenza" (ancorche’ telematica) anche con riferimento all’art. 93 l.d.a. (senza con cio’ dire che un’email e’ un’opera dell’ingegno).
Da leggere.

Nuove leggi sul P2P?

Purtroppo, dopo la presentazione del 27 luglio scorso, il ddl C2963 non e’ stato ancora assegnato. Dunque, almeno io, non ne conosco il tenore preciso (anche se la sostanza e’ nota da tempo). Non capisco cosa ci voglia a metterlo sul sito della Camera…
Come compito per le vacanze, suggerirei di tenere d’occhio questa scheda.

Cosa fanno le banche per noi

In questi giorni sento spesso la fanfara della maggiore convenienza (per l’utente) dei conti online rispetto a quelli, diciamo cosi’, "tradizionali". Io ne ho uno da anni. Non tanto per pigrizia (ho la banca praticamente sotto lo studio), quanto per evitare le code.
All’inizio era gratuito, poi hanno iniziato a far pagare un canone, pur non elevatissimo (ma che si aggiunge a tutte le altre voci che mi ritrovo sull’estratto conto). Per me e’ comodo, quindi pago, ma per loro e’ una nuova entrata e, allo stesso tempo, risparmio (e non lo dicono, figuriamoci).
Ma il risparmio ha i suoi effetti collateriali perche’ quando si tira troppo… si finisce con l’esporsi a pratiche come il phishing. Al momento, questo risparmio sulle voci della sicurezza lo pagano gli utenti, non soltanto quelli gabbati dal phishier.
ABI sta diffondendo informazioni a tutela dei risparmiatori e, tra le altre cose, scrive un "decalogo" per le banche dove le misure di sicurezza raccomandate sono realmente ridicole. Con un effetto perverso: quando i singoli istituti di credito dimostreranno di aver rispettato queste regolette con poco senso (e di spesa nulla o quasi), la faranno franca coi risparmiatori derubati dei propri danari custoditi in una casa dalle pareti di carta di riso.
Io diffondo il meme, come apprezzato da Quinta.
Il resto l’ho gia’ detto, e’ inutile che mi ripeta.

Amore e altruismo: una piccola-grande storia

"E’ morto nel tentativo di salvare la madre della fidanzatina".
Sedici anni, c’e’ da imparare.
Da ANSA.

Blogger e privilegi della stampa

Negli USA stanno riconoscendo anche ai blogger il diritto di tacere sulle fonti confidenziali. Molto interessante. In Italia, si va, talvolta, nella direzione opposta, nel senso che si accostano i blogger alla stampa in senso pregiudizievole per i primi.
Fonte ZDNet.

Fare le leggi, magari bene

Un po’ fuori tema, perche’ non riguarda il diritto delle nuove tecnologie.
Stefano Quintarelli fa parte di quella stretta minoranza di blogger che fa un po’ di ricerca, si documenta. Non si perde a glossare (e criticare) la tanto amata stampa e a fare politica da quattro soldi. Non e’ necessario essere un giurista per parlare di leggi.
Parliamo di "emergenza-urgenza" circolazione stradale e incidenti. Il 3 scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato questo decreto-legge (pubblicato oggi non so se sia stato pubblicato oggi, come prospettato). Ecco il suo post.
Molto semplice: si prendono i dati degli incidenti e si tirano un po’ di somme. Che ne esce? Che il legislatore non sa fare le leggi. Punto.