Sblocco iPhone
Pubblicato da Daniele
Non sto a dir piu’ di tanto sull’iPhone che, francamente, mi sembra un fenomeno legato esclusivamente alla moda piuttosto che a doti tecnologiche intrinseche. Insomma, molto carino, ma, francamente, mi comprerei un altro aggeggio.
Riprendo Guido Scorza (col quale, ormai, c’e’ un amorevole scambio di link) su un tema, da me trascurato almeno in questa sede. Potrebbe diventare interessante anche per noi, a suo tempo: l’hacking del gadget "meloso" di cui si e’ gia’ ampiamente parlato.
Meno immediate sono le conseguenze legali che ne possono derivare. E, come c’era da aspettarsi, AT&T si e’ gia’ arrabbiatina.
Abbiamo i nostri bei precedenti di indagine italiani dei quali riferisce anche Guido (terminali H3G). Per la verita’, a me non risultano provvedimenti (sentenze di proscioglimento o decreti di archiviazione) anche se sono sempre stato scettico sulle indagini che contestavano reati come accesso abusivo a sistema informatico, frode informatica, ecc. Semplicemente, perche’ non sono compatibili quanto a bene protetto.
Come detto, non mi risultano provvedimenti definitivi (in un senso o nell’altro), ma ci andrei piuttosto cauto. La differenza potrebbe discendere dalla vendita del terminale piuttosto che dalla cessione in comodato.
Incidentalmente (ma teniamo presente che si tratta di un ordinamento diverso) in Uk Ofcom ha gia’ detto la sua: lo sblocco non sarebbe illegale.
Lavavetri: Sindaco vs. Stato?
Pubblicato da Daniele
Garlasco: l’aggravante che non c’è
Pubblicato da Daniele
Furti impossibili
Pubblicato da Daniele
Furto di banda, furto di identita’, sono espressioni che non hanno un vero e diretto riscontro giuridico nel nostro Paese. Sono furti impossibili soprattutto perche’, nel nostro ordinamento, e’ possibile rubare soltanto beni materiali oppure energia elettrica o altre economicamente valutabili. Non e’ il caso di banda o identita’ (art. 624 c.p.).
Stefano Quintarelli, se non interpreto male, sembra stupire ricordando i casi di furti di energia elettrica. Ovvio che l’energia elettrica non e’ una cosa mobile, ma la legge la equipara. Dunque, si puo’ rispondere di furto di energia elettrica: "agli effetti della legge penale, si considera cosa mobile anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico".
Massimo Mantellini, invece, sembra preoccupato perche’ ha appreso che, in Inghilterra, potrebbe essere arrestato.
E da noi? A parte il Wardriving che, di per se’, potrebbe essere soltanto un’attivita’ preparatoria non necessariamente criminale, collegarsi alla rete degli altri (ovviamente, il caso wireless e’ quello piu’ diffuso, ma nulla impedisce di fare una bella T su un cavo di rete) anche in Italia abbiamo avuto qualche caso di "scrocco". Senza arresto, pero’. E neppure mi risultano condanne. Il reato? Beh, inutile dire che non esiste una figura specifica, ma si parla di accesso abusivo a reato sistema informatico o telematico (art. 615-ter c.p.) oppure di Installazione di apparecchiature atte ad intercettare, impedire comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-quinques c.p.).
Ma e’ tutto ancora da verificare. Sono il primo ad avere dubbi.
Certo, se uno usa la connessione altrui per commettere un reato, di fatto incolpa il titolare. E, questa volta, avrei sicuramente maggiori certezze: calunnia.
Chi condivide?
Pubblicato da Daniele
Colpevolmente, non ne ho parlato prima. In un commento, mi e’ stato ricordato che sta per essere lanciato un nuovo software di monitoraggio del P2P. Si chiama WhoShare, ma non si sa molto di piu’ perche’ il sito e’ abbastanza anonimo. L’unica certezza e’ la lingua italiana… che non vuol dire che il prodotto sia italiano
Whoshare viene definito come piu’ efficace e piu’ economico dei concorrenti. Ne viene, per giunta, garantita la sua conformita’ alla legislazione in tema di privacy. Addirittura, il sito dichiara di fornire una consulenza legale "tranquillizzante" in tal senso.
