Digitale…
Pubblicato da Daniele
"L’impronta digitale dell’occhio è difficilmente falsificabile".
Dal Corriere.
Ancora phishing e responsabilita’ delle banche
Pubblicato da Daniele
Con riferimento al post immediatamente precedente, mi accorgo di non essere stato il primo a pormi certi interrogativi.
Quinta ne aveva parlato a maggio. Adusbef Lazio Centro Nord piu’ o meno lo stesso periodo. E Repubblica TV (via Antiphishing.it).
Phishing: i mariuoli, le banche, gli utenti
Pubblicato da Daniele
Si parla sempre piu’ di phishing. Giustissimo farlo. Basta controllare la propria casella di posta (o i filtri dell’antispam) per comprendere le dimensioni del fenomeno.
Tempo fa leggevo di un’operazione milanese che ha condotto all’arresto di alcune persone che avevano organizzato una struttura di phishing rastrellando un po’ di soldi. Ma, secondo me, il phishing senza effettivo prelievo di danaro non costituisce reato se non a livello di tentativo (di truffa, di frode informatica, di accesso abusivo e tante altre ipotesi che si possono fare, giuste o sbagliate).
Poi, negli ultimi giorni ho letto anche di McAfee che ha elaborato e messo a disposizione un test per vedere quanto sono scaltri gli utenti. Lo riporta il Corriere.
Ma il mondo e’ pieno di "utonti", lo sappiamo tutti. E’ non e’ una colpa.
Allora, visto che e’ anche un filone emerso sempre nella ml del Circolo, che dire della responsabilita’ delle banche? Penso di non dire cretinate affermando che gli attuali sistemi di banking online sono parecchio inaffidabili: ID e password. Un po’ pochino, eh… E lo sanno pure le banche dal momento che stanno sperimentando sistemi alternativi (password monouso, dongle, ecc.).
Bene, la mia domanda, allora, e’: quale responsabilita’ delle banche in caso di prelievo da phishing?
Sarei molto felice se le associazioni di consumatori invece di occuparsi quasi esclusivamente del caso Peppermint (molto demagogico, ma che, in fondo, nasce da una penalmente illecita condivisione di opere protette), impegnassero qualche risorsa per mettere ai ferri corti anche gli istituti di credito che, forse, non garantiscono "locali" sicuri. Perche’ a ben vedere vittime del phishing non sono le banche (come, talvolta, si vuol far credere), ma gli utenti che non riceveranno mai piu’ i propri risparmi, neppure da chi si prende delle commissioni per custodirli.
Peppermint: e’ tutto cosi’ lineare?
Pubblicato da Daniele
Non ho l’abitudine di saltare, magari anche fuori tempo massimo, sul carro dei vincitori. Vedo che lo stanno facendo anche coloro che, pur sostenendo l’irregolarita’ dell’acquisizione di certi dati di P2P, arrancavano, sovente, con tesi bislacche, soltanto suggestive e sobillatrici di masse. Ma non e’ il mio stile.
La sconfitta di Peppermint & C. e’ stata salutata come una vittoria dei diritti fondamentali, dei consumatori (ma quali consumatori?). Ma ci sono voci dissenzienti; e non mi riferisco ai discografici, alle solite federazioni o associazioni delle lobby, ma a giuristi che, liberamente, esprimono il proprio convincimento scientifico senza essere partigiani. Sulla ml del Circolo dei Giuristi Telematici c’e’ stata un’interessantissima discussione. Purtroppo, le ferie estive hanno smorzato tutto.
Io rimango con le mie perplessita’ e la cosa che mi fa piu’ strano e’ il ruolo del Garante: dei precedenti procedimenti si era bellamente disinteressato (malgrado la comunicazione da parte della magistratura), ma, dopo il sollevamento popolare, si e’ costituito e, anche leggendo l’ultimo provvedimento romano, sembra proprio aver fatto la differenza. Non ne comprendo il motivo.
La tutela delle mailing list
Pubblicato da Daniele
Mi segnalano questa interessante sentenza (civile) che fa il punto sulla tutela delle comunicazioni che avvengono nelle mailing list. I fatti storici dovrebbero essere questi.