Contrariamente a quello che ho scritto in risposta ad un commento, il software registra gli IP. E non poteva essere altrimenti.
Dunque, questi software di monitoraggio stanno diventando un business molto appetibile con tre punti fissi dello slogan: efficacia, economia e… legalita’. Penso che proprio quest’ultimo sia il punto piu’ delicato, specie dopo l’ultima ordinanza romana sul caso Peppermint frutto anche dell’intevento del Garante.
Giuristi di impresa
Pubblicato da Daniele
Tempo fa, un collega, palesemente preoccupato per i destini della nostra professione, mi diceva "Ma sai cosa vuol fare il nuovo Governo? Vuole creare la figura del giurista d’impresa. Laurea di tre anni e via. Giuristi di impresa, ma ti rendi conto dove andremo a finire"?
Beh, mi sono accorto che il collega non sa che i giuristi di impresa esistono gia’, sebbene non siano cosi’ "istituzionalizzati". Ovviamente, non sa neppure che cosa fanno. La cronaca (purtroppo nera) di questi giorni mi conferma che neppure i giornalisti sono molto ferrati in materia.
Un giurista di impresa e’ un giurista che lavora all’interno di un’impresa dotata di un ufficio legale piu’ o meno numeroso. Non e’ un libero professionista, ma e’ dipendente dell’impresa, appunto.
Non e’ iscritto all’albo degli avvocati (perche’ il suo status e’ incompatibile), ma se ha passato l’esame ha tutto il diritto di farsi chiamare avvocato.
Gli unici avvocati dipendenti che sono iscritti all’albo o elenco (speciale) sono quelli che lavorano nella Pubblica Amminitrazione.
Per i giuristi di impresa non c’e’ albo, tanto meno ordine degli avvocati competente. Ma esiste l’AIGI, associazione privata molto attiva.
Almeno due giuristi di impresa frequentano spesso questo blog e io ne sono molto contento (ok, sono amici… ![]()
Dumb lawyers
Pubblicato da Daniele
Visto che si parla di cose "dumb" e che uno degli ospiti piu’ graditi del Corriere e’ diventato tale (pseudonimo) Massimo Della Pena (gola profonda in RAI), ricordo un simpatico libricino che circolava nel nostro ambiente nella prima meta’ degli anni ‘90.
Era lo Stupidario Giuridico, di Massimo Della Pena (non la stessa persona, ovviamente), edito da Mondadori che oggi, pero’, non riesco a trovare in vendita. Qualcuno mi puo’ dare un mano?
Per adesso, ho trovato soltanto qualche traccia, tra cui questa.
899 nel mirino
Pubblicato da Daniele
C’e’ qualcosa che non sembra quadrare in questo articolo di Repubblica.
Si parla di telefonate dai costi esorbitanti e, pero’, di reati come la frode informatica e accesso abusivo (informatico). Ma, probabilmente, si riferiscono a tutta l’attivita’ preparatoria per "deviare" le chiamate.
Comunque sia, vedo che, ancora una volta, si punta il dito su Telecom. Non per responsabilita’ dirette, ovviamente, ma per una debolezza del sistema che favorirebbe la commissione di reati da parte di terzi.
Un po’ come ai tempi dei dialer selvaggi.
Un po’ come oggi dovrebbe venire in mente per la responsabilita’ delle banche in tema di phishing.
Il Times, l’El Salvador e la pena di morte - UPDATED
Pubblicato da Daniele
Il Times, con la sua classifica agostana delle leggi strane e/o stupide (se ne parla piu’ diffusamente nel post precedente), ha quasi scatenato un incidente diplomatico.