In estrema sintesi, malgrado la posta venga smistata ad un certo numero di persone, il numero, appunto, e’ chiuso e, pertanto, sono rilevanti le regole che tutelano la corrispondenza, a partire dalla Costituzione.
C’e', in verita’, una sorta di precedente (conforme). Una "bega" scoppiata in una mailing list di magistrati (ma non soltanto). So che la cosa e’ finita al CSM (non in tribunale) come procedimento disciplinare. Una volta c’erano anche dei materiali ufficiali che, oggi, non trovo piu’. Segnalo, comunque, questa interrogazione alla Camera che riguarda proprio quei fatti.
Caso Peppermint: l’ordinanza di rigetto
Pubblicato da Daniele
Sul blog di Guido Scorza, l’ordinanza capitolina di rigetto del ricorso Peppermint-Techland.
P.S.: La versione su Adiconsum non sembra "ufficiale" come quella di cui sopra.
Peppermint: il Garante dice no
Pubblicato da Daniele
Ok, il titolo, cosi’, faceva piu’ effetto, ma capirete perche’ l’ho messo.
Una brutta notizia: la casa discografica non e’ Peppermint.
La classica buona notizia: che in un provvedimento che sembra gemello un giudice, verosimilmente sulle osservazioni del Garante portate dall’Avvocatura dello Stato, avrebbe respinto il ricorso volto all’acquisizione delle utenze associate agli IP.
Di piu’ non so: ne hanno parlato Guido Scorza e Quinta, citando Cortiana.
Francamente, non ci avrei creduto molto, ma presto conosceremo le motivazioni.
Aggiornamento del 18 luglio 2007: C’e’ anche Peppermint, lo dice PI. Pero’, come al solito, vedo che tutti parlano e nessuno tira fuori la motivazione (anche perche’ non so se sia gia’ disponibile).
Sed Lex > Questo sito non e’ stampa
Pubblicato da Daniele
(da Punto Informatico del 17 luglio 2007)
Roma - Le parole del Garante per la tutela dei dati personali, che si interroga su come applicare ai blog le regole dell’informazione, significano soltanto una cosa: queste regole vanno applicate anche perché i blog costituiscono, secondo lui, un pericolo per la privacy della gente.
I paranoici si sono già scatenati: censura!
Io, per natura sono più cauto (o, forse, soltanto meno responsabile), ma non posso fare a meno di ricordare che, da tempo, il Web (non soltanto i blog) è sotto assedio. Soltanto qualche esempio. continua a leggere
La legge va rispettata, ma costa cara
Pubblicato da Daniele
In realta’ c’e’ molto di più.[[SPEZZA]]
Ok, ma, allora, uno ha qualche ragionevole motivo per pretendere che le regole siano disponibili, chiare e… aggiornate.
Inserisce la query relativa alla 633/41 e trova due fonti: Cassazione e Ministero della Giustizia (via SIAE). Bene, il secondo testo e’ corretto e aggiornato, il primo… lasciamo perdere… e’ la versione del 1941…
Io lo so, perche’ faccio l’avvocato (e mi interesso della materia), ma il cittadino che e’ parimenti tenuto all’osservanza della legge?
A che punto e’ veramente il processo telematico?
Pubblicato da Daniele
Io sono un po’ perplesso. Non che voglia remare contro o essere disfattista, ma vedo che se ne parla da anni, si impegnano tanti soldi e i risultati sembrano pochini.
Qualche sabato fa mi trovavo presso un tribunale ligure. Ho incontrato il Presidente (vecchia conoscenza telematica - ma non voglio millantare il credito che non ho) e ci siamo messi a chiacchierare davanti ad un caffe’.
Ha una certa eta’, eppure, con l’informatica, ci sa fare. Molto semplicemente mi ha detto che il problema del processo telematico e’ soprattutto uno: con il blocco della assunzioni non c’e’ ricambio generazionale ed e’ chiaro a tutti che la tecnologia sta in pugno soprattutto dei giovani.
Ergo…