Sotto accusa la legge classificata undicesima:
"In San Salvador, drunk drivers can be punished by death before a firing squad".[[SPEZZA]]
A parte che San Salvador non e’ uno stato bensi’ la capitale dell’El Salvador (piccola repubblica dell’America centrale), leggendo i commenti all’articolo della testata inglese, si scopre che non sarebbe vero. E qualcuno si e’ anche offeso, pretendendo scuse. Del resto, se dicessero una cosa del genere sull’Italia io, personalmente, non gradire. Sono fiero che il mio Paese sia in prima linea su questo abolizionismo.
Io non sono un esperto di diritto dell’El Salvador, ma penso che Amnesty International sia una fonte attendibile. Leggendo le pagine italiane (aggiornate al tutto il 2006) si apprende che da quelle parti la pena di morte sarebbe, in effetti, mantenuta, ma esclusivamente in casi eccezionali (e.g. reati commessi in tempo di guerra). Per guida in stato di ebbrezza, proprio no…
Ancora complimenti vivissimi al Times sia per la qualita’ dell’informazione che per il c&p acritico (comunque non dichiarato) dai siti di dumb laws.
Update 19 agosto 2007, ore 20.30: Oddio… Pure il TG5 e chissa’ quanti altri tg… Fermateli!!!
Update del 20 agosto 2007, ore 17.03: Stranissima coincidenza. Chit, il giorno prima del Times, aveva scritto qualcosa del genere, citando, correttamente, una fonte (Nemesi.it).
Dumb Laws? - UPDATED
Pubblicato da Daniele
Il Times (questo Alex Wade) ha fatto la scoperta del secolo. Il Corriere la rilancia. Complimenti!
Al mondo ci sono mille leggi stupide, e’ vero. Molte sono state dimenticate e, formalmente, sono ancora vigenti. Il lavoro del Times sembra fatto in casa, frutto di un lodevole studio del ridetto Alex Wade con l’aiuto di alcuni giuristi che, evidentemente, hanno colto l’occasione per farsi un po’ di pubblicita’ (immeritata).
E il Corriere parla, piu’ semplicemente, di leggi "scovate" dal Times. Ma dubito che sia cosi’. Perche’ e’ impossibile e, comunque, impreciso.
Una decina di anni fa o poco meno, nelle nostre mailing list di diritto si parlava gia’ del fenomeno "dumb laws".[[SPEZZA]]
Oggi esistono siti come Dumb Laws, Crazy Laws e Idiot Laws.
Allora ridevamo di siti che parlavano di queste "dumb laws". Non so se le nostre fonti fossero i primi abbozzi dei siti appena citati.
Con certezza, pero’, ricordo che gia’ ai tempi censuravamo le false informazioni che detti siti davano ai lettori.
Morale: il Times non cita le fonti e si prende meriti che non ha (e che non puo’ avere, dal momento che neppure Carnelutti sarebbe stato in grado di fare un lavoro del genere). Semmai, dovrebbe ringraziare i suddetti siti, pur nella loro discutibile attendibilita’. Il Corriere, servilmente, prende tutto per buono.
E’ meglio che di leggi parlino i giuristi, magari quelli che, da anni, conoscono gia’ certe cose. Il resto e’ cabaret o malafede.
Qualche osservazione.
L’art. 121 del TULPS (e non TUPS, almeno nell’acronimo che usiamo noi di solito) esiste ancora, ma e’ stato depenalizzato nel… 1981. Ora e’ un illecito amministrativo, penso vada precisato. Fermo restando che i ciarlatani sono, spesso, truffatori, dunque…
Sull’uomo in gonnella, continuo ad avere i miei dubbi e il cronista non li scioglie. Resto in attesa di contributi.
Sul pugno, tradurre "felony" in "crimine" e’ parecchio sbagliato, quanto meno semplicistico.
Puntualmente, buona parte delle leggi piu’ "dumb" riportate dal Times e riprese da altri non trovano riscontro, su Dumb Laws, in un testo o in un link di conferma. Provare per credere…